domenica 8 marzo 2026
[Recensione] "Donne geniali che hanno fatto la storia" di Sebastiano Barcaroli e Giulia Tomai
martedì 17 febbraio 2026
[Recensione] "Una volta ho visto un gatto" di Silvia Grazzi
Per la Giornata nazionale del gatto, oggi vi propongo “Una
volta ho visto un gatto” di Silvia Grazzi, edito Caissa Editore.
Il libro si apre con una premessa sui gatti tigrati che
comunemente chiamiamo “europei”. Vi capita mai di immaginare la storia dietro
ognuno di quei gatti? Questo è il quesito a cui risponde l’autrice parlandoci
del felino protagonista, Artù. Il nostro protagonista micino viene adottato da
una coppia insieme a un’altra gattina, Elettra.
Un giorno, curioso di sapere come sia il mondo esterno,
decide di concedersi un’avventura saltando giù dal balcone di casa e dirigendosi
verso l’area boscosa lì vicino. Tuttavia la sua permanenza nel bosco viene
prolungata da un’esibizione di fuochi d’artificio che costringe il micio a
trattenersi nell’area verde più del dovuto.
Poco tempo dopo, si reca alla diga dove si imbatte in Nerone,
un imponente gattone nero con cui stringe una salda amicizia. Sarà proprio
Nerone a insegnargli le regole per la sopravvivenza in natura e per stingere
dei rapporti di fiducia con altri animali del bosco.
Artù accetta e apprezza la sua nuova vita, tuffandosi ogni
volta a capofitto in nuove avventure: conoscerà infatti la volpe Santiago, il
saggio e anziano pipistrello Spino, il picchio Puc, il gabbiano Jobbececk da
cui prenderà anche lezioni di volo, il passaparola dell’ora della rugiada (un
momento della sera in cui è concesso ai vari animali del bosco di comunicare
tra loro) e il gran consiglio delle cocorite un po’ pettegole.
La storia si racconta con l’andamento veloce e leggero di una
fiaba. Non si tratta, tuttavia, solo di un semplice libro per bambini, ma anche
di una lettura che tratta tematiche come il rispetto della natura e degli
animali. Vi è, per esempio, un passaggio di critica contro la caccia alle
volpi: quando Nerone e Artù si trovano a parlare di Santiago, infatti, il primo
racconterà che la sua famigliola è stata presa da un gruppo di bracconieri e
che il volpacchiotto è l’unico sopravvissuto; si parla anche della costruzione
di una ferrovia, per cui è stata eliminata una parte del bosco.
È anche una storia di amicizia molto divertente: seppure
Nerone insegni ad Artù alcune tecniche di caccia e questi tenti più volte di
prendere un tordo, il volatile riesce sempre a farla franca.
È interessante, inoltre, notare come ogni animale viene
caratterizzato come fosse un personaggio. Ognuno, infatti, ha delle specifiche caratteristiche
ed è in grado di provare dei sentimenti. Artù è un protagonista tenero, curioso
e desideroso di imparare molte cose dalla natura, Nerone un maestro consigliere
fidato, il bassotto Tarcisio un attento osservatore, la dolce Elettra una buona
micia da compagnia, il tordo un abile fuggitivo. Alla fine del libro, inoltre, Artù
si troverà di fronte a un bivio: tornare tra le comodità di casa o continuare a
vivere in natura?
Una dolcissima storia da leggere in compagnia del vostro
amico felino!
sabato 14 febbraio 2026
[Recensione] "L'ultimo giro di giostra" di Roberto Tauro
"L’ULTIMO GIRO DI GIOSTRA" è il
volume di chiusura, dopo “TESTIMONE MUTO” e KUTAFAKARI della trilogia di
raccolte di sillogi poetiche del professor Roberto Tauro.
L’opera si apre con la citazione
di Oscar Wilde, tratta dal “Ritratto di Dorian Gray” quantomai attuale: “Viviamo
in un mondo dove le cose superflue sono le nostre uniche necessità”. La
prima cosa che mi viene in mente dopo questa citazione è il telefono cellulare,
del quale non riusciamo più a privarci nemmeno per pochi istanti.
La raccolta, come le precedenti, è
divisa in sezioni (tre in questo caso) che inquadrano le composizioni secondo
le loro caratteristiche; ORME, RIME e infine MAGISTERO.
Nella prima sezione troviamo
molti ricordi legati alle stagioni della vita dell’autore: si comincia con la
bellissima “La nevicata del ‘56” in cui con maestria vengono descritti i
sentimenti dell’autore bambino che alterna la gioia per l’abbondante nevicata,
all’apprensione per il perdurare della stessa, con le difficoltà pratiche che
essa comportava negli spostamenti per reperire cibo o legna per il
riscaldamento e alla fine con il sollievo per la fine della nevicata dopo tre
settimane.
Molto bella “Leo” il
ricordo del Bracco italiano di famiglia, utilizzato nella caccia a pernici e
fagiani, che avanti negli anni accettava le coccole che nel pieno del vigore
non gradiva eccessivamente. Lo sguardo triste del cane è lo stesso che
conosciamo noi nei nostri amici quadrupedi.
Notevole “Immota Manet” dedicata
all’Aquila città natale dell’autore, ferita dal terremoto.
I luoghi cari tornano in “Cavalcando
in laguna”, omaggio alla laguna dello Stagnone di Marsala dai paesaggi
ineguagliabili.
Nella sezione RIME emergono “Ipocrisia”
e “Sensi unici” nella quale si riescono quasi a percepire gli odori delle
tamerici e quello delicato della rosa e, i fichi e le susine appaiono così
succulente da far venire la voglia di coglierli e assaporarli. Molto dolce
l’immagine del bambino che si cinge al collo della mamma e di lei che se lo
stringe al petto.
Ne “L’uovo e la gallina”
l’autore riesce finalmente a chiarire il mistero, riuscendo dove ancora non era
riuscito nessuno, come sempre alternando il suo spirito ironico ai componimenti
più impegnati; al lettore non resta che acquistare l’opera e in questo modo,
oltre a godere della bellezza dei componimenti vedrà risolvere anche questo
arcano mistero.
Passando all’ultima sezione
MAGISTERO troviamo la struggente silloge “In memoriam Annae” dedicata ad
Anna Frank. La natura religiosa permea l’opera “Stabat Mater” che ritrae
Maria sotto la Croce alcuni istanti dopo il dramma della crocifissione,
I miti Greci trovano il loro
spazio in “Un regalo malfido” mentre la riflessiva “Alexandros” è un omaggio al grande
condottiero Alessandro Magno.
Come nelle precedenti raccolte,
anche qui troviamo i temi cari all’autore: gli affetti, la nostalgia, i luoghi
cari, le persone care, gli incontri fatti nell’arco di una vita, le molte
esperienze vissute, le passioni, gli studi, i miti.
Ogni silloge è un viaggio che
accompagna il lettore verso una meta diversa, scuotendo ora la coscienza,
spingendo alla riflessione, o provocando delle sane risate, commuovendo,
accompagnando talvolta il lettore nel passato o in luoghi meravigliosi. Non
resta che sfogliare le pagine, senza soluzione di continuità ed affrontare questi
molteplici e meravigliosi viaggi.
5 stelle meritatissime!
martedì 27 gennaio 2026
[Recensione] "Domani mattina: La memoria nelle parole dei lager nazisti" di Leonardo Zanchi
Ogni 27 gennaio si ricordano le vittime della Shoah nei campi
di concentramento e, come ben sapete, vi propongo sempre una lettura per
approfondire la storia per cui questa giornata è stata istituita.
Quest’anno vi parlerò di un libro diverso dai soliti, non si
tratta di un’opera di narrativa, ma di un saggio che esplora la vita all’interno
dei campi di concentramento attraverso le lingue e le parole dei deportati. Per
questo motivo Leonardo Zanchi, dottorando presso l’Università per Stranieri di
Siena, ha scritto “Domani mattina: La memoria nelle parole dei lager nazisti”.
Il libro è una preziosissima testimonianza che deriva da uno studio molto
approfondito e dal racconto del nonno dell’autore, Bonifacio Ravasio, deportato
politico nel lager di Bunchenwald dove giunse il 3 agosto 1944 poco più che
diciassettenne, come è scritto nei ringraziamenti.
Nel volume sono infatti riportate moltissime testimonianze di
deportati sopravvissuti, con una particolare attenzione a Primo Leivi e al “Libro
della Shoah italiana” di Marcello Pezzetti, un’opera che raccoglie più di cento
testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento.
Il libro si divide in tre sezioni. La prima descrive l’incontro
dei deportati nei lager tedeschi con la nuova lingua. Il primo incontro si
rivela crudo, sia a livello interpersonale che linguistico: la freddezza dei
soldati si riflette, infatti, anche nei loro modi di parlare. Ogni deportato
non è considerato come una persona, ma come stück, ovvero come un oggetto, un pezzo. Questo
è quello che viene riportato in
merito a una testimonianza di Primo Levi. È così che comincia un processo di
deumanizzazione e omologazione brutale a cui seguono lo smistamento nelle
baracche e la divisione del lavoro, la rasatura dei capelli, la distribuzione
dei vestiti e il tatuaggio del numero.
Proprio quel numero sul braccio rappresenta, per i deportati,
una nuova identità. Loro non hanno più un nome, ma sono diventati
improvvisamente un numero, un Häftling. Per fare un esempio, secondo una testimonianza
di Liliana Segre nel Libro della Shoah italiana, il suo numero sarebbe stato 75190.
A questo punto c’è un’altra regola fondamentale per sopravvivere
nei lager: rispettare la gerarchia e le loro parole, quelle che feriscono più
nel profondo (oggetto di studio della seconda parte del libro). Per questo
motivo, Primo Levi scrive in “Se questo è un uomo” che i deportati si
limitavano a rispondere jawohl per affermare di aver inteso gli ordini
dei soldati, del loro Kapo. Quindi le giornate nei lager si susseguono
tra lavori estenuanti, sofferenza e
morte, in una Babele dove dominano i soprusi e il terrore.
I lager pullulano di persone di nazionalità diverse e altrettanto
diverse lingue vengono parlate (questo giustifica anche il fatto che venissero utilizzate parole di lingue differenti). Capitava che i deportati italiani si parlassero
nei loro dialetti oppure che i sacerdoti deportati (poiché si erano apposti al
regime fascista) utilizzassero il latino per comprendersi.
Nonostante il processo di deumanizzazione che prendeva avvio
nei lager, ciò che i deportati non dimenticarono mai fu proprio la loro umanità
e la loro provenienza, con la speranza di tornare a casa.
Il libro di Leonardo Zanchi mi ha permesso di compiere un
vero e proprio viaggio articolato su vari livelli: un primo da un punto di vista
linguistico, portandomi a conoscere le varie forme di linguaggio e
comunicazione tra i deportati e il significato dietro le parole più
significativo. Ogni parola riporta un’analisi talmente accurata che mi ha quasi
concesso di immaginare l’orrore dei lager.
Non si tratta, però, solo di un libro di lingua. No, questo è
molto di più. È anche un libro di storia, una testimonianza- come ho scritto
prima- che, a sua volta, riporta molte altre testimonianze al fine di custodire
la memoria di un terribile momento storico che necessita tutt’oggi di un’adeguata
sensibilizzazione e che non dev’essere dimenticato.
Recensione a cura di Serena
domenica 18 gennaio 2026
[Recensione] "Il Segreto del Maresciallo" di Silvia Maira e Valerio Sericano.
"Il Segreto del Maresciallo" è un romanzo scritto a quattro mani da Silvia Maira e Valerio Sericano.
Silvia Maira nasce come autrice del genere Romance con l’opera “Un Cuore a Metà”, Lettere Animate Editore anno 2015, filone nel quale nell’arco di un decennio ha prodotto tante pubblicazioni con svariate case editrici. L’ultimo nato è “Alla Scoperta di Te (Ballando al Buio)” PAV Edizioni, uscito in occasione della quindicesima edizione della fiera Una Marina di Libri nell’estate del 2024. L’autrice si è cimentata negli anni con altri generi letterari come il romanzo di ambientazione storica “ Una Promessa per Sempre”, Bertoni editore anno 2019, anche questo in quattro mani con Valerio Sericano. Nell’estate del 2024 ha esordito nella Saggistica con “Gli Anni D’oro della Dinastia Florio” in quattro mani con Serena Lo Pilato.
“Il Segreto del Maresciallo” è in tutti i sensi un viaggio affascinante, perché il racconto si svolge durante un meraviglioso viaggio in una terra piena di sole in cui il lettore viene accompagnato per scoprire i misteriosi segreti della vita della protagonista Camilla. I personaggi sono tratteggiati con dovizia di particolari, così come i paesaggi nei quali si svolgono gli avvenimenti e il lettore ha la sensazione di vedere sia i luoghi che i personaggi, addirittura si ha la sensazione di sentire l’odore delle pietanze che vengono cucinate.
Il genere del romanzo è a metà tra un giallo alla Camilleri e un romance alla Casati Modignani. Gli avvenimenti sorprendenti si dipanano pagina dopo pagina, stupendo e coinvolgendo il lettore sempre più. La tranquilla esistenza della giovane piemontese Camilla viene interrotta da una visita inaspettata, visita che la porterà a riflettere sulla sua vita e a partire per un viaggio affascinante e avventuroso alla ricerca delle proprie origini.
La vita vissuta fino a quel giorno, che sembrava completa e banale, si rivela solo una parte della realtà, mancano però passaggi fondamentali e sconosciuti fino ad allora, passaggi capaci di rimettere in discussione ogni certezza.
Non diciamo oltre, solo che ci sono tutti gli ingredienti già presenti nella produzione dell’autrice e molto di più. Vanni, Fofò, Santina, personaggi protagonisti della storia sembra di vederseli veramente davanti. Ci si affeziona ai protagonisti e alle loro storie e quasi si vorrebbe che il romanzo non avesse fine… chissà…
Silvia Maira ha arricchito la sua produzione con questo gioiellino, ampliando il proprio genere letterario, vi invitiamo a leggerlo e a lasciarvi affascinare e stupire in attesa della prossima pubblicazione.
domenica 4 gennaio 2026
[Recensione] "L'ultimo segreto" di Dan Brown
“L’ultimo segreto” è l’ultimo romanzo di Dan Brown. È un
thriller che mi ha tenuto molta compagnia negli ultimi mesi e che ho voluto
leggere con calma, proprio per godermelo fino all’ultima pagina.
La città che fa da sfondo a questo romanzo è Praga nella sua
veste invernale, che la fa sembrare tanto affascinante quanto velata di
mistero. Il protagonista della vicenda è nuovamente il professor Robert
Langdon, questa volta accompagnato dalla compagna Katherine Solomon, con la
quale di trova nella capitale boema per una conferenza presso l’università di
Praga della sua donna, docente di neuroscienze ed esperta di noetica, la quale
si trova a parlare di una visione rivoluzionaria di coscienza, secondo cui
questa non si troverebbe nella nostra testa, ma fuori da essa e funzionerebbe
come una sorta di ricevitore per ricevere gli impulsi.
A tal proposito è prossimo alla pubblicazione il manoscritto
della stessa Solomon per la casa editrice Penguin Random, diretta da Jonas
Faukman, la stessa per cui ha già scritto anche Langdon. La sera della
conferenza, Katherine viene avvicinata dalla famosa scienziata Brigita Gessner,
la quale la invita al suo laboratorio con una copia del manoscritto per
discutere di alcuni argomenti trattati.
Dal giorno successivo in poi, si verifica una concatenazione
di eventi inquietanti che coinvolgono direttamente i due protagonisti: Brigita
viene assassinata da un personaggio terrificante che si chiama Golem, Katherine
sparisce e con lei anche il suo libro, all’albergo di Robert e Katherine per
poco non viene inscenato un attacco terrorista, Jonas Faukman viene rapito e,
dopo un veloce incontro con l’assistente di Brigita, Sasha Vesna, Langdon si
ritrova a indagare inseguito dal’UZSI (la polizia della Repubblica Ceca) che lo
crede colpevole di alcuni di tali eventi.
Tra mille e più peripezie prende forma un mistero in cui
Robert dovrà imparare a muoversi per ritrovare Katherine e il suo manoscritto,
nonostante si verifichino degli avvenimenti che vanno oltre le aspettative, tra
complotti internazionali e faccende diplomatiche.
Il nuovo romanzo di Dan Brown è davvero un gioiello, un
Capolavoro dall’iniziale maiuscola. A essere sincera, a differenza di altri che
mi avevano presa fin da subito, per questo libro mi ci è voluto un po’ di tempo
per apprezzarlo.
La vicenda, infatti, non trova al centro del suo nodo
narrativo un oggetto d’arte, un quadro d’autore (come nel Codice Da Vinci) o un
dibattito portato avanti per secoli, su motivi scientifici e religiosi (presente
invece in Angeli e Demoni). In queste pagine, si parla della ricerca della
coscienza, un argomento di carattere psicologico che sconfina nella filosofia. È
infatti un libro da leggere lentamente e con attenzione, perché qualsiasi
piccolo dettaglio, che potrebbe sembrare apparentemente insignificante,
risulterà rilevante.
È molto importante, a tal proposito, seguire l’andamento
della storia per individuare tutti i personaggi, che sono tanti e molto diversi
fra loro. Nonostante in un primo momento mi sia venuto un po’ difficile
memorizzarli tutti, alla fine sono riuscita ad avere un quadro ben chiaro di
tutti.
Ancora una volta, l’autore ha dato prova di tutta la sua
bravura nel costruire un thriller, coerente, pieno di suspance e ricco di colpi
di scena che hanno reso la trama avvincente e per nulla scontata, come ogni
romanzo di Dan Brown.
Il libro propone infine una riflessione sui temi della
psichiatria, delle tecniche di sperimentazione laboratoriale su pazienti e sull’accanimento
terapeutico. La tematica viene portata a livelli internazionali, che sconfinano
in intrecci diplomatici e in lotte di potere. Nonostante questo, lo spunto di
riflessione offerto dal libro è molto potente e viene offerto da uno dei suoi
personaggi più importanti, se non quello più centrale della vicenda: Sasha, l’ex
assistente di Brigita. Sasha è vittima di soprusi, ricatti, esperimenti e
vicende che la vedranno agire in tantissimi modi diversi, al fine di farsi del
bene, ma che finirà anche per fare del male. Tutto questo, a quale prezzo?
Recensione a cura di Serena.
martedì 30 dicembre 2025
[Recensione] "L' italiana in bicicletta" di Pina Maria Rinaldi
Protagonista indiscussa di questo
romanzo storico e di formazione è Serafina, donna forte e determinata.
Originaria di Bari, il 14 aprile
del 1906 lascia la sua adorata terra per raggiungere il padre, unico genitore
rimastale, che si è stabilito in Cile, a Valparaiso. Lasciare Bari è per la
ragazza uno strappo perché vuol dire non solo abbandonare un lavoro che ama,
disegnare abiti e cucire nella sartoria dello zio Luigi, ma soprattutto
significa allontanarsi dal ricordo della madre Marisa, morta anni prima, da cui
ha ereditato il carattere forte e volitivo e la passione per la bicicletta,
nonostante la madre avesse perso la vita proprio in un incidente in bici.
E la bicicletta è anche il
simbolo del desiderio di libertà in un’epoca in cui l’autonomia della donna è
molto limitata.
Serafina parte a bordo di una
nave NGI, il transatlantico Regina Margherita, un lungo viaggio durante il
quale conoscerà tante storie e tante realtà, prima fra tutte quella degli altri
immigrati, la forza di chi lascia tutto sperando in un futuro migliore e, di
contra, la paura di chi non sa cosa ci sarà ad attenderli nel Nuovo Mondo.
A Valparaiso, Serafina ritrova
suo padre, ma la vita non è come se l’aspetta. Serafina cresce, cambia e impara
a convivere con la nostalgia e il dolore. Vivrà momenti drammatici, perderà
altre persone care che incontra nel suo cammino. Nuove amicizie e forse nuovi
amori.
Quello di Serafina è un
personaggio ben tratteggiato attraverso il quale conosciamo l’Italia del primo
novecento, l’emigrazione, la vita degli emigrati nel Nuovo Mondo.
Sebbene alcuni passaggi possano
risultare più lenti, per via della forte nostalgia della protagonista, descrizioni vivide e una perfetta
combinazione tra momenti drammatici e altri di delicatezza, rendono questo
romanzo una lettura molto gradevole e da consigliare.
Recensione a cura di Silvia
⭐⭐⭐⭐
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