“Il Giappone delle donne” è molto più di un libro, è un
viaggio attraverso l’arcipelago nipponico visto da un punto di vista affascinante,
inedito e originale: quello delle donne.
L’autrice Ornella Civardi, laureata all’università Ca’
Foscari di Venezia in Lingue e Letterature Orientali con una tesi in
Letteratura Giapponese, racconta nella prefazione che il Giappone, prima di
essere dominato dalla cultura fortemente patriarcale dei Samurai, era caratterizzato
da una società matriarcale. Partendo, infatti, dal II secolo ne racconta la
storia attraverso sessanta biografie di donne tra imperatrici, combattenti, geisha,
sciamane, teatranti, poetesse e cortigiane fino ad arrivare al XXI secolo con
fumettiste bestseller (tra cui Riyoko Ikeda e Rumiko Takahashi), attrici, artiste,
stelle del J-pop e perfino cosplayer.
Il libro esplora attraverso le loro biografie i volti di un Paese
affascinante e poliedrico come il Giappone. Attenzione, però: questo volume non
si limita a riportarne notizie storiche, ma rivela le personalità delle donne
trattate mediante aneddoti e curiosità.
Le biografie delle donne più antiche, in particolare,
raccontano storie sospese tra realtà e leggenda, tra cui Jingu, regina sciamana
che avrebbe portato avanti una campagna verso la conquista della Corea
nonostante fosse in attesa di un bambino e che questi sarebbe nato dopo tre
anni di gestazione per consentirle di terminare la spedizione militare; Tomoe
Gozen, validissima samurai, che avrebbe guidato un esercito di seimila
cavalieri del clan dei Taira (nemico storico dei Minamoto) nella seconda metà
del XII secolo; Akai Teruko, vissuta nel XVI secolo, generalessa veterana che
avrebbe affiancato, ormai nonna, il nipote nella presa della roccaforte di
Odawara; Izumo no Okuni, fondatrice del Kabuki; Kaga no Chiro, pioniera dello
haiku. E potremmo citare moltissime altre donne di grande carattere e coraggio.
Inoltre, tra queste donne, ci sono anche moltissime attiviste
come Toshiko Kishida che si batté per l’entrata delle donne in politica, Fusae
Ichiwara e Raicho Kirastuka, prime suffragette giapponesi che si impegnarono nel
diritto di voto alle donne.
Spiccano anche artiste e personalità del mondo dello
spettacolo come Setsuko Hara, l’attrice prediletta dal regista Yasujiro Ozu, amata
e apprezzata per la profondità dei suoi ruoli, benché non spiccasse per
bellezza; Yoko Ono, pioniera dell’arte concettuale e musa di John Lennon, e le
precedentemente citate fumettiste Riyoko Ikeda e Rumiko Takahashi, che grazie ai
loro manga “Le rode di Versailles” e “Ranma
1/2” hanno portato lo shojo (il fumetto per ragazzine) in tutto il mondo.
Molte di queste donne sono anche principesse moderne,
potremmo citare infatti Michiko, giocatrice di tennis che divenne imperatrice e
moglie di Akihito. Nel 2019 ha lasciato il trono al figlio Haruito, attuale
sovrano affiancato dalla moglie Masako Owada, altra principessa bella e triste,
che ha rinunciato alla carriera diplomatica per il matrimonio reale.
Ammetto di essere stata sempre affascinata dal Giappone, in
particolare dalla letteratura e dai manga, ma di non aver approfondito la sua
storia nel dettaglio. Con questa lettura ho conosciuto una cultura
diametralmente opposta a quella Occidentale, in cui le donne hanno avuto per
molto tempo un ruolo di primo piano. Ognuna di loro ha lasciato un segno
profondo, chi ha preso le armi, chi carta e penna, chi le redini del Paese. Ognuna
a modo proprio ma in modo del tutto significativo.
Oltre che da leggere, questo libro è anche da guardare
attentamente, per la presenza di bellissime stampe di Hokusai, suoi allievi e
altri pittori contemporanei e per le splendide illustrazioni al suo interno
realizzate dalle maestre Ayano Otani e Kaori Yamaguchi.
Recensione a cura di Serena.












