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lunedì 3 agosto 2026

[Recensione] "Le finestre della vita" di Rosalino Granata

«Questi racconti sono un viaggio per le strade della vita, un excursus tra gli episodi che, come finestre aperte, si aprono ai nostri occhi.»

Dalla prefazione di Rosita Panetta


Entrare nella lettura di Le finestre della vita di Rosalino Granata significa affacciarsi su una serie di scorci esistenziali eterogenei e profondamente autentici. La metafora delle "finestre" descritta nella prefazione di Rosita Panetta cattura perfettamente l'essenza dell'opera: ogni racconto è una luce che si accende su un frammento di realtà, svelando ora la magia dell'inquietudine, ora l'imprevedibilità del quotidiano, fino ad approdare a toccanti percorsi di redenzione e affetto.

Rosalino Granata dimostra una rara versatilità stilistica nel muoversi attraverso generi differenti pur mantenendo una voce narrativa schietta, trasparente e d'immediato impatto emotivo.

Nel racconto di apertura, Il libro della guida all'eterna sapienza, l'autore attinge a toni dark-fantasy e al realismo magico, dove un antico manoscritto di famiglia esercita un potere ipnotico e pericoloso sul giovane Paolo. È una potente allegoria sulla sete smodata di conoscenza e sull'amore genitoriale capace di spezzare anche la catena di un maleficio. 

Con Personaggi strani e Diverse storie, Granata ci porta invece sulle strade cittadine a bordo del bus guidato da Guido.Tra imitatori di Pantani, performer estemporanei di Celentano, paracadutisti e controverse figure urbane, il mezzo pubblico si trasforma in una perfetta metafora del mondo: un micro-cosmo vivace, fragile e talvolta ostile, dove la dedizione al proprio lavoro e l'empatia diventano baluardi contro l'indifferenza.

Il ritmo si fa incalzante e avvincente con Il mistero del condominio, una detective story arricchita da sfumature dialettali siciliane che rendono omaggio alla lezione di Andrea Camilleri. Qui la suspense si sposa con la determinazione di una moglie decisa a scagionare l'innocente marito grazie all'uso arguto dei social network e alla collaborazione con il commissario Attilio Forte.

Di straordinaria intensità emotiva è l'intimo A Giorgia..., racconto che affronta il tema del dolore infantile, della fame e dell'abbandono affettivo, illuminato dalla figura provvidenziale della maestra Carmen. È una celebrazione della forza della cultura e del talento sartoriale come strumenti di riscatto sociale.

Un elemento di straordinaria raffinatezza che impreziosisce la prosa di Rosalino Granata è l'inserimento misurato di brevi componimenti in forma di haiku. L'autore, che nasce innanzitutto come poeta, fa affiorare la sua matrice lirica creando anche delle vere e proprie "finestre sull'anima". Negli haiku custoditi nelle pagine della raccolta rappresentano momenti di pausa contemplativa, in cui la narrazione si ferma per lasciare spazio all'emozione pura.

Il valore principale dell'opera di Rosalino Granata risiede nell'empatia con cui ritrae l'animo umano. Che si tratti di affrontare l'incubo di una dipendenza, il peso di un adulterio seguito dal pentimento, o la dolce malinconia dei ricordi giovanili, l'autore non giudica mai i suoi personaggi, ma li accompagna lungo la vita con uno sguardo intriso di speranza e umanità.

"Le finestre della vita" è una lettura scorrevole ma profonda, consigliata a chi ama le storie autentiche, le atmosfere cittadine ben tratteggiate e quei piccoli ricami poetici che sanno regalare un momento di inaspettata meraviglia.

Recensione a cura di Silvia.



domenica 26 luglio 2026

[Recensione] "Tacchi, tabacchi & tarocchi" di Bettina Battistella

 


Tacchi, tabacchi & tarocchi è il secondo libro di Bettina Battistella che vede come protagonista la famiglia Bonfiglio capitanata dalla pimpante nonna Amelia.

Nel primo libro Un pappagallo in pegno l’Autrice ci ha fatto conoscere la ditta di investigazione dei fratelli Bonfiglio nella cornice di un’affascinante e vibrante Venezia.

In questo nuovo capitolo, la famiglia Bonfiglio è in vacanza come da tradizione agli Alberoni, dove prende in affitto sempre la stessa casa, di proprietà di un tipo ricco e non troppo simpatico. Del posto conoscono tutti, in particolare le suore del vicino convento e le sorelle Bonfiglio sono solite prestare il loro operato nella colonia estiva dei bambini. Sembra tutto perfetto, tranne un piccolo dettaglio: quella casa è abitata ormai da anni da una strana presenza che la famiglia chiama affettuosamente Astolfo. Un fantasma che si fa sentire con uno strano rumore di tacchi, ma che ha sempre convissuto pacificamente con gli inquilini affittuari. Tuttavia, quell’estate Astolfo cambia atteggiamento e diventa un’anima inquieta, qualcosa lo turba. Diventa più rumoroso, disturba il sonno della famiglia, richiede attenzione. La famiglia si chiede il perché. E la nonna sa a chi chiedere: c’è Maria La Greca che dice di saper leggere i tarocchi. Una seduta potrebbe svelare il mistero che tormenta Astolfo. Vito e Umberto Bonfiglio però decidono, sebbene in ferie, di indagare. Chiedono in giro per sapere qualcosa di più sulla storia della casa, a chi appartenesse in origine, chi ci vivesse. Le suore vicine di casa sanno qualcosa, una storia che potrebbe far luce sul mistero di Astolfo.

Il giallo cozy, da questo momento, diventa di più ampio respiro, strizza l’occhio e lascia spazio a uno spaccato di storia che ha segnato l’Italia e il destino di tante famiglie. L’Autrice con abilità, e senza appesantire la trama, fa un salto temporale e con la tecnica del flash back porta il lettore ai tempi delle discriminazioni razziali. Mostra uno spaccato di storia che fa ancora male e graffia l’anima, abbandona, ma lo fa solo per un momento, il giallo cozy per un ricordo doloroso, ma forse anche doveroso, per non dimenticare mai gli errori della storia e gli orrori compiuti dall’uomo. Riesce a incastonare il tutto con garbo, poi prende il lettore e lo riposta dai Bonfiglio, alla loro quotidianità più o meno perfetta e, con grande sorpresa, apre uno spunto di riflessione su scelte di vita importanti, dando voce e spazio a Novella, una delle giovani novizie, che si interrogherà se la vita monastica è veramente la sua strada o se invece non stia accettando passivamente una vita che non le appartiene.

All’Autrice va l’indubbio merito di aver tracciato una trama non semplice, ma con maestria ha fatto una scelta consapevole: conciliare una lettura leggera e al tempo stessa intensa. Il tutto diventa un dipinto perfetto, con tante sfumature che creano armonia.

Recensione a cura di Silvia.

mercoledì 1 luglio 2026

[Recensione] "Noa: L'eco di un amore selvaggio" di Alice Buzzella


I tratti distintivi della penna di Alice Buzzella sono tutti presenti in “Noa”, delicato retelling della favola di Pocahontas.

L’eleganza nella scrittura, lo stile pacato e ricercato, la capacità descrittiva e l’abilità disegnare i sentimenti dei personaggi emergono tra le righe di questa novella nella quale Noa ricorda molto la bella Pocahontas, legata alla sua terra, quella riserva alpina dove vive da sempre e della quale conosce tutto: la fauna e la flora, i silenzi e i rumori. Noa ama molto la sua terra, la rispetta e trasmette la sua passione quando guida i turisti alla scoperta di quei paesaggi meravigliosi, in cui l’uomo vive in simbiosi con la natura ma soprattutto in armonia. Eppure un giorno anche lì, tra la pace di quelle valli, arriverà chi, incurante di tanta bellezza, intende violare quell’equilibrio così delicato per raggiungere un proprio beneficio economico.

L’Autrice è stata molto abile a far emergere l’animo di Noa, quello di una donna sensibile, dotata però di una forza e di una determinazione fuori dal comune, capace di lottare per ciò in cui crede e di non cedere a compromessi. E, come Pocahontas, incontrerà qualcuno che dovrà decidere da che parte stare, se essere un imprenditore senza scrupoli oppure più semplicemente un uomo che si arrende di fronte all’amore, non solo di quel paradiso incontaminato.

Recensione a cura di Silvia



domenica 21 giugno 2026

[Recensione] "Abbiamo conosciuto la cecità" di Tania Anastasi

 

Abbiamo conosciuto la cecità è il nuovo romanzo storico di Tania Anastasi pubblicato da PAV Edizioni. Dopo il successo di Carusi di miniera, L’Autrice ha scelto di raccontare la Seconda guerra mondiale non dalla prospettiva dei grandi eventi, bensì da quella delle vite comuni travolte dagli eventi. Ambientato in una Catania ferita dai bombardamenti, il libro segue l’attesa di Ana, donna rimasta sola a proteggere i figli mentre Josip, l’uomo amato, viene risucchiato dal fronte e dalla prigionia.

La storia d’amore tra Ana e Josip nasce tra il porto, il mare e la promessa di un futuro possibile. Proprio per questo il conflitto assume un peso ancora più doloroso: non distrugge soltanto case e città, ma anche progetti familiari, divide famiglie, priva dell’intimità, lascia troppe parole non dette. Le lettere, i ricordi e i silenzi diventano strumenti narrativi efficaci, capaci di restituire la distanza tra chi parte e chi resta, tra chi combatte e chi sopravvive nell’attesa, cercando di proteggere la vita dei figli dagli orrori della guerra.

Uno degli aspetti più interessanti del libro, che a mio avviso ne rappresenta il punto di forza, è il punto di vista con il quale Tania Anastasi racconta la guerra. Non si attarda a descrivere strategie militari, non celebra vittorie, ma racconta la fragilità di chi subisce la guerra senza averla scelta. Madri, bambini, uomini affamati e città distrutte diventano il vero centro narrativo. La guerra appare così nella sua dimensione più concreta e disumana: non come pagina di manuale, ma come somma di assenze, paure, attese e sogni interrotti.

Catania, che fa da sfondo alle vicende, è una città ferita, distrutta e messa in ginocchio dai bombardamenti. L’Autrice sceglie uno stile sobrio per raccontare in modo commovente il dolore provocato dalla guerra. Lo fa con garbo, con chiarezza espositiva, non enfatizza il dolore, ma non sconta nulla: la distruzione, la crudeltà, il dolore viene raccontato al lettore con schiettezza. Come quella cecità citata nel libro che non lascia vedere la natura vera della guerra, che mette gli uomini uno contro l’altro in nome di ideologie decise da altri.

Tania Anastasi racconta una storia del passato con uno sguardo lucido al presente, alle conseguenze di tutte le guerre che non sono e non dovrebbero mai essere strumenti risolutivi di controversie, qualunque sia la bandiera o l’ideologia, ed esorta a riflettere sulla guerra stessa, che  lascia dietro di sé vite spezzate e domande senza risposta.

Recensione a cura di Silvia.



venerdì 5 giugno 2026

[Recensione] "Diario della contentezza" di Manuela Fabrini

 

“Ci sono parole […] che non vogliono essere gridate, ma solo sussurrate in un orecchio; che ti risvegliano dopo un lungo letargo, come le vibrazioni di una melodia antica; che ti avvolgono, ti proteggono e ti riscaldano, come una coperta di lana soffice in una fredda giornata di dicembre. Sono queste le parole che curano, le parole che salvano.”

Manuela Fabbrini con “Diario della contentezza” regala al lettore veramente una piccola perla che scalda il cuore. In un periodo storico fatto di amicizie virtuali, di rapporti costruiti e talvolta alimentati attraverso uno schermo, grazie alla connessione dati, questo piccolo libriccino ci fa ricordare, attraverso la vita della protagonista Luce, quelli che sono i veri valori, l’amore familiare, l’affetto tra fratelli, le tradizioni vissute in famiglia, i momenti di festa condivisi, quando si addobba l’albero di Natale tutti insieme e si appende quella pallina che fra tutte ha un valore simbolico.

E ci ricorda la bellezza di tenere un diario, come un amico a cui raccontare la nostra vita e le nostre giornate. Quell’amico silenzioso, come diceva anche Anna Frank “la carta è più paziente degli uomini” o lo psicologo statunitense Allport, che aveva ribadito come il diario fosse il documento personale per eccellenza.

Un diario, scritto dalla sua mamma da bambina, che un giorno sbucherà fuori da un’antica cassapanca proprio nel momento in cui Luce ne ha più bisogno, un Diario della contentezza così chiamato, pronto a ricordare con parole semplici e sincere che la felicità risiede nelle piccole cose e che forse non sono nemmeno troppo lontane da lei. Pagine che la faranno sentire meno sola e che la accompagneranno nel corso della sua vita, la cui lettura diventerà una sorta di rito, soprattutto in un momento: a Natale, davanti all’albero, insieme agli affetti più cari.

Una piccola perla, proprio come la collana a cui appartiene, ben scritta, che raggiunge il cuore del lettore e regala un pizzico di “contentezza”.

Recensione a cura di Silvia.



lunedì 1 giugno 2026

[Recensione] "La sonnambula" di Bianca Pitzorno

 


La sonnambula di Bianca Pitzorno è un romanzo storico vibrante a metà strada tra il genere picaresco e le atmosfere gotiche di fine Ottocento.

La forza del libro risiede nella sua protagonista Ofelia Rossi, una figura complessa, vittima delle convenzioni sociali del suo tempo, che trova il modo di riscattarsi e sfrutta uno strano “dono” su cui non ha il controllo in uno strumento di emancipazione economica e sociale. In una Sardegna postunitaria, ricostruita e descritta con grande cura, l’autrice si muove tra fatti storici reali e suggestioni nate da un vero annuncio d’epoca del 1894 trovato su un vecchio giornale. A Donora, Ofelia Rossi è per tutti “la sonnambula”, una donna capace di dare ascolto e conforto, in una società tipicamente patriarcale, ad altre donne che cercano solo un momento di libertà segreta.

Lo stilo dell’Autrice è raffinato e colto, talvolta venato di una sottile ironia. La trama appassiona e si sviluppa come un affascinante mosaico psicologico, sebbene talvolta lo stile rallenti a causa del racconto di molte vicende, alcune molto intricate, e per la presenza di numerosi personaggi secondari.

La sonnambula è un romanzo che omaggia la resilienza femminile, la capacità di riscatto delle donne. Consigliato a chi ama i romanzi che indagano l’animo umano e quei libri che si rivelano autentici affreschi di storia italiana.

Recensione a cura di Silvia.

venerdì 22 maggio 2026

[Recensione] "Dell'amore e della rivoluzione" di Eufemia Griffo

 


Immergersi tra le pagine di un romanzo storico è sempre un viaggio nel tempo, ma raramente capita di imbattersi in un’opera come "Dell’Amore e della Rivoluzione" di Eufemia Griffo, scritta così bene da tenere incollati alle pagine fino all'ultimo, senza stancarsi della lettura, senza sentirsi sopraffatti dagli eventi storici. L'autrice ci prende per mano e ci porta nel cuore pulsante e caotico della Rivoluzione Francese, regalandoci un’epopea dove i destini dei singoli si fondono inevitabilmente con la grande Storia.
Il più grande pregio dell'opera risiede nella sua straordinaria e accurata ricerca storica. Eufemia Griffo non si limita a fare da sfondo ai suoi personaggi: dipinge una Parigi settecentesca vivida, ricca di contrasti, odori e tensioni politiche.La ricostruzione degli eventi non risulta mai didascalica o noiosa. Al contrario, lo stile scorrevole e la prosa curata alleggeriscono il peso dei fatti storici, trasformando la cronaca dell'epoca in un quadro dinamico che prende forma spontaneamente nella mente di chi legge.
Al centro della narrazione troviamo una storia d'amore tormentata e potente, un legame viscerale costretto a muoversi tra ostacoli apparentemente insormontabili e decisioni laceranti. Ma l'amore, in queste pagine, non è solo romanticismo. È anche devozione cieca verso i propri ideali, coraggio civile e coerenza morale.I protagonisti, affiancati da una schiera di figure secondarie magistralmente caratterizzate, affrontano un’evoluzione psicologica profonda. La Griffo unisce finzione e realtà con tale naturalezza che, arrivati all'ultima pagina, separarsi da loro lascia addosso quella dolce malinconia tipica dei grandi libri.
Una lettura fluida e mai scontata che consiglio caldamente a tutti gli appassionati del genere e a chiunque voglia riscoprire il passato attraverso la lente dell'emozione pura.
Recensione a cura di Silvia




martedì 30 dicembre 2025

[Recensione] "L' italiana in bicicletta" di Pina Maria Rinaldi

 


Protagonista indiscussa di questo romanzo storico e di formazione è Serafina, donna forte e determinata.

Originaria di Bari, il 14 aprile del 1906 lascia la sua adorata terra per raggiungere il padre, unico genitore rimastale, che si è stabilito in Cile, a Valparaiso. Lasciare Bari è per la ragazza uno strappo perché vuol dire non solo abbandonare un lavoro che ama, disegnare abiti e cucire nella sartoria dello zio Luigi, ma soprattutto significa allontanarsi dal ricordo della madre Marisa, morta anni prima, da cui ha ereditato il carattere forte e volitivo e la passione per la bicicletta, nonostante la madre avesse perso la vita proprio in un incidente in bici.

E la bicicletta è anche il simbolo del desiderio di libertà in un’epoca in cui l’autonomia della donna è molto limitata.

Serafina parte a bordo di una nave NGI, il transatlantico Regina Margherita, un lungo viaggio durante il quale conoscerà tante storie e tante realtà, prima fra tutte quella degli altri immigrati, la forza di chi lascia tutto sperando in un futuro migliore e, di contra, la paura di chi non sa cosa ci sarà ad attenderli nel Nuovo Mondo.

A Valparaiso, Serafina ritrova suo padre, ma la vita non è come se l’aspetta. Serafina cresce, cambia e impara a convivere con la nostalgia e il dolore. Vivrà momenti drammatici, perderà altre persone care che incontra nel suo cammino. Nuove amicizie e forse nuovi amori.

Quello di Serafina è un personaggio ben tratteggiato attraverso il quale conosciamo l’Italia del primo novecento, l’emigrazione, la vita degli emigrati nel Nuovo Mondo.

Sebbene alcuni passaggi possano risultare più lenti, per via della forte nostalgia della protagonista,  descrizioni vivide e una perfetta combinazione tra momenti drammatici e altri di delicatezza, rendono questo romanzo una lettura molto gradevole e da consigliare.

Recensione a cura di Silvia

⭐⭐⭐⭐


giovedì 18 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 18: Recensione di "Tutta colpa del Natale" di Alessia Cannizzaro

 



“Ricordate: il Natale vive dentro chi ci crede davvero”

Tutta colpa del Natale di Alessia Cannizzaro è un libro caratterizzato da una grande capacità evocativa. Si avverte il freddo della neve che cade lenta e cadenzata, il rumore della legna che arde in un caminetto accesso, il bagliore dorato o colorato delle lucine che addobbano gli alberi, la musica dolce e melodiosa delle canzoni tradizionali e soprattutto il profumo dolce, che sa di cannella e zucchero a velo, dei biscotti, quello intenso, avvolgente e rassicurante, di una tazza di cioccolata calda. Ciò che passa attraverso le pagine di questo libro, e lo fa in modo chiaro e deciso, è il senso e lo spirito del Natale, quello più vero e profondo, che va ben oltre la visione consumistica contemporanea. Natale è Nataly Evergreen, la protagonista del libro, che, oltre a vestire di rosso e con motivi natalizi già da settembre, ama molto questa festività per il suo significato più intrinseco, quello dell’amore da dare e ricevere, del tempo da donare, della gioia che può scaturire dalla condivisione di una fiera o di un evento natalizio da organizzare, che sappia regalare un sorriso a chi è triste, un sogno ai bambini, un’occasione anche solo per stare insieme. Il Natale per Nataly non sono i regali, i pranzi luculliani o le interminabili giocate a casa di amici. Natale è quell’atmosfera che entra nel cuore delle persone, talmente forte da cambiare la percezione della realtà.

Nataly è nel piccolo paese in cui vive una fervida sostenitrice della magia del Natale e porta avanti con forza la sua convinzione anche quando si imbatte in Ethan Cole, nel nuovo sindaco, in apparenza freddo e razionale, che sembra insensibile al fascino dell’evento più magico dell’anno. Nataly però ha un dono: riuscire a far amare il Natale a chiunque la circonda, a trasmettere l’entusiasmo nelle cose in cui crede, a non fermarsi davanti alla prima difficoltà, a capire che, dietro un atteggiamento cinico e indifferente, può nascondersi qualcosa.

In fondo, “le luci servono proprio a questo[…]: a far sembrare più sopportabile il buio. Non devi spegnerle, devi solo capire per cosa le stai accendendo.”

L’Autrice ci insegna che il vero significato del Natale non sta nei regali, né nelle luci, ma “nel sentirsi a casa, nel cuore di qualcuno che ti sceglie ogni giorno”.

Il romanzo presenta una trama semplice e lineare, molto gradevole nella lettura, ricca di diversi significati che inducono a riflettere sul valore della festa. Invita a tornare al senso più vero e profondo, lontano da logiche consumistiche e a riscoprire la famiglia, gli amici, gli affetti e l’amore. Ci invita anche a riflettere sui meno fortunati e sui bisognosi, a non girarci dell’altra parte e a rimanere coerenti con le nostre idee anche se incontriamo molto difficoltà. Se crediamo in qualcosa, e lo facciamo fino in fondo, alla fine potremo convincere della bontà delle nostre idee anche chi è più contrario o restio. Una lettura ideale per il periodo, che riscalda il cuore e l’anima.

Recensione a cura di Silvia



mercoledì 10 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 10: Recensione di "Il club dell'uncinetto" di Marta Marchese

 


Il Natale è per molti il periodo più bello dell'anno, la festa per eccellenza da trascorrere in famiglia, ma non è così per Emma che avverte quel primo Natale da divorziata come il periodo più triste.

Emma vive male l'abbandono del marito, il matrimonio fallito, quel figlio che non è mai arrivato.

Vive una vita di giorni tutti uguali, senza gioia e senza scopo, nel silenzio di una casa diventata troppo silenziosa, con un carico di ricordi che sono un pesante fardello da portare.

Finché un giorno il destino sembra bussare alla sua porta. Emma si imbatte in un bizzarro volantino nel quale si fa la reclame a un Club dell'uncinetto, con tanto di via e di numero civico.

In un primo momento, la donna getta il via il volantino, ma subito dopo d'istinto lo recupera e decide di andare a dare un'occhiata al Club.

Arriva davanti a un cottage, pigia il campanello e ad aprirle sarà una simpatica donna avanti con gli anni che la accoglierà all'interno della sua casa, dove ci sono altre donne, anch'esse non più giovanissime, che ogni giovedì si incontrano e realizzano capolavori all'uncinetto. C'è solo un problema: Emma non sa cosa sia l'uncinetto!

Eppure, tra una chiacchiera e una tezza di té fumante, tra succulenti torte e deliziosi biscotti, tra Emma e le signore dell'uncinetto si instaura un rapporto familiare, fatto di calore e confidenze, di amiciza e supporto.

Emma sarà coinvolta dalla magica atmosfera del Natale e pian piano riprenderà a sorridere. Il casuale incontro con un bel giardiniere sarà un piacevole imprevisto nella vita della donna, ma niente è facile e scontato. Ogni vita nasconde un segreto ed Emma lo scoprirà grazie all'acquisto dell'albero di Natale!

"Il club dell'uncinetto" è un gradevole cozy book che racchiude in appendice le ricette dei dolci, dei biscotti e degli infusi di té citati nel libro.

Si tratta di una novella natalizia delicata che riscalda il cuore e che fa sperare nel valore e nel potere dell'amicizia.

Cinque stelle meritate per anche per le illustrazioni contenute nel libro e la splendida cover!

Recensione a cura di Silvia M.





martedì 25 novembre 2025

[Nuova recensione] "Scritto con coraggio. Vita e imprese di Nellie Bly" di Alessia Cannizzaro

“La prima reporter donna della Storia ci insegna che la penna è un’arma potentissima per cambiare il mondo”.

“Scritto con coraggio” è un breve saggio uscito dalla penna di Alessia Cannizzaro dedicato alla figura di una donna e di una giornalista: Nellie Bly.

Era nata in Pennsylvania nel maggio del 1864 e non aveva avuto un’infanzia facile. D’origine benestante, dopo la prematura scomparsa del padre, la madre aveva sposato un uomo violento e dedito all’alcool. La giovane Elizabeth, nome all’anagrafe di Nellie, era cresciuta vittima di dinamiche familiari complesse e violente. Era stato durante gli anni della crescita che aveva maturato l’idea di voler essere una donna autonoma e indipendente, libera di fare le sue scelte, capace di badare a se stessa e di potersi mantenere da sola. A differenza delle donne del suo tempo, non aspirava ad alcun matrimonio. Visse in un’epoca di grandi cambiamenti sociali, desiderava poter studiare ma non aveva denaro e si adattò a svolgere svariati mestieri. Finché una giorno, leggendo un articolo di un giornale sulla condizione della donna, relegata al solo ruolo di moglie e madre, si indignò e scrisse una lettera, in cui manifestava tutto il suo disappunto, proprio al direttore di quel giornale.

La lettera aveva talmente tanto carattere che al direttore sembrò scritta da un uomo tanto da desiderare di conoscerlo e di offrigli il posto di redattore. Invece a presentarsi fu proprio Nellie.

La vita di questa donna, che ha avuto una grande fiducia in se stessa e nelle sue potenzialità, è veramente straordinaria.  È stata una donna coraggiosa che è riuscita in imprese fuori dal comune, come quando si propose, riuscendoci, di girare il mondo in 72 giorni oppure quando si finse pazza per farsi internare in un manicomio femminile per osservare, documentare e denunciare la condizione disumana in cui vivevano le donne internate. Nellie fu un’icona femminista, un’attivista, una straordinaria imprenditrice, una grande giornalista, ma fu soprattutto esempio di intraprendenza e di indipendenza femminile. Dimostrò con la sua vita, con le sue opere e il suo coraggio, che le donne possono raggiungere risultati degni di nota, pur non avendo un solido sostrato economico, in un’epoca in cui la donna era relegata a casa e passava dalle dipendenza del padre a quella del marito.

Si sposò a trentuno anni con il settantatreenne Robert Seaman, da cui ereditò un’azienda che riuscì a gestire benissimo, ampliando i guadagni, che le diede la possibilità di operare grandi cambiamenti nell’industria.

Questo è un breve saggio in edizione tascabile che merita di essere letto per conoscere un personaggio non noto a molti che merita maggiore visibilità per l’esempio di vita e di coraggio che ci ha lasciato in eredità.

Recensione a cura di Silvia.

sabato 1 novembre 2025

Recensione: "Bed & Breakfast And Books: Il club del libro alla fine del mondo" di Frida Skybach

 

“Ljusskär è un luogo incantevole, una perla nascosta sulla riva del mare, circondata dalle dolci colline dell’Österlen e popolata da aziende agricole”.


Proprio a Liusskär è diretta Patricia alla ricerca della sorella Madeleine, che da quel luogo era scomparsa misteriosamente vent’anni prima.

Un mistero che attraversa tutto il romanzo, ne costituisce l’ossatura principale, la storia principale nella quale si innestano altre vicende che le gravitano tutt’intorno.

Patricia troverà alloggio nel Bed & Breakfast And Books gestito da Mona, una donna che cerca di portare avanti l’attività tra mille difficoltà economiche, di gestione e di salute. Ciò che dà forza alla donna è l’amore per quel luogo così ricco di ricordi, la passione per il suo lavoro e l’amicizia delle sue amiche, con le quali condivide la passione per la lettura. Insieme hanno creato il club del libro. In quell’hotel c’è un angolo con romanzi dai titoli celebri e, tra quelli,  scelgono i titoli per il loro gruppo di lettura. In questo luogo così caldo e accogliente, approda Patricia, con il suo dolore per la scomparsa della sorella, sempre cercata e mai trovata, sembra inghiottita dal nulla. Ciò che la spinge a Ljusskär dopo vent’anni  è una catenina che riceve in forma anonima per posta, una collanina che era di sua sorella. Ha un solo indizio da cui cominciare: il timbro postale che indica il paese da cui quel misterioso pacchetto è stato spedito.

Il libro presenta diverse sfumature: è un misterioso giallo con il caso di scomparsa, è un romance, perché parla molto dell’amore, quello filiale, quello tra fidanzati, tra sposi e persino l’amore che può nascere quando non si è più giovani, ma è una storia che racconti di dolori, vite spezzate, anime lacerate, di sofferenze. È un romanzo che strizza l’occhio all’introspezione psicologica, ai dolori e ai tormenti dell’anima.

La narrazione prevede due diversi livelli temporali, quello di Madeleine e quello di Patricia.

Questo ricco tessuto narrativo, tuttavia, pecca forse di tanti personaggi e di troppe storie, che si intersecano con la principale, che in parte rallentano il ritmo narrativo e in parte fanno perdere il filo della trama.

A dispetto del titolo, il club del libro ha un ruolo marginale, secondario.

Il finale è ad alta tensione e, anche in questo caso, una nuova storia nella storia, molto ricca di pathos, sembra rubare la scena alla conclusione che dovrebbe essere la principale: che fine ha fatto Madeleine?

Recensione a cura di Silvia.

 


lunedì 20 ottobre 2025

[Recensione] "Non sono un eroe: memorie di un vigile del fuoco" di Roberto Ardizzone

 

“In tutto questo penso pure che se esiste un Dio, forse un angelo, più volte mi ha preso e sorretto per le spalle con le sue braccia forti e sicure, come la forte imbracatura di un paracadute, e mi ha tolto dal pericolo sussurrandomi a un orecchio:- Non è arrivato ancora il tuo momento, Robbi-

Gli eroi non muoiono di vecchiaia, e io sono diventato vecchio come, per fortuna, tanti miei colleghi.

No, non sono un eroe.

Sono stato e sono solamente un uomo”.

Non sono un eroe è una storia autobiografica, quella della vita dell’autore, Roberto Ardizzone, che è un vigile del fuoco in pensione, un mestiere che ha sognato di fare fin da bambino. La sua casa si trovava vicina a una caserma dei vigili del fuoco ed è proprio lì che il piccolo Roberto ha imparato molte cose interessanti sul faticoso e difficile mestiere dei vigili del fuoco, tanto da crescere con un sogno, quello di poter indossare un giorno quella divisa.

E Roberto Ardizzone è riuscito a fare nella vita il mestiere che sognava di fare da bambino, affiancato e sorretto, nei momenti più difficili del suo mestiere, dall’amore incrollabile per Saveria, sua moglie.

Il libro è un racconto appassionato di molti momenti della sua carriera, alcuni molto dolorosi, altri più leggeri. Di quel lavoro fatto di rischi e di gravi perdite, come la morte dei colleghi sul lavoro, ad altri di normale amministrazione, come un gattino che si arrampica in cima a un campanile salvo poi non trovare il modo di scendere.

Dal disperato che minaccia il suicidio gettandosi dal balcone, alla donna che, tradita da un tacco 12, cade urtando la testa e, intontita dall’urto, in strato confusionale, scambia Roberto per chissà chi, stampandogli un bacio sulla bocca!

E poi c’è il racconto intenso e doloroso di eventi che hanno segnato la storia del nostro paese: dal terremoto dell’Irpinia, in cui Roberto è stato impiegato, alle stragi di mafia degli anni Novanta, quando, solo per caso o per destino, Roberto si trovava in ferie e non tra i suoi colleghi che hanno lavorato nei luoghi delle stragi.

Fino alla festa di pensionamento, durante la quale Roberto ripercorre, come in una pellicola in bianco e nero, la storia della sua vita, sospira un po' commosso e tuttavia certo di aver dato il massimo per quella divisa e per quel lavoro tanto amato.

Ha una certezza, più forte di altre, quella di non essere un eroe, ma solo un uomo che ha svolto il suo dovere, onorando una divisa.

Questo libro è una bellissima lettura, semplice, scorrevole, appassionata. Tutto è descritto così bene da rendere il lettore partecipe e presente; si riesce a vedere ogni luogo, ogni situazione, ogni avventura di cui è stato protagonista l’Autore.

Recensione a cura di Silvia




martedì 14 ottobre 2025

[Recensione] "Mi sei scoppiato dentro al cuore (all'improvviso)" di Marzia Accardo

 


Selvaggia sembra avere tutto: lavora nell’azienda del padre come commercialista e ha un uomo che la ama. Tuttavia, non si rende conto che sono gli altri a decidere e a scegliere per lei, a iniziare dal padre che la spedisce letteralmente a spiare un’azienda agrituristica che intende assorbire. Senza passarle preferenza, le prenota una stanza all’agriturismo Venturelli, affinché sotto mentite spoglie di turista in cerca di turista, osservi l’azienda dall’interno.

Solo in quel momento Selvaggia si rende conto che nessuno le ha chiesto un parere e che lei ha dovuto eseguire un comando senza battere ciglia.

Quello che doveva essere un viaggio di lavoro forzato, diventa per Selvaggia un’occasione per ritagliarsi del tempo e riflettere sulla sua vita, su chi è lei, cosa desidera e come vede il suo futuro.

Selvaggia trova la forza per dare una svolta alla sua vita, alla ricerca dei sentimenti più veri e sinceri, di tagliare i rami secchi dalla sua vita e di prendere le distanze da quella famiglia che trincerata dietro falsi perbenismi non era mai riuscita a riconoscere il suo valore. E sarà così che, sfidando il padre e mettendo a rischio la sua confort zone, quella che le garantiva una vita dorata ma falsa, Selvaggia non svolgerà il ruolo di spia che le era stato chiesto di fare.

Presso l’azienda Venturelli, la donna scopre la bellezza di sentirsi parte di una famiglia, di ritrovarsi la sera attorno a una tavola apparecchiata, di parlare e condividere tutto nel bene e nel male.

Conosce Rocco, un ragazzone con qualche problema ma molto tenero, che le farà assaporare il piacere delle cose semplici e dei sentimenti più puri, e conoscerà Fabio, tenebroso, intenso, passionale che pur vivendo una relazione strana e poco coinvolgente, almeno da parte di lui, saprà conquistarla giorno dopo giorno.

Recensione a cura di Silvia.

⭐⭐⭐⭐.5

sabato 23 agosto 2025

Recensione: "Domani, domani" di Francesca Giannone

"Una sera, era andato a vedere Il posto delle fragole di Ingmar Bergman e, una volta uscito dalla sala non c'era stato nessuno cui rivelare quanto quel film lo avesse toccato nel profondo; come Isak, il protagonista, aveva riflettuto su quale fosse il suo posto delle fragole, quello dell'esistenza più felice, e aveva trovato la risposta in una sola immagine che gli era apparsa nitida davanti agli occhi: Casa Rizzo."

Dopo il successo de "La portalettere", Francesca Giannone torna con un nuovo, avvincente romanzo.

"Domani, domani" è un romanzo che racconta la storia di una famiglia, i Rizzo, che da sempre si sono contraddistinti per il loro saponificio, che si è tramandato di padre in figlio.

Un passaggio di testimone che non ha guardato alle reali inclinazioni, ai sogni o ai progetti di vita dei componenti della famiglia. Un lavoro che è stato dato in eredità a prescindere ed è passato dal nonno, il vero fondatore del saponificio Rizzo, al figlio e poi ai nipoti, Lorenzo e Agnese, che hanno ereditato dal nonno quello stesso amore e quella stessa passione per l'azienda di famiglia.

Per i due fratelli, che sono cresciuti con un padre per nulla legato alla tradizione di famiglia, più attento ai cruciverba della Settimana enigmistica che all'azienda, Casa Rizzo è la loro ragione di vita, è una certezza nel loro futuro. Loro sono una squadra e l'anima stessa del saponificio.

Quando la vita giocherà loro un tiro mancino, privandoli proprio di quel saponificio tanto amato, a loro non rimarrà che una scelta: rimanere a lavorare, ma come dipendenti, oppure andare via.

Mentre Lorenzo non tollera l'idea di diventare operaio in quella stessa fabbrica di cui è stato il padrone indiscusso e decide di andare via in cerca di un altro lavoro, Agnese rimane.

Tra i due fratelli, così uniti e complici fino a quel momento, si apre una frattura profonda. Per la prima volta i due hanno una visione diversa delle cose e per la prima volta si allontanano sempre di più.

La perdita del saponificio è la perdita di un rapporto che sembrava solido, destinato a non finire. 

Quello che il lettore compie attraverso questo libro è un lungo viaggio volto ad analizzare l'animo umano, i rapporti interfamiliari che talvolta possono essere più complessi di quel che sembrano in apparenza, la complessità di alcune scelte di vita che portano davanti a bivi in cui è molto difficile scegliere e che spesso qualunque decisione presa può essere dolorosa per sè e per altri, sebbene in quel momento possa sembrare l'unica strada percorribile.

I luoghi in cui si è stati felici o che hanno fatto parte della nostra vita, regalandoci il meglio, avranno sempre un posto privilegiato nel nostro cuore. Con il passare degli anni ci ritorneremo sempre con la mente e forse quando un giorno ci torneremo di persona e scopriremo che qualcosa è cambiato, penseremo che "Domani, domani" forse qualcosa potrà rinascere.

Recensione a cura di Silvia.



martedì 5 agosto 2025

Recensione: "Il sogno della macchina da cucire" di Bianca Pitzorno.

 

Bianca Piztorno ha confezionato e regalato ai lettori un romanzo verità sulla condizione della donna nell' Ottocento e per farlo ha dato voce a una sartina che è punto di osservazione e voce narrante.

La sartina è una giovane donna sola al mondo che va  a lavorare a casa di famiglie benestanti per cucire, ma lei è considerata alla pari della servitù. Gli unici contatti che ha con le signore e le signorine sono solo per prendere le misure e usare le loro Singer. Fino a quando la marchesina Ester, una sua cliente, l'unica che, rompendo le convenzioni sociali, la tratta da amica e confidente, non le regala una macchina da cucire portatile. 

Da quel momento la sartina potrà prendere più lavoro che è quello che le consente di vivere in modo dignitoso. Lei, giovane e sola al mondo, è in grado di mantenersi da sè e di vivere in due stanze facendo in cambio la pulizia dell'entrata dello stesso palazzo dove sono ubicate.

Andando a cucire di casa in casa, diventa un'osservatrice privilegiata di quel mondo dorato, fatto di eleganza e apparenza, di finzione e disperazione, di cose non dette, di dinamiche poco comprensibili in cui le donne sembrano attrici di un copione ben definito, burattini di un teatro in cui i burattinai sono prima i padri e poi i mariti.

E quelle donne che hanno deciso di imporsi e di vivere la propria vita senza sottostare a mariti padroni e spesso traditori oppure hanno preferito inseguire un sogno non sempre hanno avuto una vita facile e talvolta l'epilogo di certe scelte è stato tutt'altro che roseo.

La sartina osserva e fa tesoro di ciò che vede fino a quando l'amore non bussa alla sua porta e devasta la sua vita.

E sì, perchè se a innamorarsi erano due persone dello stesso certo sociale, tutto andava bene. Ma se un uomo di rango più elevato si innamorava di una sartina, la  famiglia non solo non l'avrebbe permesso ma le conseguenze sarebbero state devastanti per la vita della giovane artigiana.

La famiglia non avrebbe mai accettato che il proprio figliuolo si fosse innamorato di un'operaia! Nell' Ottocento, era la donna ad aver disturbato il signorino e  ad aver mirato ai suoi averi. Pertanto era una meretrice e doveva essere registrata come tale.

Una giovane donna, operaia, di umili, origini non avrebbe avuto possibilità di replicare o di difendersi e per verificare se fosse una meritrice o una donna onesta veniva sottoposta a un'infamante visita ginecologica che violava la sua stessa dignità, segnandola profondamente nel corpo e nell'anima.

A meno che...non possedesse una macchina da cucire.

"L'articolo 60 del Regolamento Cavour allora in vigore [...] recitava: "Se qualche prostituta dimostra intenzione di abbandonare il meretricio, il tenente postribolo deve tosto avvertire il direttore dell'ufficio sanitario, dal quale sarà incoraggiata ad attuare     l'ideata risoluzione. [...]

Nella sentenza da lui ricordata, le autorità della nostra regione avevano autorizzato la meretrice taldeitali a farsi cancellare dai registri della Polizia per cessazione d'attività, grazie al fatto, e soltanto a quello, che possedeva una macchina da cucire."

Una storia che racconta la forza di una giovane donna, la sua dignità, la resilienza in una società patriarcale.

Recensione a cura di Silvia





martedì 29 luglio 2025

Recensione: Il club dell'uncinetto" di Marta Marchese.

 Il Natale è per molti il periodo più bello dell'anno, la festa per eccellenza da trascorrere in famiglia, ma non è così per Emma che avverte quel primo Natale da divorziata come il periodo più triste.

Emma vive male l'abbandono del marito, il matrimonio fallito, quel figlio che non è mai arrivato.

Vive una vita di giorni tutti uguali, senza gioia e senza scopo, nel silenzio di una casa diventata troppo silenziosa, con un carico di ricordi che sono un pesante fardello da portare.

Finchè un giorno il destino sembra bussare alla sua porta. Emma si imbatte in un bizzarro volantino nel quale si fa la reclame a un Club dell'unicinetto, con tanto di via e di numero civico.

In un primo momento, la donna getta il via il volontino, ma subito dopo d'istinto lo recupera e decide di andare a dare un'occhiata al Club.

Arriva davanti a un cottage, pigia il campanello e ad aprirle sarà una simpatica donna avanti con gli anni che la accoglierà all'interno della sua casa, dove ci sono altre donne, anch'esse non più giovanissime, che ogni giovedì si incontrano e realizzano capolavori all'uncinetto. C'è solo un problema: Emma non sa cosa sia l'uncinetto!

Eppure, tra una chiacchiera e una tezza di té fumante, tra succulenti torte e deliziosi biscotti, tra Emma e le signore dell'uncinetto si instaura un rapporto familiare, fatto di calore e confidenze, di amiciza e supporto.

Emma sarà coinvolta dalla magica atmosfera del Natale e pian piano riprenderà a sorridere. Il casuale incontro con un bel giardiniere sarà un piacevole imprevisto nella vita della donna, ma niente è facile e scontato. Ogni vita nasconde un segreto ed Emma lo scoprirà grazie all'acquisto dell'albero di Natale!

"Il club dell'uncinetto" è un gradevole cozy book che racchiude in appendice le ricette dei dolci, dei biscotti e degli infusi di té citati nel libro.

Si tratta di una novella natalizia delicata che riscalda il cuore e che fa sperare nel valore e nel potere dell'amicizia.

Cinque stelle meritate per anche per le illustrazioni contenute nel libro e la splendida cover!


Recensione a cura di Silvia M.


martedì 15 luglio 2025

Recensione: "Prescrizione d'amore" di Silvestra Sorbera.

Un romanzo delicato quello di Silvestra Sorbera che affronta un tema quanto mai attuale, quello delle gravidanze non solo indesiderate ma anche precoci.

La protagonista è Laura, una giovane studentessa che, durante una gita, incontra il bello e biondo, di cui conosce appena il nome, e con lui trascorre un'indimenticabile notte d'amore, salvo poi scoprire, appena un mese dopo, di essere rimasta incinta.

Figlia unica, si confida prima con la nonna e dopo, grazie al suo affetto, con i genitori, i quali, dopo lo sgomento iniziale, decidono di supportarla affinché quel bambino concepito per errore venga alla luce.

Fatta questa premessa, ritroviamo poi Laura ormai adulta, commessa di un supermercato, lavoro che ha accettato, mettendo i suoi sogni in un cassetto, per vivere in modo autonomo dai genitori e crescere senza problemi Raul, ormai un brillante studente universitario che sa di essere stato concepito per un fatale errore.

Raul è il fulcro della vita di Laura, il suo unico scopo e a lui ha dedicato tutta la sua vita fino a quando non incontra, proprio alla cassa del supermercato in cui lavora, Dario.

Quest'ultimo, affascinante e a tratti misterioso, è attratto da Laura e inizia un sottile corteggiamento, ma la donna è abituata ormai a vivere l'amore con estrema cautela, temendo anche di compromettere l'equilibrio che negli anni si è conquistata con fatica assieme a Raul.

La penna dell'autrice è gradevole e affronta con maturità e in modo realistico la complicata vita di una donna che, giovanissima, si è trovata a dover fare da madre e da padre a suo figlio. Ne mette in luce tutte le difficoltà, i sacrifici e le rinunce che ha dovuto affrontare. 

Gli aspetti delle vita di Laura emergono tutti: gli amici che pian piano si allontanano fino a scomparire, tranne una sola cara amica che le rimarrà sempre accanto; i sogni che aveva da ragazza messi in un cassetto, la necessità di crescere in fretta e di abbandonare il dorato mondo dell'adolescenza per entrare di colpo in quello degli adulti, la responsabilità delle scelte e la forza di una madre di lasciar andare il figlio, cresciuto da sola, per la sua strada, a vivere da studente fuori sede.

Infine, il delicato rapporto con l'amore, a cui Laura ha sempre rinunciato fino a quando non incontra Dario. Anche questa relazione non sarà semplice, anzì sarà difficile, altalenante, un corsa a ostacoli, quegli impedimenti che solo l'amore vero e maturo può superare, mentre su tutti aleggia l'ombra di un padre biologico, un grande assente di cui nel romanzo si avverte la presenza e che regalerà al lettore un colpo di scena inaspettato.

Recensione a cura di Silvia M.


lunedì 14 luglio 2025

Recensione: " HAIKU: LE 100 PERLE di Rosalino Granata"

L’ultimo lavoro di Rosalino Granata è una raccolta di cento Haiku, cento perle come le ha definite lo stesso autore, che trattano temi diversi.

L’Autore, con soli tre versi, riesce a esprimere in modo talora profondo e toccante, altre volte allegro e scanzonato, altre volte evocativo, stati d’animo, ricordi, pensieri, emozioni, momenti di vita.

L’Autore dedica i suoi pensieri alle quattro stagioni, al calore e all’allegria dell’estate, al freddo e alla neve dell’inverno, non tralasciando la calda e rassicurante atmosfera del Natale.

Haiku dedicati all’amicizia, a quella che riscalda il cuore e all’amico che ha procurato una delusione.

Bellissimi e toccanti i versi dedicati alla madre, e più in genere all’amore materno, quelli dedicati alla famiglia e all’amore.

Molto delicati i versi dedicati al mare, nei quali si percepisce quasi la pace e la comunione con la natura in quelle giornate di quiete, quando ancora le spiagge sono assolate o poco frequentate. Proprio in quei momenti, lungo la riva, l’Autore riesce ad abbandonarsi alla riflessione.

“Lungo la riva

assaporo il mare

meditazione”

Ho apprezzato l’attaccamento e il ricordo dell’Autore per la terra d’origine, quella Sicilia a cui è ancora intimamente legato. Ricorda il paese d’origine, lì dove affondano le sue radici, quel legame che rimane forte e solido nonostante il tempo e la distanza.

“Dolce paese

terra delle radici

mai perdute”

Leggendo gli Haiku di Rosalino Granata, mi imbatto in tre versi che per me, appassionata di Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, non possono passare inosservati.

“Film d’altri tempi

cinema paradiso

gran emozione”

Leggo, anche in questi versi, un attaccamento alla terra natìa o forse qualcosa che ricorda all’autore un’esperienza simile alla sua, di chi lascia il proprio paese per scelta o per circostanza di vita, un po' come ha fatto Totò nel film con cui il regista siciliano ha conquistato l’Oscar.

Meritano attenzione anche la cover e le illustrazioni raffigurate all’interno del libro  realizzate da Martina Granata, figlia dell’Autore.

*Ringrazio l’Autore per la collaborazione.


Recensione a cura di Silvia M.