Abbiamo conosciuto la
cecità è il nuovo romanzo storico di Tania Anastasi
pubblicato da PAV Edizioni. Dopo il successo di Carusi di miniera, L’Autrice
ha scelto di raccontare la Seconda guerra mondiale non dalla prospettiva dei
grandi eventi, bensì da quella delle vite comuni travolte dagli eventi.
Ambientato in una Catania ferita dai bombardamenti, il libro segue l’attesa di
Ana, donna rimasta sola a proteggere i figli mentre Josip, l’uomo amato, viene
risucchiato dal fronte e dalla prigionia.
La storia d’amore tra Ana
e Josip nasce tra il porto, il mare e la promessa di un futuro possibile.
Proprio per questo il conflitto assume un peso ancora più doloroso: non
distrugge soltanto case e città, ma anche progetti familiari, divide famiglie,
priva dell’intimità, lascia troppe parole non dette. Le lettere, i ricordi e i
silenzi diventano strumenti narrativi efficaci, capaci di restituire la
distanza tra chi parte e chi resta, tra chi combatte e chi sopravvive
nell’attesa, cercando di proteggere la vita dei figli dagli orrori della
guerra.
Uno degli aspetti più
interessanti del libro, che a mio avviso ne rappresenta il punto di forza, è il
punto di vista con il quale Tania Anastasi racconta la guerra. Non si attarda a
descrivere strategie militari, non celebra vittorie, ma racconta la
fragilità di chi subisce la guerra senza averla scelta. Madri, bambini, uomini
affamati e città distrutte diventano il vero centro narrativo. La guerra appare
così nella sua dimensione più concreta e disumana: non come pagina di manuale,
ma come somma di assenze, paure, attese e sogni interrotti.
Catania, che fa da sfondo
alle vicende, è una città ferita, distrutta e messa in ginocchio dai
bombardamenti. L’Autrice sceglie uno stile sobrio per raccontare in modo
commovente il dolore provocato dalla guerra. Lo fa con garbo, con chiarezza
espositiva, non enfatizza il dolore, ma non sconta nulla: la distruzione, la
crudeltà, il dolore viene raccontato al lettore con schiettezza. Come quella
cecità citata nel libro che non lascia vedere la natura vera della guerra, che
mette gli uomini uno contro l’altro in nome di ideologie decise da altri.
Tania Anastasi racconta
una storia del passato con uno sguardo lucido al presente, alle conseguenze di
tutte le guerre che non sono e non dovrebbero mai essere strumenti risolutivi
di controversie, qualunque sia la bandiera o l’ideologia, ed esorta a
riflettere sulla guerra stessa, che lascia dietro di sé vite spezzate e domande
senza risposta.
Recensione a cura di Silvia.












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