Protagonista indiscussa di questo
romanzo storico e di formazione è Serafina, donna forte e determinata.
Originaria di Bari, il 14 aprile
del 1906 lascia la sua adorata terra per raggiungere il padre, unico genitore
rimastale, che si è stabilito in Cile, a Valparaiso. Lasciare Bari è per la
ragazza uno strappo perché vuol dire non solo abbandonare un lavoro che ama,
disegnare abiti e cucire nella sartoria dello zio Luigi, ma soprattutto
significa allontanarsi dal ricordo della madre Marisa, morta anni prima, da cui
ha ereditato il carattere forte e volitivo e la passione per la bicicletta,
nonostante la madre avesse perso la vita proprio in un incidente in bici.
E la bicicletta è anche il
simbolo del desiderio di libertà in un’epoca in cui l’autonomia della donna è
molto limitata.
Serafina parte a bordo di una
nave NGI, il transatlantico Regina Margherita, un lungo viaggio durante il
quale conoscerà tante storie e tante realtà, prima fra tutte quella degli altri
immigrati, la forza di chi lascia tutto sperando in un futuro migliore e, di
contra, la paura di chi non sa cosa ci sarà ad attenderli nel Nuovo Mondo.
A Valparaiso, Serafina ritrova
suo padre, ma la vita non è come se l’aspetta. Serafina cresce, cambia e impara
a convivere con la nostalgia e il dolore. Vivrà momenti drammatici, perderà
altre persone care che incontra nel suo cammino. Nuove amicizie e forse nuovi
amori.
Quello di Serafina è un
personaggio ben tratteggiato attraverso il quale conosciamo l’Italia del primo
novecento, l’emigrazione, la vita degli emigrati nel Nuovo Mondo.
Sebbene alcuni passaggi possano
risultare più lenti, per via della forte nostalgia della protagonista, descrizioni vivide e una perfetta
combinazione tra momenti drammatici e altri di delicatezza, rendono questo
romanzo una lettura molto gradevole e da consigliare.
Recensione a cura di Silvia
⭐⭐⭐⭐

Nessun commento:
Posta un commento