“L’hacker di Northingham” di Alessia Cannizzaro offre un’originale
rivisitazione della favola di Robin Hood in chiave moderna.
Il protagonista è Robin Carter, di umili origini, un
brillante studente di informatica e infallibile hacker che riesce a penetrare
nel sistema della prestigiosa Northingam University e a intitolare una borsa di
studio a sé stesso. L’Università, tuttavia, non è un ambiente del tutto rose e
fiori, dal momento che i vari studenti appartengono a classi sociali diverse.
Gli studenti più abbienti, però, sono quelli che godono dei maggiori privilegi.
Tra questi vi è anche Marian Whitmore, la figlia del rettore, verso cui Robin nutre
una certa simpatia, ma di cui non sa se fidarsi o meno.
Un giorno Robin riceve una comunicazione: serve la modica
cifra di tredicimila sterline per modificare il colore delle divise di baseball.
Decide così di entrare nel sistema dell’università, manomettere alcuni numeri e
assegnare dei buoni agli studenti meno benestanti da spendere in materiale
scolastico.
Dal giorno successivo comincia una vera e propria “caccia
all’untore” per smascherare l’identità del misterioso hacker. Sopraggiunge,
così, una sfida per Robin: dovrà capire di chi può fidarsi e da chi deve
tenersi lontano.
Il nuovo libro di Alessia Cannizzaro rivisita brillantemente
la favola di Robin Hood soprattutto per il modo in cui viene attualizzata e
proiettata in un contesto verosimile: un’università d’élite, che si trasforma
in un dedalo in cui differenze sociali non vengono livellate, ma accentuate da
una gestione fortemente arbitraria. Questo è proprio uno dei tratti più
particolari dell’autrice: quello di saper raccontare una storia sempre in modi
diversi e mai scontati.
Sicuramente la narrazione viene resa anche credibile dal
fatto che a raccontare la storia è proprio Robin dal suo punto di vista: quello
di uno studente non benestante e, soprattutto, di un hacker esperto! Vorrei, a
tal proposito, sottolineare la bravura dell’autrice nell’utilizzare un lessico
altamente specifico e tecnico da far pensare che, in alcuni punti, il libro sia
stato scritto proprio da un hacker!
Inoltre, la storia invita a riflettere sulle differenze
sociali nella realtà: benché venga ambientata in una prestigiosa università, la
storia narrata potrebbe verificarsi in qualsiasi parte del mondo.
Recensione a cura di Serena.










