Marco Polo era un commerciante, nato nel 1254 a Venezia per
poi partire, a soli diciassette anni, con il padre e lo zio alla volta
dell’Estremo Oriente, per esattezza in Cina, dove diviene uomo di fiducia
dell’imperatore Kublai Khan. Il libro è un vero e proprio viaggio che
attraversa per intero il Continente Asiatico e si articola in descrizioni di
luoghi e regni e racconti di leggende dell’antichità. Una di queste storie
riguarda proprio i Re Magi (Capitoli XXXI-XXXII):
«In Persia è la città Sava, dalla
quale partirono i Re Magi quando andarono ad adorare Gesù Cristo. […] Si
chiamavano Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. A molti cittadini messer Marco
domandò di quei Re Magi ma nessuno seppe rispondergli: dicevano che erano tre
sepolti lì da molto tempo. Ma poi riuscì a sapere cose che vi dirò subito. A
tre giorni di cammino da Sava egli trovò un borgo chiamato Cala Ataperistan che
vuol dire castello degli adoratori di fuoco. Nome veritiero perché gli abitanti
di questa terra adorano il fuoco. E spiegano così perché lo adorano. Raccontano
quelli del luogo che tanto tempo fa tre re della loro regione andarono a
visitare un profeta nato da poco; e portarono con loro tre offerte, oro,
incenso, mirra, per poter riconoscere se quel profeta era Dio, re o sapiente.
[…] Lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra e il bambino prese tutte
e tre le offerte; poi dette loro un bossolo chiuso. E i tre partirono per
ritornare ai loro paesi.
«Quando ebbero cavalcato per diverse
giornate dissero che volevano vedere il dono del bambino. Aprirono il bossolo e
trovarono dentro una pietra. Si fecero gran meraviglia di questo dono e
ragionarono a lungo su cosa potesse significare. Il bambino aveva dato loro la
pietra intendendo dire che dovessero essere fermi come pietra nella loro fede
che avevano intravisto. Infatti, quando i tre re avevano visto che il bambino
aveva preso tutte e tre le loro offerte, avevano concluso che egli era Dio, re
e sapiente; e il bambino, sapendo che nei re era nata la fede, aveva dato la
pietra significando che restassero fermi e costanti in ciò che avevano creduto.
Ma i tre re, non essendo riusciti a capire bene il significato di quel dono,
presero la pietra e la gettarono in un pozzo; e appena ebbero gettato la
pietra, scese dal cielo un fuoco ardente e calò dritto sul pozzo. A vedere il
prodigio i tre rimasero addirittura stupefatti e si rammaricarono per aver
gettato via la pietra; avevano capito che quello era un grande e mirabile
segno. Così presero di quel fuoco e lo portarono al loro paese per custodirlo
in una chiesa bella e ricca dove da allora arde perennemente, adorato come un
Dio».
Il brano che ci viene riportato spiega chiaramente la
simbologia dei doni che i Magi offrirono al bambinello e ne esplicita anche il
significato. L’oro si collega analogicamente alla figura del re, l’incenso a
quella di un Dio e la mirra a quella di un sapiente.
Inoltre Marco Polo scrive anche una parte poco conosciuta,
probabilmente omessa dalle Sacre Scritture, che riguarda il dono che il
fanciullo diede ai Magi per ricambiare: ovvero una pietra, in simbolo di
fermezza nella fede che avevano appena conosciuto.
Ovviamente non bisogna confondere il racconto di Polo con
quello Biblico, i quali differiscono sotto due punti di vista; infatti, Marco
Polo racconta la vicenda sia da un punto di vista storico che geografico (vista
la descrizione del territorio di provenienza dei re, inoltre è omessa la parte
riguardante la stella cometa che viene invece nominata nella narrazione
biblica), mentre la Bibbia racconta tutto da un punto di vista religioso,
evidenziando il fenomeno della nascita di una nuova corrente religiosa dalla
vista della fiamma ardente.
Tuttavia, anche nel brano de “Il Milione” non mancano
riferimenti a carattere religioso, ad esempio il fuoco simboleggia la fede,
esattamente come nella tradizione cristiana, e spiega perché i persiani, in
antichità, adorassero il fuoco.
Personalmente penso anche che Marco Polo, avendo visitato
quelle terre direttamente, avesse notizie più affidabili circa il territorio e
le usanze caratteristiche di quel popolo.


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