"A volte basta vedere per credere; altre volte invece le cose più reali di questo mondo sono le cose che non si vedono."
Oggi, per questa casella, vi consiglio un classico che ogni anno ci viene riproposto: Polar Express.
Nato dalla mente di Robert Zemeckis, la sua particolarità
risiede nella tecnica utilizzata: la performance capture, che consiste nell’uso
di appositi ricettori attaccati sul corpo degli attori per poi poter catturare
le immagini col computer e trasformarle in animazione. In seguito Zemeckis
avrebbe usato la stessa tecnica per Beowulf e il suo Christmas Carol con
protagonista Jim Carey.
Protagonista del film è un bambino di cui non viene mai
rivelato il nome, che ha smesso di credere in Babbo Natale e festeggia con
sentimento di disillusione. Non sa se credere o non credere più. Una notte,
pochi minuti prima della mezzanotte, il bambino viene svegliato da uno strano
rumore e corre fuori con la vestaglia, che si strappa inavvertitamente. Fuori
di casa nota una strana locomotiva che sembra spuntata dal nulla e viene
esortato a salire dal capotreno (Tom Hanks).
La locomotiva all’interno ha un’atmosfera molto accogliente e
calda, nella quale i bambini in viaggio bevono cioccolata calda vestiti in
pigiama. Tra i vagoni, il bambino avrà modo di fare amicizia con altri due suoi
coetanei con cui completerà il viaggio.
Dopo mille e improbabili peripezie (che li vedranno
incontrare uno strano barbone sul tetto del treno e infiltrarsi in una fabbrica
di giocattoli, in seguito allo sgancio di un vagone), i bambini riescono
finalmente ad arrivare al Polo Nord. Tutti si precipitano in piazza principale
dove finalmente arriva anche Babbo Natale, che sceglie il piccolo protagonista
per assegnargli il primo regalo. A questo punto il bimbo si deciderà a credere.
“Polar Express” è uno di quei film natalizi che riescono ad
ammaliarvi e fanno dimenticare della realtà circostante. Per me, guardarlo è
come salire sul treno e ritrovarmi a bere cioccolata calda in direzione Polo
Nord (fermata: casa di Babbo Natale).
Il regista riesce a cogliere perfettamente l’innocenza di un
bambino che aspetta il Natale come il periodo più bello dell’anno: il periodo
dove tutto si riempie di decorazioni, addobbi, luci e si sente profumo di
cioccolato e dolci alla cannella nell’aria. Con grande tenerezza riesce a
rappresentare l’attesa trepidante con cui tutti i bambini e ragazzini aspettano
Babbo Natale che porta i regali. È come vedersi immedesimati sullo schermo con
autenticità, sincerità e anche qualche nota ironica.
Inoltre il film è molto bello anche per il messaggio che dà:
credere. Penso che a tutti, almeno una volta nella vita sarà capitato di
perdersi di coraggio o smettere di confidare in un sogno. Ed è proprio quando
smettiamo di crederci che succede qualcosa che ci suggerisce di non abbandonare
mai i propri sogni, perché sono in grado di renderci felici sempre. Un sogno
non muore mai e affinché questo accada è necessario crederci. Sempre.



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