martedì 30 dicembre 2025

[Recensione] "L' italiana in bicicletta" di Pina Maria Rinaldi

 


Protagonista indiscussa di questo romanzo storico e di formazione è Serafina, donna forte e determinata.

Originaria di Bari, il 14 aprile del 1906 lascia la sua adorata terra per raggiungere il padre, unico genitore rimastale, che si è stabilito in Cile, a Valparaiso. Lasciare Bari è per la ragazza uno strappo perché vuol dire non solo abbandonare un lavoro che ama, disegnare abiti e cucire nella sartoria dello zio Luigi, ma soprattutto significa allontanarsi dal ricordo della madre Marisa, morta anni prima, da cui ha ereditato il carattere forte e volitivo e la passione per la bicicletta, nonostante la madre avesse perso la vita proprio in un incidente in bici.

E la bicicletta è anche il simbolo del desiderio di libertà in un’epoca in cui l’autonomia della donna è molto limitata.

Serafina parte a bordo di una nave NGI, il transatlantico Regina Margherita, un lungo viaggio durante il quale conoscerà tante storie e tante realtà, prima fra tutte quella degli altri immigrati, la forza di chi lascia tutto sperando in un futuro migliore e, di contra, la paura di chi non sa cosa ci sarà ad attenderli nel Nuovo Mondo.

A Valparaiso, Serafina ritrova suo padre, ma la vita non è come se l’aspetta. Serafina cresce, cambia e impara a convivere con la nostalgia e il dolore. Vivrà momenti drammatici, perderà altre persone care che incontra nel suo cammino. Nuove amicizie e forse nuovi amori.

Quello di Serafina è un personaggio ben tratteggiato attraverso il quale conosciamo l’Italia del primo novecento, l’emigrazione, la vita degli emigrati nel Nuovo Mondo.

Sebbene alcuni passaggi possano risultare più lenti, per via della forte nostalgia della protagonista,  descrizioni vivide e una perfetta combinazione tra momenti drammatici e altri di delicatezza, rendono questo romanzo una lettura molto gradevole e da consigliare.

Recensione a cura di Silvia

⭐⭐⭐⭐


mercoledì 24 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 24: Silent Night

 

Eccoci giunti alla vigilia di natale, la notte più magica dell’anno. In questa occasione ho deciso di approfondire con voi uno dei canti più armoniosi e dolci di sempre.

Silent Night (in origine Stille Nacht), conosciuta in Italia come Astro del Ciel, ha origini antichissime. Secondo le fonti storiche fu infatti composta da un giovane sacerdote di Salisburgo, Josef Franz Mohr, e musicata da Franz Xaver Gruber, organista nella parrocchia di Oberndorf. La loro idea era quella di creare un canto che coniugasse un messaggio religioso (la nascita del bambinello Gesù) a una melodia semplice e che infondesse tranquillità. Fu eseguita per la prima volta proprio nella notte del 24 dicembre 1818.

Fu grazie all’organista Karl Mauracher e a un suo contatto con Gruber che il canto fece il giro dell’Europa: infatti lo eseguì in primis nel Tirolo, dove fu molto apprezzato e intonato dagli abitanti del luogo. Nel 1831 l’organista Franz Alscher, dopo aver sentito i figli di un commerciante tirolese cantarla, decise di farli esibire nella cappella cattolica di Pleissenburg: il loro successo fu così grande che abbandonarono il commercio per dedicarsi solo alla musica, diffondendo poi quel canto natalizio anche a Dresda, Berlino, Königsberg e altrove.

A portarla successivamente oltreoceano fu il gruppo musicale di Ludwig Reiner, che si esibì tra il 1839 e il 1842 a Philadelphia, New York e Boston.

martedì 23 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 23: Recensione di "Una poltrona per due" (1983) di John Landis

 



C’è una commedia di natale che ogni anno non posso far a meno di guardare, sto parlando di Una poltrona per due (1983), diretto da John Landis con protagonisti Dan Aykroyd, Eddie Murphy e Jamie Lee Curtis.

La vicenda si basa sostanzialmente su un imbarazzante scambio di persona tra un agente di entrate, il facoltoso Louis Winthorpe III (Dan Aykroyd), e uno straccione che si chiama Billy (Eddie Murphy). Il primo conduce una vita agiata, tra il suo lavoro e i divertimenti in una cerchia di amici altolocati, il secondo è invece un senzatetto che tenta di impietosite altri a mendicare.

I due si incontrano per la prima volta mentre che Louis esce dal suo ufficio scontrandosi con Billy. Questi, credendo di aver subito un’aggressione, inizia a urlare chiedendo aiuto alla polizia, che si precipita sul posto e arresta Louis. All'episodio assistono gli avari datori di lavoro di Louis, i fratelli Mortimer e Randolph Duke, che approfittano della situazione per fare una scommessa: intendono infatti scambiare le vide dei due ragazzi per capire quale sia davvero la fonte di successo per un uomo, se dipenda da un fatto genetico o dal suo impegno.

È così che Billy scopre di avere uno spiccato talento per la finanza e il management, mentre Louis cerca di riprendere il suo posto e riguadagnare la fiducia dei Duke.

Nel corso del film, Billy e Louis avranno modo di conoscersi e scoprire che dietro la scommessa vi era un corrotto funzionario del governo, Beeks. Starà al loro trovare un modo per rendere nuovamente giustizia a Louis e mettere in riga i fratelli Duke.

Il film è una commedia molto divertente, basata su un semplice equivoco che, per quanto possa sembrare piccolo e insignificante, in realtà costituisce il principale nodo intorno a cui ruota tutta la trama. Lo scambio di persona viene poi trattato in maniera così credibile: Billy prende degnamente il posto di Louis, fino ad appropriarsi completamente della sua vita.

Inoltre è esilarante il modo in cui questo avviene: sia Billy che Louis diventano infatti protagonisti di mille (improbabili) peripezie che li porteranno a scontrarsi e vivere una vita completamente diversa dalla loro.

È in questo modo che Billy passa dalle stalle alle stelle, mentre Louis dalle stelle alle stalle.

La trama è avvincente e ogni personaggio rimane impresso nella mente, nei modi di essere e agire. La commedia tiene incollati allo schermo, con impazienza di scoprire il finale e vedere come tutta la situazione troverà un momento di rinnovata stabilità.

lunedì 22 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 22: "White Christmas"



C’è una canzone di natale tanto amata quanto contrassegnata da una vena nostalgica, che infonde tranquillità con una melodia dolce ed evocativa, capace di dipingere nella mente l’immagine di un paesaggio innevato. Si tratta di White Christmas, meglio conosciuta in Italia, come Bianco Natale.

La canzone venne scritta nel 1940 da Irving Berlin, uno dei più grandi e stimati compositori americani di origini ebree. Berlin era nato in una famiglia ortodossa, tuttavia crebbe molto aperto anche in confronto ad altri culti religiosi: lo dimostra il fatto che avesse sposato una donna cattolica.

Pochi sanno però, che White Christmas nasconde anche un significato più triste e malinconico: Berlin infatti proprio il 25 dicembre 1928 aveva perduto il suo unico figlio, morto poco più di un mese dalla sua nascita. Da quel momento non festeggiò il Natale, talmente forte fu il dolore provato. Berlin  decise quindi di ricordare in questa canzone, promettendosi di vivere il Natale per come sarebbe venuto e di non soffrire più.

Bisognerà però attendere il 1941 per avere l’interpretazione più famosa da parte di Bing Crosby, pochi giorni dopo l’attacco a Pearl Harbor. In pochissimo tempo White Christmas divenne subito una canzone simbolo per tutti i soldati americani che erano partiti per andare a combattere. Quella dolcissima melodia infatti rappresentava il loro bisogno fi famiglia, calore e casa, lo stesso bisogno in cui unì tutto il Paese.

Ancora oggi è una canzone che riscalda gli interni della casa al solo sentirla. E dalle sue origini, anche in grado di commuoverci.

domenica 21 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 21:Let it snow! Let it snow! Let it snow!

 

Penso che tutti avremo sentito questa canzone, che ormai da generazioni ci accompagna da generazioni e continua a coinvolgerci con una melodia soave e allegra al tempo stesso. Immaginate di ascoltare un cd di musica leggermente vintage in casa, mentre fuori il panorama si tinge di neve bianca. Lasciate pure che nevichi delicatamente.

Per questo motivo, oggi vi parlo di “Let it snow! Leti it snow! Leti t snow!”. Scritta da Sammy Cahn e da Jule Styne nel 1945, venne inizialmente eseguita da Vaughn Monroe. Raggiunse in poco tempo la prima posizione della Billboard Hot 100, dove rimase per circa cinque settimane.

La canzone si presenta come una tenera ballata che descrive una forte nevicata, ma invita al contempo a prestare attenzione anche al fuoco che arde nel camino dentro casa e a tutti quegli elementi che rendono l’ambiente di casa più confortevole. La canzone assume poi i toni di una canzone d’amore, in cui il cantante concede ancora una volta un ultimo bacio alla donna amata prima di lasciare casa.

Con il tempo moltissimi altri artisti hanno inciso altre versioni, tra cui Frank Sinatra, Michael Bublé e anche il Piccolo coro dell’Antoniano per i più piccoli.

sabato 20 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 20: Recensione di "Natale al club del libro" di Sarah Morgan

 


Oggi, per inaugurare questa ventesima casellina, vi lascio la recensione di “Natale al club del libro” di Sarah Morgan, al momento una delle regine dei libri di natale.

La trama parla di tre amiche di lunga data, Erica, Anna e Claudia che, si ritrovano dopo un periodo di allontanamento. Sembra esserci, però, qualcosa di diverso dai tempi in cui erano giovani. Ognuna di loro ha una personalità ben diversa. Anna è la più sognatrice e romantica, Claudia una mamma single ed Erica la più concreta, concentrata soprattutto sulla sua carriera.

Per Natale, le tre decidono di passare nuovamente una vacanza insieme, incentrata del tutto sui libri. La destinazione è un hotel nel Vermont, il Marple Sugar Inn, circondato dalla neve e gestito da una giovane donna che si chiama Hattie Coleman, con la quale nascerà una grande e piacevole amicizia. Grazie al suo supporto e a quello degli ospiti le tre uniscono la loro passione per il Natale e i libri all’hotel, dove fondano il club del libro.

Sarah Morgan è davvero la regina del natale. Leggere questo libro è stato magico. La scrittura dell’autrice è riuscita a coinvolgermi e a farmi sentire in Vermont, tra la neve che cade candida e il club del libro a leggere al calduccio di un camino acceso. Inoltre mi piace il modo in cui viene descritta l’amicizia delle tre protagoniste che, ritrovandosi, avranno modo di chiarire molte cose non dette e riconquistare il rapporto familiare che c’era sempre stato tra di loro. Si tratta di un rapporto che andrà ricucendosi man mano che la narrazione procede.

È una storia che scalda il cuore e racconta anche delle proprie fragilità e delle possibilità di riscatto.

A volte la trama risulta facilmente prevedibile, ma rimane comunque un libro degno di essere letto, soprattutto nel periodo più magico dell’anno!

Recensione a cura di Serena

⭐⭐⭐⭐


venerdì 19 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 19: Recensione di "L'amore non va in vacanza" (2006)

 


Uno dei film che più ho amato e che non posso fare a meno di guardare a Natale è “L’amore non va in vacanza”, in originale “The Holyday” (2006), che vede tra i suoi protagonisti Jude Law, Cameron Diaz, Kate Winslet e Jake Blake.

La storia è molto semplice e facile da seguire: due donne, Amanda Woods (Cameron Diaz) e Iris Simpkins (Kate Winslet), sono stanche e insoddisfatte delle loro vite. Imprigionate nella loro routine quotidiane, sentono il bisogno di staccare la spinta. Amanda crea trailer per film e conduce una vita lussuosa in una villa a Los Angeles, mentre Iris lavora come giornalista in Inghilterra, dove vive in un cottage nel Surrey.

Le due, dopo essersi scritte per e-mail, decidono di cambiare vita e di trasferirsi per un po’ di tempo l’una presso la casa dell’altra. Questo cambio drastico porta anche a nuovi incontri. Iris, che sta tentando di superare una delusione d’amore, conosce Miles Dumont (Jake Blake), un collaboratore di Amanda, grande conoscitore di cinema e colonne sonore.

In Inghilterra, nel frattempo Amanda incontra l’affascinante Graham Simpkins, fratello di Iris, con il quale inizia a intessere una solida amicizia.

Durante la loro “vacanza” le due donne troveranno modo di scoprire nuovi interessi e ritrovare sé stesse, qualcosa per cui essere felici e soprattutto l’amore. Perché se c’è qualcuno che non va mai in vacanza, quello è proprio lui.

Il film è una commedia d’amore leggera di cui si sente il bisogno quando si vuole guidare qualcosa di non particolarmente impegnativo, ma allo stesso tempo divertente e che tenga compagnia.

Una commedia chick-lit, in cui a dominare la scena sono l’amore, l’imprevisto e il lieto fine. Ciò che mi è piaciuto di più di questo film è anche il fatto che alle vite delle protagoniste si intreccino altre storie. Per fare un esempio, Iris conoscerà a Los Angeles un regista ormai anziano, di cui ripercorrerà tutta la carriera e il fascino di una vita di successi.

Il film, però, non è solo una commedia d’amore, è anche una storia di seconde possibilità e di rinascita, di quanto sia importante darsi una seconda change anche a costo di apportare dei cambiamenti alla propria vita.

A rendere ulteriormente accogliente e calda l’atmosfera è l’ambientazione natalizia, perfettamente coerente con questo periodo dell’anno!

Recensione a cura di Serena



giovedì 18 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 18: Recensione di "Tutta colpa del Natale" di Alessia Cannizzaro

 



“Ricordate: il Natale vive dentro chi ci crede davvero”

Tutta colpa del Natale di Alessia Cannizzaro è un libro caratterizzato da una grande capacità evocativa. Si avverte il freddo della neve che cade lenta e cadenzata, il rumore della legna che arde in un caminetto accesso, il bagliore dorato o colorato delle lucine che addobbano gli alberi, la musica dolce e melodiosa delle canzoni tradizionali e soprattutto il profumo dolce, che sa di cannella e zucchero a velo, dei biscotti, quello intenso, avvolgente e rassicurante, di una tazza di cioccolata calda. Ciò che passa attraverso le pagine di questo libro, e lo fa in modo chiaro e deciso, è il senso e lo spirito del Natale, quello più vero e profondo, che va ben oltre la visione consumistica contemporanea. Natale è Nataly Evergreen, la protagonista del libro, che, oltre a vestire di rosso e con motivi natalizi già da settembre, ama molto questa festività per il suo significato più intrinseco, quello dell’amore da dare e ricevere, del tempo da donare, della gioia che può scaturire dalla condivisione di una fiera o di un evento natalizio da organizzare, che sappia regalare un sorriso a chi è triste, un sogno ai bambini, un’occasione anche solo per stare insieme. Il Natale per Nataly non sono i regali, i pranzi luculliani o le interminabili giocate a casa di amici. Natale è quell’atmosfera che entra nel cuore delle persone, talmente forte da cambiare la percezione della realtà.

Nataly è nel piccolo paese in cui vive una fervida sostenitrice della magia del Natale e porta avanti con forza la sua convinzione anche quando si imbatte in Ethan Cole, nel nuovo sindaco, in apparenza freddo e razionale, che sembra insensibile al fascino dell’evento più magico dell’anno. Nataly però ha un dono: riuscire a far amare il Natale a chiunque la circonda, a trasmettere l’entusiasmo nelle cose in cui crede, a non fermarsi davanti alla prima difficoltà, a capire che, dietro un atteggiamento cinico e indifferente, può nascondersi qualcosa.

In fondo, “le luci servono proprio a questo[…]: a far sembrare più sopportabile il buio. Non devi spegnerle, devi solo capire per cosa le stai accendendo.”

L’Autrice ci insegna che il vero significato del Natale non sta nei regali, né nelle luci, ma “nel sentirsi a casa, nel cuore di qualcuno che ti sceglie ogni giorno”.

Il romanzo presenta una trama semplice e lineare, molto gradevole nella lettura, ricca di diversi significati che inducono a riflettere sul valore della festa. Invita a tornare al senso più vero e profondo, lontano da logiche consumistiche e a riscoprire la famiglia, gli amici, gli affetti e l’amore. Ci invita anche a riflettere sui meno fortunati e sui bisognosi, a non girarci dell’altra parte e a rimanere coerenti con le nostre idee anche se incontriamo molto difficoltà. Se crediamo in qualcosa, e lo facciamo fino in fondo, alla fine potremo convincere della bontà delle nostre idee anche chi è più contrario o restio. Una lettura ideale per il periodo, che riscalda il cuore e l’anima.

Recensione a cura di Silvia



mercoledì 17 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 17: La storia dell'omino di pan di zenzero

 




A essere diventato protagonista delle nostre vacanze di Natale è anche l’omino di pan di zenzero, il buffo omino decorato con glassa di zucchero e dalla faccina sorridente. Ma quando è cominciata la sua tradizione?

La sua tradizione cominciò ad affermarsi in Europa quando Furono i Crociati di ritorno dalla Terrasanta a portare lo zenzero, insieme a molte altre spezie esotiche che divennero rapidamente parte integrante dell’alimentazione della gente del tempo. Con il passare del tempo, cominciò ad affermarsi la tradizione culinaria del pan di zenzero.

Fu però in Inghilterra, alla corte della regina Elisabetta I, che nacque davvero l’omino di pan di zenzero. La regina aveva infatti commissionato dei biscotti a forma di piccoli uomini stilizzati, decorati con glasse colorate che riproducessero viso e vestiti, da servire a degli ospiti attesi e graditi.

Nel 1875, l’omino di pan di zenzero sbarcò negli USA, dove divenne protagonista di una fiaba in cui fuggiva da chiunque tentava di inseguirlo. Nella fiaba si racconta che l’omino avrebbe gridato: “Correte, correte che mai mi prenderete!”. L’omino non sa però che ad acciuffarlo sarà una volpe, in tutta la sua furbizia.

Una volta affermatasi la tradizione dell’omino, a prendere piede è stata anche la storia della casetta di pan di zenzero, la sua dolcissima dimora. Un aneddoto, che non può che strapparci qualche risata, racconta addirittura che In Texas nel 2013 è stata costruita la più grande casa di pan di zenzero del mondo, circa 230 metri quadrati.

martedì 16 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 16: Recensione di "C'è post@ per te" (1998)

 



Tra i vari classici c’è un altro film che vorrei proporvi: si tratta di “C’è post@ per te” (1998) di Nora Ephron con Tom Hanks e Meg Ryan, che si erano trovati a recitare insieme già qualche anno prima in “Joe contro il vulcano” (1990) e “Insonnia d’amore” (1993).

Immaginate di conoscere una persona e di trovarvela davanti senza sapere chi è. Questo è quello che accade ai due protagonisti, Kathleen e Joe, che si scrivono via e-mail senza conoscersi, celandosi dietro i nomi di Shopgirl e NY152. Lei gestisce la libreria di famiglia, ereditata da sua madre, lui è un imprenditore del settore dei libri e dell’editoria dell’azienda Fox. Quando la Fox apre un punto vendita di fronte il negozio di Kathleen, la libreria imbocca una parabola discendente, benché Kathleen continui a lavorare per aumentare l’interesse altrui verso il suo piccolo negozio.

Mentre Kathleen battibecca di frequente (e inconsapevolmente) con Fox sull’apertura del suo negozio freddo e impersonale, nel frattempo si sfoga con lo stesso via email sulla sua tristezza riguardo la parabola decadente (e prossima chiusura) dell’amata libreria.

Il film è costellato anche da siparietti molto divertenti in cui si intervallano scene di corrispondenza e piccoli battibecchi tra i protagonisti, che avvengono sempre con un andamento molto leggero e piacevole. Soprattutto, quello che mi piace – e che non mi fa stancare mai- è la sua atmosfera, capace di diffondere calore e ottimismo al di là dello schermo. Proprio per questa caratteristica il film risulta piacevole da seguire, leggero e interessante allo stesso tempo. La trama romance è davvero qualcosa di immancabile nei film natalizi

Il fatto che i protagonisti si conoscano online e decidano solo in un secondo momento in presenza lo rende molto attuale.

lunedì 15 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento] Giorno 15: I tre re Magi nel racconto di Marco Polo

 




Marco Polo era un commerciante, nato nel 1254 a Venezia per poi partire, a soli diciassette anni, con il padre e lo zio alla volta dell’Estremo Oriente, per esattezza in Cina, dove diviene uomo di fiducia dell’imperatore Kublai Khan. Il libro è un vero e proprio viaggio che attraversa per intero il Continente Asiatico e si articola in descrizioni di luoghi e regni e racconti di leggende dell’antichità. Una di queste storie riguarda proprio i Re Magi (Capitoli XXXI-XXXII):

«In Persia è la città Sava, dalla quale partirono i Re Magi quando andarono ad adorare Gesù Cristo. […] Si chiamavano Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. A molti cittadini messer Marco domandò di quei Re Magi ma nessuno seppe rispondergli: dicevano che erano tre sepolti lì da molto tempo. Ma poi riuscì a sapere cose che vi dirò subito. A tre giorni di cammino da Sava egli trovò un borgo chiamato Cala Ataperistan che vuol dire castello degli adoratori di fuoco. Nome veritiero perché gli abitanti di questa terra adorano il fuoco. E spiegano così perché lo adorano. Raccontano quelli del luogo che tanto tempo fa tre re della loro regione andarono a visitare un profeta nato da poco; e portarono con loro tre offerte, oro, incenso, mirra, per poter riconoscere se quel profeta era Dio, re o sapiente. […] Lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra e il bambino prese tutte e tre le offerte; poi dette loro un bossolo chiuso. E i tre partirono per ritornare ai loro paesi.

«Quando ebbero cavalcato per diverse giornate dissero che volevano vedere il dono del bambino. Aprirono il bossolo e trovarono dentro una pietra. Si fecero gran meraviglia di questo dono e ragionarono a lungo su cosa potesse significare. Il bambino aveva dato loro la pietra intendendo dire che dovessero essere fermi come pietra nella loro fede che avevano intravisto. Infatti, quando i tre re avevano visto che il bambino aveva preso tutte e tre le loro offerte, avevano concluso che egli era Dio, re e sapiente; e il bambino, sapendo che nei re era nata la fede, aveva dato la pietra significando che restassero fermi e costanti in ciò che avevano creduto. Ma i tre re, non essendo riusciti a capire bene il significato di quel dono, presero la pietra e la gettarono in un pozzo; e appena ebbero gettato la pietra, scese dal cielo un fuoco ardente e calò dritto sul pozzo. A vedere il prodigio i tre rimasero addirittura stupefatti e si rammaricarono per aver gettato via la pietra; avevano capito che quello era un grande e mirabile segno. Così presero di quel fuoco e lo portarono al loro paese per custodirlo in una chiesa bella e ricca dove da allora arde perennemente, adorato come un Dio».

Il brano che ci viene riportato spiega chiaramente la simbologia dei doni che i Magi offrirono al bambinello e ne esplicita anche il significato. L’oro si collega analogicamente alla figura del re, l’incenso a quella di un Dio e la mirra a quella di un sapiente.

Inoltre Marco Polo scrive anche una parte poco conosciuta, probabilmente omessa dalle Sacre Scritture, che riguarda il dono che il fanciullo diede ai Magi per ricambiare: ovvero una pietra, in simbolo di fermezza nella fede che avevano appena conosciuto.

Ovviamente non bisogna confondere il racconto di Polo con quello Biblico, i quali differiscono sotto due punti di vista; infatti, Marco Polo racconta la vicenda sia da un punto di vista storico che geografico (vista la descrizione del territorio di provenienza dei re, inoltre è omessa la parte riguardante la stella cometa che viene invece nominata nella narrazione biblica), mentre la Bibbia racconta tutto da un punto di vista religioso, evidenziando il fenomeno della nascita di una nuova corrente religiosa dalla vista della fiamma ardente.

Tuttavia, anche nel brano de “Il Milione” non mancano riferimenti a carattere religioso, ad esempio il fuoco simboleggia la fede, esattamente come nella tradizione cristiana, e spiega perché i persiani, in antichità, adorassero il fuoco.

Personalmente penso anche che Marco Polo, avendo visitato quelle terre direttamente, avesse notizie più affidabili circa il territorio e le usanze caratteristiche di quel popolo.

domenica 14 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento] Giorno 14: Santa Claus is coming to town

 



You’d better watch out, you’d better not cry…Sono queste le prime parole della celebre canzone Santa Claus is coming to town, di cui oggi parleremo.

È una canzone nata negli Stati Uniti nel 1932, quando Haven Gillespie si trovava in un bar dove scrisse il testo della canzone sul retro di una busta. Il compositore, rivolgendosi forse a un bambino, gli dice di comportarsi bene perché Babbo Natale sta arrivando ed è in grado di capire chi si è comportato bene e chi male.

A comporre le melodie fu J. Fred Coots, grazie alla sua amicizia con Gillespie. I due tentarono a lungo di trovare un interprete, finché non si unì a loro Eddie Cantor.

La prima versione, tuttavia, fu registrata il 24 ottobre 1934 da George Hall and the Hotel Taft Orchestra e Sonny Schuyler. Anno dopo anno, divenne una canzone sempre più caratterizzante del natale, guadagnando sempre più versioni nel corso del tempo.



sabato 13 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Recensione: The family man (2000) di Brett Ratner

 



C’è un film che è diventato un classico, un capolavoro che è impossibile non guardare: si tratta di The family man, con Nicholas Cage e Tea Leoni.

Nicholas Cage interpreta Jack Campbell, un uomo che dice di avere tutto. Ricco, proprietario di un bell’appartamento, di una macchina lussuosa e vestiti firmati, ed è presidente di un’azienda a Wall Street.

Tutto cambia dopo un incontro inaspettato in un negozio di generi alimentari, quando si ritrova a sedare una rapina a mano armata. Fuori dal negozio, il rapinatore gli chiede di cosa ha bisogno, Jack risponde di avere tutto.

Il giorno dopo, ogni cosa cambia: Jack si ritrova nel giorno di natale a casa della sua ex fidanzata Kate, che aveva lasciato in seguito a un percorso di studio e lavoro a Londra. In preda al caos, scopre di trovarsi in una sorta di realtà alternativa, dove è sposato con Kate e con la quale vive in una casetta molto accogliente con i figli e il loro golden retriever.

Con il passare del tempo, dovrà imparare ad adattarsi alla “nuova realtà”: questo comporterà essere un marito fedele e un padre pronto ad assecondare i figli, a portare a spasso il cane, a lavorare presso un gommista e a riprendere la sua vecchia vita.

È proprio in questo periodo che Jack capisce di non aver avuto proprio tutto.

Ogni anno è impossibile non guardare questo film. È uno di quelli che non riesci a lasciare a metà, che ti coinvolgono fino alla fine portandoti a riflettere su moltissime tematiche. In primis è come se continuasse a chiederti: “Sei sicuro di avere tutto?” Ed è proprio in quel momento che ti aiuta a concentrarti su ciò che hai o no.

Il film mette al centro dell’attenzione il tema della famiglia, quel nucleo fatto di semplici cose, parole e atte, ma che sono in grando di rendere incredibilmente felici. La “nuova vita” di Jack e Kate non è costruita sui soldi, che non necessariamente portano alla felicità, ma su una scelta di amore e affetto.

A proposito, è naturale rivolgere un pensiero anche alle amicizie più sincere, quelle che non ci abbandoneranno mai, e che Jack riscopre.

La storia viene ogni volta raccontata con una tenerezza infinita, che riscalda il cuore e commuove.



venerdì 12 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Ricetta del tronchetto di cioccolato



Ingredienti

·       5 uova;

·       70 grammi di zucchero;

·       1 fialetta di aroma alla vaniglia;

·       80 ml di olio di semi di girasole

·       40 g di amido di mais;

·       15 g di cacao amaro;

·       250 g di crema di nocciole;

·       500 ml di panna (va bene anche la panna vegetale);

·       25 g di farina di cocco per decorare (facoltativa).

Procedimento

1.       Separiamo gli albumi dai tuorli. Montiamo a neve ferma gli albumi e aggiungiamo lo zucchero. Mescoliamo con una frusta a mano (anche se vanno bene pure le fruste elettriche) per incorporare tutti gli ingredienti e mantenere il composto spumoso. Continuando a mescolare aggiungiamo i tuorli uno per volta. Infine, aggiungiamo l’aroma di vaniglia. Ora versiamo l’olio di semi, quando è incorporato passiamo all’amido di mais setacciato e per ultimo il cacao amaro.

2.       Versiamo l’impasto in una teglia 35 x 35 cm, rivestita di carta forno. Distribuiamo bene con una spatola. Inforniamo a 180 °C con il forno statico per 15 minuti, oppure a 170 °C con il forno ventilato per 15 minuti. Una volta sfornato lasciamo raffreddare e sostituiamo il foglio di carta forno usato in cottura con uno pulito.

3.       Spalmiamo la crema alla nocciola su tutta la base. In una ciotola capiente montiamo a neve la panna zuccherata e incorporiamo la farina di cocco. Versiamo metà della panna sulla base e livelliamo bene con una spatola. Delicatamente, arrotoliamo il tronchetto. Aiutiamoci con il foglio di carta forno che dovrà avvolgere tutto il rotolo. Mettiamo in frigorifero per un’ora.

4.       Trascorso il tempo possiamo farcire il tronchetto innevato di Natale. Cominciamo a tagliare ed eliminare due fette sottili alle estremità per rifilare i bordi. Ora dobbiamo creare un ramo da attaccare al tronco principale. Tagliamo in diagonale una bella fetta lunga qualche centimetro. Attacchiamo la fetta di sbieco sul tronchetto. Spalmiamo tutta la panna rimasta sul tronchetto lasciando libere le estremità per mostrare l’interno bicolore. Passiamo una forchetta con movimenti ondulati per decorare tutta la superficie del tronchetto. Spolverizziamo con farina di cocco. Infine, decoriamo a nostro piacimento: potremo utilizzare decorazioni di zucchero, ribes oppure anche foglioline di pungitopo.

Il tronchetto è pronto per essere servito e gustato con i vostri cari!


 

giovedì 11 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 11: "Io sono Babbo Natale" (2021) di Edoardo Falcone

 




Oggi mi piacerebbe consigliarvi un film, una commedia di Natale all’italiana: si tratta di “Io sono Babbo Natale” uno degli ultimi film di Gigi Proietti, qui in collaborazione con Marco Giallini.

Il film inizia con un piccolo preambolo del Natale del 1975:il piccolo Ettore non trova i regali sotto l’albero, come succede da qualche anno. Scrive così una lettera a Babbo Natale, dicendogli di voler prendere il suo posto e diventare un bambino più buono. Nonostante questo, Ettore diventa un delinquente e si trova spesso in carcere. Quando esce nel 2019, scopre che sua moglie, con cui ha avuto una figlia, l’ha lasciato.

Ritrovatosi da solo, va a dormire in un parco dove incontra un uomo che si chiama Nicola e dice di avere ben 125. Benché in un primo momento Ettore cerchi di derubarlo o non si mostri gradevole nei suoi confronti, durante il film inizia a essere sempre più tranquillo e tollerante, finché Nicola non gli rivela la verità sulla sua identità: dice di essere il vero Babbo Natale e di essersi trasferito a Roma da Rovaniemi per problemi di salute.

Durante il film, Ettore diventerà sempre più consapevole delle sue azioni passate e a fare amicizia con Babbo Natale, con il quale instaurerà un rapporto di cooperazione, e con i suoi amici elfi.

Guardare questo film è stato davvero divertente: vedere un Babbo Natale romano è stato tanto insolito quanto  piacevole.

È una di quelle commedie che riescono a farvi ridere ma anche a farvi riflettere sui propri sbagli, quasi fosse una forma di umorismo. È quello che fa anche Ettore nel corso della storia: si troverà spesso a guardare ai suoi misfatti, ma allo stesso tempo tenterà di andare avanti e superarli, magari facendo qualcosa di buono nella sua vita.

Ettore è un personaggio che attraversa un evoluzione: dagli atti di delinquenza al riscatto personale, dalla perdita di ogni rapporto al recupero della relazione con la moglie e l’inizio di una nuova amicizia proprio con Babbo Natale.

Recensione a cura di Serena



mercoledì 10 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 10: Recensione di "Il club dell'uncinetto" di Marta Marchese

 


Il Natale è per molti il periodo più bello dell'anno, la festa per eccellenza da trascorrere in famiglia, ma non è così per Emma che avverte quel primo Natale da divorziata come il periodo più triste.

Emma vive male l'abbandono del marito, il matrimonio fallito, quel figlio che non è mai arrivato.

Vive una vita di giorni tutti uguali, senza gioia e senza scopo, nel silenzio di una casa diventata troppo silenziosa, con un carico di ricordi che sono un pesante fardello da portare.

Finché un giorno il destino sembra bussare alla sua porta. Emma si imbatte in un bizzarro volantino nel quale si fa la reclame a un Club dell'uncinetto, con tanto di via e di numero civico.

In un primo momento, la donna getta il via il volantino, ma subito dopo d'istinto lo recupera e decide di andare a dare un'occhiata al Club.

Arriva davanti a un cottage, pigia il campanello e ad aprirle sarà una simpatica donna avanti con gli anni che la accoglierà all'interno della sua casa, dove ci sono altre donne, anch'esse non più giovanissime, che ogni giovedì si incontrano e realizzano capolavori all'uncinetto. C'è solo un problema: Emma non sa cosa sia l'uncinetto!

Eppure, tra una chiacchiera e una tezza di té fumante, tra succulenti torte e deliziosi biscotti, tra Emma e le signore dell'uncinetto si instaura un rapporto familiare, fatto di calore e confidenze, di amiciza e supporto.

Emma sarà coinvolta dalla magica atmosfera del Natale e pian piano riprenderà a sorridere. Il casuale incontro con un bel giardiniere sarà un piacevole imprevisto nella vita della donna, ma niente è facile e scontato. Ogni vita nasconde un segreto ed Emma lo scoprirà grazie all'acquisto dell'albero di Natale!

"Il club dell'uncinetto" è un gradevole cozy book che racchiude in appendice le ricette dei dolci, dei biscotti e degli infusi di té citati nel libro.

Si tratta di una novella natalizia delicata che riscalda il cuore e che fa sperare nel valore e nel potere dell'amicizia.

Cinque stelle meritate per anche per le illustrazioni contenute nel libro e la splendida cover!

Recensione a cura di Silvia M.