venerdì 11 settembre 2026

[Recensione] "Felicità fuori programma" di Federica Garancini

“Felicità fuori programma” è un romance chick-lit di Federica Garancini che ha il sapore di estate, di leggerezza e, in un certo senso, anche di famiglia.

La protagonista del romanzo è Nina, una studentessa fuori corso di Beni culturali di ventotto anni, segnata da una famiglia ormai disgregata: suo padre Claudio ha lasciato la sua vera madre Tessa per un’altra donna, Annika (rinomata scrittrice di romanzi rosa), sua sorella gemella Elisabetta è diventata un’icona del mondo dei social e l’unico a esserle rimasto accanto è il fratello.

Nonostante ciò, Nina sogna una vita all’insegna del relax, dello yoga e lontana da qualsiasi dramma o forma di stress.

Quando sua sorella riceve una proposta di matrimonio degna di un film, Nina si ritrova quasi casualmente a rimettersi in contatto con il suo ex fidanzato Santiago, figliastro di Annika, che ha conosciuto in Spagna durante un soggiorno presso la stravagante scrittrice. Proprio con lui ha avuto una storia lunga, appassionante, ma anche piena di alti e bassi. Federica capisce così che è arrivato il momento per lei di interrogarsi su sé stessa e sulla sua relazione con Santiago, fino a porsi la fatidica domanda: sono felice?

Innanzitutto, mi piacerebbe focalizzarmi sullo stile dell’autrice. Federica Garancini ha una scrittura molto avvincente, fluida e, a tratti, anche ironica. I personaggi da lei creati sono descritti in maniera molto approfondita e vivida, sembra quasi di averli davanti. Durante la lettura, in particolare, mi è venuto quasi spontaneo entrare in empatia con la protagonista: è una ragazza molto dolce ma anche insicura, a causa della sua storia familiare, e la narrazione in prima persona la rende ancora più credibile.

La storia non è per nulla scontata, perché attraverso l’espediente del romance tratta tematiche che mi hanno colpita molto. Tramite il rapporto tra Tessa e Nina, l’autrice esplora il tema della paura dell’abbandono che lascia nella protagonista un senso di insicurezza, che la spinge al non voler avere relazioni stabili. Fortunatamente, Nina riesce a trovare una nuova madre in Annika, che si mostra nei suoi confronti una donna molto disponibile, accogliente e sempre pronta ad ascoltarla.

A tal proposito, “Felicità fuori programma” si rivela un romanzo di formazione che porta Nina a riscoprire l’amore, la sua storia con Santiago, a ricostruire la sua famiglia e ritrovare la felicità.

Recensione a cura di Serena.

martedì 8 settembre 2026

[Recensione] "Il futuro è ancora tutto da scrivere" di Monica Sauna

Se siete alla ricerca di una lettura che sappia unire la dolcezza di un romanzo rosa, il fascino del mistero e una profonda riflessione sul tempo e sugli affetti familiari, allora mettetevi comodi. Oggi vi parlo di "Il futuro è ancora tutto da scrivere", l'emozionante romanzo di Monica Sauna edito da Land Editore. Conosciuta sul web anche per il suo seguitissimo travel blog I Viaggi di Monique, Monica Sauna abbandona per un attimo le guide turistiche per accompagnarci in un viaggio intimo e geografico, dove il passato e il presente si intrecciano indissolubilmente.

La storia ruota attorno a Emma, una giovane donna che si trova a fare i conti con i dubbi, le insicurezze e le paure legate al proprio domani. La sua vita prende una svolta inaspettata quando, frugando in un vecchio baule, si imbatte in un oggetto misterioso: la foto di sua nonna Agnese da giovane.Fin qui nulla di strano, se non fosse che quello stesso identico scatto è custodito gelosamente da Agnese sul comodino di casa sua. Quale segreto nasconde quel ritrovamento? Per scoprirlo, Emma – affiancata dal coprotagonista Noah – inizierà a scavare nella storia della sua famiglia, affrontando ombre del passato.

Emma e Noah sono due personaggi affascinanti, con un carattere forte ben delineato. Tengono alto il filo della tensione narrativo con il loro rapporto, fatto di alti e bassi, da confronti accessi e da una strana e incontrollabile attrazione.

La forza di questo romanzo risiede nella sua capacità di toccare corde emotive molto profonde. La penna di Monica Sauna è fluida, scorrevole e delicata. Riesce a gestire perfettamente l'equilibrio tra la componente romance e la linea misteriosa legata al segreto di Agnese. Il lettore viene costantemente cullato da atmosfere suggestive, dove si respira l'amore dell'autrice per i viaggi e per i dettagli evocativi.

Una scrittura leggera ma mai superficiale, ideale per staccare la spina e ritrovare un momento di serenità. Il legame tra nonna e nipote è descritto con una delicatezza rara, capace di commuovere e far riflettere sui ricordi che ereditiamo.

Monica Sauna ci ricorda che il passato ci definisce, ma che le pagine del nostro domani sono ancora bianche e tutte da inventare.Voi lo avete letto? Vi ispirano le storie con misteri familiari? Fatemelo sapere nei commenti!

Recensione a cura di Silvia.

mercoledì 2 settembre 2026

[Recensione] "Prendimi l'anima" di Annalisa Baeli

 

“Si siede accanto a te e si sporge un po' mostrandoti la tua immagine nel piccolo schermo digitale della macchina fotografica, quello scatto che ha appena fatto senza avvertirti. La fissi e quella ragazza che ha immortalato, anche se non è una ragazza sorridente, è felice […]Non ti sei mai vista così, non hai mai visto questa immagine di te, e per la prima volta ti vedi con occhi diversi. Da tanto, tantissimo tempo non vedevi una tua foto, una dove tu fossi felice davveero.”

Ci sono libri che si leggono per il gusto di farlo e poi ci sono storie che, pagina dopo pagina, ti entrano dentro e ti lasciano qualco
sa a cui pensare. "Prendimi l'anima" di Annalisa Baeli (edito da Pav Edizioni) appartiene decisamente alla seconda categoria: un new adult romance intenso, capace di far vibrare le corde più nascoste di chi ama le dinamiche emotive forti.

Al centro della narrazione troviamo Kelly Scott, vicepresidente della casa editrice Debra. Kelly è una donna che ha fatto del controllo, delle regole rigorose e della distanza emotiva la sua armatura quotidiana. Per lei, ogni cosa deve essere pianificata per evitare di essere travolta dal dolore o dall'imprevedibilità della vita.

Dall'altra parte c'è Blake Reed, un fotografo di successo esuberante, magnetico e allergico agli schemi precostituiti. Quando le loro strade si incrociano, è un vero e proprio colpo di fulmine destinato a scombinare tutte le carte in tavola. Blake guarda Kelly come nessuno ha mai fatto prima, lui riesce a vedere la vera Kelly, riuscendo a scorgere oltre la corazza di ghiaccio che lei si è costruita attorno. E lei, abituata a difendersi, anche dalla sua famiglia, si ritrova improvvisamente a fare i conti con un'attrazione irrefrenabile.

La dinamica tra la rigidità di Kelly e la travolgente libertà di Blake crea una chimica pazzesca. Si compensano alla perfezione, regalandoci battute taglienti, ironia e momenti di grande tenerezza.

Annalisa Baeli ha il dono di scrivere personaggi incredibilmente umani. Kelly e Blake non sono perfetti: commettono errori, hanno fragilità e proprio per questo risultano reali, vicini a noi. Più che una semplice storia d'amore, il romanzo è un viaggio sul coraggio di lasciarsi andare. Ci mostra quanto sia difficile abbassare le difese, ma anche quanto sia necessario rischiare tutto pur di vivere un sentimento autentico.

Se amate i romance intensi, capaci di alternare momenti di profonda dolcezza a tensioni emotive palpabili, questo libro fa assolutamente al caso vostro. È una lettura che scorre veloce ma che, allo stesso tempo, scava in profondità.

Avete già letto qualcosa di Annalisa Baeli o questo romanzo è pronto a entrare nella vostra wishlist? Fatecelo sapere nei commenti!

Recensione a cura di Silvia

mercoledì 19 agosto 2026

[Recensione] "Nessun dipinto mi spezzerà il cuore" di Sabrine El Mayel

 


"La verità assoluta può essere impossibile da raggiungere, specialmente quando si tratta di eventi complessi, ma il bello della storia dell'arte sta proprio nel poter esplorare e trovare gli strumenti che più ci incuriosiscono, per provare poi a dedurre quali potrebbero essere i significati nascosti, semmai ci fossero"

“Nessun dipinto mi spezzerà il cuore” di Sabrine El Mayel è molto più di un libro, è un viaggio nella storia dell’arte, che svela le storie dietro i dipinti più celebri della storia e non solo.

È come entrare in un museo dove si uniscono sia opere più note che altre meno conosciute, che spaziano in un arco di tempo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo, dall’Europa alle Americhe. È un viaggio tra storie, pittori e stili che si muovono tra il Realismo, l’Impressionismo, l’Espressionismo e il Surrealismo.

L’autrice presenta capolavori artistici che hanno fatto la storia e che vengono presentati ai lettori non solo da un punto di vista descrittivo, ma indagando con attenzione tutti quei dettagli che agevolano la comprensione di un opera, come il contesto storico, e, soprattutto, una significativa analisi psicologica dell’autore. Ciò che aggiunge un tocco personale al libro è il fatto che ognuna delle opere citate presenta anche un racconto, in cui l’autrice prova a immaginarne chi siano i personaggi rappresentati, quale sia la loro storia, cosa abbiano provato nel momento del ritratto.  Inoltre racconta del modo in cui ogni artista ha immortalato la sua epoca.

A tal punto, mi ha colpito molto il Matrimonio diseguale di Vasily Vladimirovich Pukirev del 1862. Non conoscevo questo quadro né il pittore, ma ammetto che la storia mi ha affascinata molto per due aspetti: in primis, perché l’artista è riuscito a dipingere con grande realismo un matrimonio combinato, dove è del tutto assente l’amore tra i coniugi, e anche perché si ispira a una vicenda in particolare realmente accaduta. L’autrice, infatti, segnala che è stata scoperta l’identità della ragazza nel dipinto tramite un altro ritratto di un tale Vladimir Sukhov.

Questo, tuttavia, non è l’unico caso citato. L’autrice, infatti, approfondisce molto anche Ofelia, di John Everett Millais, la cui modella trova il suo volto in Elizabeth Siddal. La sua è una storia che intreccia arte e tragedia. Fu, infatti, costretta a posare per varie ore in una vasca d’acqua fredda e, a seguito di quanto accaduto, rimase a letto per varie settimane per via di una brutta polmonite.

Il libro, però, non parla solo di arte, parla anche d’amore. Raccontando di artisti come Frida Khalo e Amedeo Modigliani racconta quanto i loro partner siano stati importanti per la loro produzione artistica.

Credo che sia proprio questo il particolare che mi ha colpito di più: la capacità dell’autrice di riuscire ad andare oltre la tela, nei meandri delle emozioni che hanno segnato ogni dipinto, talvolta fino a commuoversi, con il pensiero che forse ci sarà un dipinto che potrà spezzarci il cuore.

Aggiungo che all’inizio e alla fine sono presenti dei bellissimi quadri realizzati dall’autrice allo stile di Modigliani, che conferiscono al libro un tocco ancor più elegante al libro.

Recensione a cura di Serena.



mercoledì 5 agosto 2026

[Recensione] "Odissea" di Christopher Nolan (2026)

 

Sabato scorso, sono andata finalmente al cinema a vedere l’Odissea di Christopher Nolan, un film intenso, affascinante, avvincente, epico proprio come il poema omerico da cui è tratto.

Il film inizia con una scena estremamente evocativa: un aedo (interpretato da Travis Scott) racconta una storia che ha per protagonista una guerra, un uomo, un pensiero, un inganno e una moglie (per dirlo con le sue esatte parole). Ha appena introdotto in poche parole i nuclei tematici dell’Odissea. La Guerra di Troia è ormai un lontano ricordo, tutti i capi dell’esercito greco sono tornati in patria, tra cui Agamennone (Benny Safdie) e Menelao (Jon Bernthal), che è riuscito a riportare a Sparta la moglie Elena (Lupita Nyong'o). A Itaca, da vent’anni, si attende il ritorno del suo sovrano Odisseo (Matt Damon). Ormai il palazzo reale è stato invaso dai proci, dei disgustosi pretendenti che, guidati dal perfido Antinoo (Robert Pattison), sperano di ottenere la mano della bella Penelope (Anne Hathaway), in attesa del ritorno dell’amato marito. Ogni notte si impegna a tessere e scucire la tela destinata al sudario del suocero, con lo scopo di impedire un matrimonio affrettato. Accanto a lei ci sono Argo, il fidato e anziano cane di Odisseo, il capraio Eumeo e Telemaco (Tom Holland), il figlio che il re ha lasciato quando era molto piccolo per andare a combattere a Troia. Questi, a sua volta, ha deciso di andare per mare per avere notizie da suo padre, dirigendosi da Menelao.

Nel frattempo Odisseo si trova a Ogigia, dove la ninfa Calipso (Charlize Theron) lo tiene in ostaggio, e iniziano a riaffiorare delle immagini dal passato nella sua mente: ricorda di aver contribuito alla vittoria greca della guerra di Troia, distrutta in fiamme, con il trucco del maestoso cavallo di legno (ideato con il defunto Sinone, interpretato nel film da Elliot Page) e di essersi imbarcato in un viaggio di ritorno verso Itaca, ostacolato da numerosi scontri spesso armati. È omesso il periodo passato sull’isola dei Feaci, infatti non appare Nausicaa.

Nel film mancano alcune parti del poema, probabilmente per motivi di durata, ma in questa recensione voglio concentrarmi su ciò che c’è. Il primo punto che salta all’occhio è sicuramente l’interpretazione superlativa di Matt Damon: fin dal racconto dell’aedo, viene messo al centro l’uomo; nel proemio greco, infatti, la prima parola è proprio Ἂνδρα, che vuol dire uomo. Odisseo (Ulisse nella versione italiana) è, infatti, un eroe astuto, dotato di intelletto e scaltrezza nel combattere (molte scene di battaglia, infatti, sono sulle sue spalle), ma si mostra anche nella sua fragilità umana, ormai distrutto e stanco di mettere la sua intelligenza al servizio di una guerra che è andata avanti per dieci anni, desideroso più che mai di tornare a casa e riabbracciare l’amata moglie e il figlio che del padre non ha alcun ricordo.

A tal proposito, desidero esprimere un parere proprio su questi personaggi. Penelope è interpretata da Anne Hathaway, che è riuscita a dipingere la regina di Itaca come una donna di grande forza interiore. La sua interpretazione mette insieme speranza, resilienza e spirito materno nei confronti del giovane Telemaco. Riesce a fondere perfettamente le sue tre anime: quella di regina, impegnata a regnare con equilibrio su un trono vacante nell’attesa del ritorno dei suo sovrano; quella di donna, determinata a non cedere la mano ad altri pretendenti, preservando così la sua dignità, caparbietà e fedeltà; e quella di madre, che continua a essere un punto di riferimento per il figlio. Una magistrale interpretazione di Penelope nel modo più naturale possibile. Altrettanto struggente è l’interpretazione di Calipso (Charlize Theron), non solo una ninfa innamorata di uno straniero, ma anche una donna che capisce di dover lasciare andare un uomo che non le appartiene.

Nel film sono presenti anche dei piccoli sipari tra la madre e il figlio, in cui Penelope racconta a Telemaco di suo padre, dimostrando di saperlo riconoscere in ogni dettaglio, soprattutto dal modo in cui era solito scoccare la freccia dal suo arco. Proprio questo, è il particolare più significativo del film, nella scena del riconoscimento finale.

Anche Tom Holland ha dato un’interpretazione di Telemaco che mi è piaciuta molto. Non si tratta più dell’adolescente con lo sguardo un po’ disperso di Spiderman, ma di un giovane uomo che mostra curiosità, interesse e coraggio nella decisione di andare per mare alla ricerca del padre. A tal proposito, Nolan ha evidenziato la sua crescita interiore sia attraverso la capacità di relazionarsi con altri personaggi che attraverso la capacità di combattere, che lo accomuna al padre. A pensarci meglio, questo è un tema comune sia alla letteratura greca che a quella romana: la maturazione di un personaggio attraverso un iter qualsiasi, guidato dalla sua curiosità. All’inizio del film, Telemaco è un adolescente, alla fine un uomo pronto a succedere il padre sul trono di Itaca.

A ostacolarlo c’è Antinoo, un uomo perverso e senza scrupoli, determinato a prendere il trono e a mandare in esilio il giovane Telemaco. Antinoo è interpretato da Robert Pattison, anch’egli ormai lontano da Edward di Twilight, che lo ha rappresentato in tutta la sua crudeltà, rendendolo un antagonista con l’iniziale maiuscola. Di Antinoo sono accentuati il suo essere viscido, bugiardo e, soprattutto codardo durante lo scontro finale di Odisseo contro i Proci. È lui che dà i comandi, ma lascia che siano gli altri a morire prima di lui.

Mi è piaciuta molto anche Samantha Morton nei panni di Circe: è riuscita a conferire alla maga l’immagine di una donna più umana, verace, che ha dovuto imparare nel tempo a sopravvivere con l’arte dei suoi incantesimi. Una donna che nei primi istanti può sembrare inquietante, ma finisce per rivelarsi agli occhi di Odisseo nella sua sensibilità e fragilità. Ciononostante, è omessa la relazione tra i due.

Nel film non sono presenti le divinità, eccetto una: Atena, interpretata da Zendaya, che però continua a mantenere un ruolo abbastanza marginale che la fa apparire come un monito di coscienza interiore, piuttosto che come una guida per l’eroe greco. Lo stesso discorso si può riferire a Sinone, mi sarebbe piaciuto fosse stato più partecipe, invece la sua uscita di scena mi è sembrata un po’ frettolosa.

Inoltre, mi piacerebbe spendere alcune parole anche sull’uso del CGI (ovvero sull’uso della correzione al computer). Nolan ha sempre specificato di voler limitarne l’utilizzo per rendere alcune scene più realistiche possibile: e ciò gli è riuscito davvero benissimo. Scene come lo scontro con Polifemo, la trasformazione degli uomini di Odisseo in maiali, la battaglia con Scilla e Cariddi e quella contro i Lestrigoni sono davvero impressionanti e assorbono perfettamente il pubblico. Il film dura circa tre ore, ma è riuscito a tenermi incollata allo schermo, non c’è stato un minuto in cui la mia attenzione è mancata.

È molto suggestiva l’ambientazione: da siciliana, infatti, ho molto gradito il fatto che Nolan abbia scelto isole come Favignana o le Eolie per girare il film e rendere scene di navigazione e battaglia ancor più vere. E vi assicuro che vedere il film girato a pochi chilometri da casa fa anche un certo effetto.

Non mancano sipari di grande emotività: mi riferisco all’adozione di Argo e all’ultimo saluto a Odisseo, aspettato per vent’anni con le ultime forze rimaste, e soprattutto al ricongiungimento tra il protagonista e Penelope. Non posso negare che in quel momento mi è scappata qualche lacrima.

La sceneggiatura, inoltre, mi è sembrata molto fedele ai valori portanti della società greca arcaica, quali il vincolo dell’ospitalità e delle leggi di Zeus (come dare una sepoltura ai morti e i sacrifici in favore degli dei, l’accoglienza dello straniero e il rispetto verso chi ospita). Tali concetti, infatti, vengono spesso ribaditi per bocca del protagonista. Questo rende il film ancora più credibile e, soprattutto, lo rende un meraviglioso copione adattabile a Odisseo, eroe tragico, circondato dall’orchestra dei suoi compagni e del poema che porta il suo nome.

Recensione a cura di Serena



lunedì 3 agosto 2026

[Recensione] "Le finestre della vita" di Rosalino Granata

«Questi racconti sono un viaggio per le strade della vita, un excursus tra gli episodi che, come finestre aperte, si aprono ai nostri occhi.»

Dalla prefazione di Rosita Panetta


Entrare nella lettura di Le finestre della vita di Rosalino Granata significa affacciarsi su una serie di scorci esistenziali eterogenei e profondamente autentici. La metafora delle "finestre" descritta nella prefazione di Rosita Panetta cattura perfettamente l'essenza dell'opera: ogni racconto è una luce che si accende su un frammento di realtà, svelando ora la magia dell'inquietudine, ora l'imprevedibilità del quotidiano, fino ad approdare a toccanti percorsi di redenzione e affetto.

Rosalino Granata dimostra una rara versatilità stilistica nel muoversi attraverso generi differenti pur mantenendo una voce narrativa schietta, trasparente e d'immediato impatto emotivo.

Nel racconto di apertura, Il libro della guida all'eterna sapienza, l'autore attinge a toni dark-fantasy e al realismo magico, dove un antico manoscritto di famiglia esercita un potere ipnotico e pericoloso sul giovane Paolo. È una potente allegoria sulla sete smodata di conoscenza e sull'amore genitoriale capace di spezzare anche la catena di un maleficio. 

Con Personaggi strani e Diverse storie, Granata ci porta invece sulle strade cittadine a bordo del bus guidato da Guido.Tra imitatori di Pantani, performer estemporanei di Celentano, paracadutisti e controverse figure urbane, il mezzo pubblico si trasforma in una perfetta metafora del mondo: un micro-cosmo vivace, fragile e talvolta ostile, dove la dedizione al proprio lavoro e l'empatia diventano baluardi contro l'indifferenza.

Il ritmo si fa incalzante e avvincente con Il mistero del condominio, una detective story arricchita da sfumature dialettali siciliane che rendono omaggio alla lezione di Andrea Camilleri. Qui la suspense si sposa con la determinazione di una moglie decisa a scagionare l'innocente marito grazie all'uso arguto dei social network e alla collaborazione con il commissario Attilio Forte.

Di straordinaria intensità emotiva è l'intimo A Giorgia..., racconto che affronta il tema del dolore infantile, della fame e dell'abbandono affettivo, illuminato dalla figura provvidenziale della maestra Carmen. È una celebrazione della forza della cultura e del talento sartoriale come strumenti di riscatto sociale.

Un elemento di straordinaria raffinatezza che impreziosisce la prosa di Rosalino Granata è l'inserimento misurato di brevi componimenti in forma di haiku. L'autore, che nasce innanzitutto come poeta, fa affiorare la sua matrice lirica creando anche delle vere e proprie "finestre sull'anima". Negli haiku custoditi nelle pagine della raccolta rappresentano momenti di pausa contemplativa, in cui la narrazione si ferma per lasciare spazio all'emozione pura.

Il valore principale dell'opera di Rosalino Granata risiede nell'empatia con cui ritrae l'animo umano. Che si tratti di affrontare l'incubo di una dipendenza, il peso di un adulterio seguito dal pentimento, o la dolce malinconia dei ricordi giovanili, l'autore non giudica mai i suoi personaggi, ma li accompagna lungo la vita con uno sguardo intriso di speranza e umanità.

"Le finestre della vita" è una lettura scorrevole ma profonda, consigliata a chi ama le storie autentiche, le atmosfere cittadine ben tratteggiate e quei piccoli ricami poetici che sanno regalare un momento di inaspettata meraviglia.

Recensione a cura di Silvia.



lunedì 27 luglio 2026

[Recemsione] "L'hacker di Northingham" di Alessia Cannizzaro

 

“L’hacker di Northingham” di Alessia Cannizzaro offre un’originale rivisitazione della favola di Robin Hood in chiave moderna.

Il protagonista è Robin Carter, di umili origini, un brillante studente di informatica e infallibile hacker che riesce a penetrare nel sistema della prestigiosa Northingam University e a intitolare una borsa di studio a sé stesso. L’Università, tuttavia, non è un ambiente del tutto rose e fiori, dal momento che i vari studenti appartengono a classi sociali diverse. Gli studenti più abbienti, però, sono quelli che godono dei maggiori privilegi. Tra questi vi è anche Marian Whitmore, la figlia del rettore, verso cui Robin nutre una certa simpatia, ma di cui non sa se fidarsi o meno.

Un giorno Robin riceve una comunicazione: serve la modica cifra di tredicimila sterline per modificare il colore delle divise di baseball. Decide così di entrare nel sistema dell’università, manomettere alcuni numeri e assegnare dei buoni agli studenti meno benestanti da spendere in materiale scolastico.

Dal giorno successivo comincia una vera e propria “caccia all’untore” per smascherare l’identità del misterioso hacker. Sopraggiunge, così, una sfida per Robin: dovrà capire di chi può fidarsi e da chi deve tenersi lontano.

Il nuovo libro di Alessia Cannizzaro rivisita brillantemente la favola di Robin Hood soprattutto per il modo in cui viene attualizzata e proiettata in un contesto verosimile: un’università d’élite, che si trasforma in un dedalo in cui differenze sociali non vengono livellate, ma accentuate da una gestione fortemente arbitraria. Questo è proprio uno dei tratti più particolari dell’autrice: quello di saper raccontare una storia sempre in modi diversi e mai scontati.

Sicuramente la narrazione viene resa anche credibile dal fatto che a raccontare la storia è proprio Robin dal suo punto di vista: quello di uno studente non benestante e, soprattutto, di un hacker esperto! Vorrei, a tal proposito, sottolineare la bravura dell’autrice nell’utilizzare un lessico altamente specifico e tecnico da far pensare che, in alcuni punti, il libro sia stato scritto proprio da un hacker!

Inoltre, la storia invita a riflettere sulle differenze sociali nella realtà: benché venga ambientata in una prestigiosa università, la storia narrata potrebbe verificarsi in qualsiasi parte del mondo.

Recensione a cura di Serena.




domenica 26 luglio 2026

[Recensione] "Tacchi, tabacchi & tarocchi" di Bettina Battistella

 


Tacchi, tabacchi & tarocchi è il secondo libro di Bettina Battistella che vede come protagonista la famiglia Bonfiglio capitanata dalla pimpante nonna Amelia.

Nel primo libro Un pappagallo in pegno l’Autrice ci ha fatto conoscere la ditta di investigazione dei fratelli Bonfiglio nella cornice di un’affascinante e vibrante Venezia.

In questo nuovo capitolo, la famiglia Bonfiglio è in vacanza come da tradizione agli Alberoni, dove prende in affitto sempre la stessa casa, di proprietà di un tipo ricco e non troppo simpatico. Del posto conoscono tutti, in particolare le suore del vicino convento e le sorelle Bonfiglio sono solite prestare il loro operato nella colonia estiva dei bambini. Sembra tutto perfetto, tranne un piccolo dettaglio: quella casa è abitata ormai da anni da una strana presenza che la famiglia chiama affettuosamente Astolfo. Un fantasma che si fa sentire con uno strano rumore di tacchi, ma che ha sempre convissuto pacificamente con gli inquilini affittuari. Tuttavia, quell’estate Astolfo cambia atteggiamento e diventa un’anima inquieta, qualcosa lo turba. Diventa più rumoroso, disturba il sonno della famiglia, richiede attenzione. La famiglia si chiede il perché. E la nonna sa a chi chiedere: c’è Maria La Greca che dice di saper leggere i tarocchi. Una seduta potrebbe svelare il mistero che tormenta Astolfo. Vito e Umberto Bonfiglio però decidono, sebbene in ferie, di indagare. Chiedono in giro per sapere qualcosa di più sulla storia della casa, a chi appartenesse in origine, chi ci vivesse. Le suore vicine di casa sanno qualcosa, una storia che potrebbe far luce sul mistero di Astolfo.

Il giallo cozy, da questo momento, diventa di più ampio respiro, strizza l’occhio e lascia spazio a uno spaccato di storia che ha segnato l’Italia e il destino di tante famiglie. L’Autrice con abilità, e senza appesantire la trama, fa un salto temporale e con la tecnica del flash back porta il lettore ai tempi delle discriminazioni razziali. Mostra uno spaccato di storia che fa ancora male e graffia l’anima, abbandona, ma lo fa solo per un momento, il giallo cozy per un ricordo doloroso, ma forse anche doveroso, per non dimenticare mai gli errori della storia e gli orrori compiuti dall’uomo. Riesce a incastonare il tutto con garbo, poi prende il lettore e lo riposta dai Bonfiglio, alla loro quotidianità più o meno perfetta e, con grande sorpresa, apre uno spunto di riflessione su scelte di vita importanti, dando voce e spazio a Novella, una delle giovani novizie, che si interrogherà se la vita monastica è veramente la sua strada o se invece non stia accettando passivamente una vita che non le appartiene.

All’Autrice va l’indubbio merito di aver tracciato una trama non semplice, ma con maestria ha fatto una scelta consapevole: conciliare una lettura leggera e al tempo stessa intensa. Il tutto diventa un dipinto perfetto, con tante sfumature che creano armonia.

Recensione a cura di Silvia.

lunedì 20 luglio 2026

[Recensione] "L'ultimo segno di noi" di Antonella Salese

 

Antonella Salese esordisce nella collana Romance New Adult PAV Edizioni con un libro che regala da subito emozioni travolgenti.

L’ultimo segno di noi è un reverse age gap, sì perché a essere più grande è la protagonista, Azzurra, mente lui è Matteo. Non è però un age gap qualunque, perché l’amore tra i due nasce e si sviluppa tra i banchi di scuola e si tratta di un amore proibito perché Matteo è uno studente di quel liceo all’ultimo anno, mentre Azzurra è la sua insegnate di lingue. La loro storia nasce pian piano: prima è un incontro di sguardi, poi la consapevolezza di una forte attrazione, infine è amore profondo, quello che nasce tra due anime che si incontrano e si riconoscono e non possono fare a meno di amarsi. All’Autrice si deve riconoscere la grande capacità di descrivere e rendere veri e vivi i sentimenti, le emozioni, i battiti del cuore, l’attrazione, le attese, i tormenti dell’animo per una storia che agli occhi della società sembra scandalosa. Cosa c’è però di strano tra due ragazzi che si amano? Davvero quella manciata di anni che li separa può fare la differenza tra una storia destinata a durare o una destinata a finire? Azzurra e Matteo non vivono una storia tutta rose e fiori, ma si scontrano con convenzioni sociali, i pregiudizi, i falsi perbenismi da una parte; dall’altra conoscono anche chi crede in loro, chi in quel loro rapporto così forte, vero e profondo, vede solo un giovane uomo e una giovane donna che si amano nonostante tutto e tutti.

Una scrittura fresca, coinvolgente, di quelle che ti fanno divorare un libro. Quando ho letto l’ultima pagina, Azzurra e Matteo sono diventati come due amici che mi sono mancati un po'. Perché io ho tifato per loro.

Recensione a cura di Serena.

giovedì 16 luglio 2026

[Recensione] "Lady Oscar: L'epopea di una guerriera romantica" di Elena Romanello

 

Con "Lady Oscar: L'epopea di una guerriera romantica" Elena Romanello, grande appassionata dell'anime, ci ha regalato un piccolo saggio molto esaustivo pieno di aneddoti sul personaggio di Lady Oscar, trattando non solo del manga, ma anche dei vari adattamenti televisivi e dell'autrice Riyoko Ikeda.

Il saggio inizia raccontando il successo del manga creato dalla ventiquattrenne fumettista giapponese Riyoko Ikeda, discendente di una famiglia di samurai, e inizialmente pubblicato a episodi dal il 21 maggio del 1972 sulla rivista Margaret Comics. Il titolo originale è Versailles no bara, ovvero "La rosa di Versailles", e narra una storia rivoluzionaria, ambientata a Parigi poco prima della Rivoluzione francese, la cui protagonista è Oscar François de Jarjayes, una giovane donna che viene allevata dal padre come un uomo e diventa in poco tempo il Comandante delle guardie reali al servizio dei sovrani Luigi XVI e Maria Antonietta. Il manga ottiene subito un successo straordinario tra un pubblico di giovani lettrici, in grado di procurare all'Ikeda l'attenzione di alcuni registi per trarne un cartone animato. La serie viene diretta dai maestri Tadao Nagahama e Osamu Dezaki (il quale, tuttavia, fece dell'anime un libero adattamento del fumetto) e disegnata da Shingo Araki e Michi Himeno. Viene successivamente descritto il debutto dell'anime e la risonanza che ebbe nei vari Paesi del mondo in cui venne mandato in onda, con un attento approfondimento di sequel e spin-off letterari, quali le Storie gotiche.

Si parla poi del film di Jacque Demy del 1979, di produzione nippo-francese, con protagonista Catriona Macoll nei panni della protagonista, che tuttavia non riuscì a replicare il successo dell'anime, a causa di una sceneggiatura poco curata e di personaggi interpretati senza carisma. Non per caso, Jacque Demy non volle che il film venisse proiettato in Francia.

In tempi più recenti, nel 2025 è stato prodotto anche un nuovo adattamento cinematografico, questa volta a cartone animato, dallo studio Mappa e dalla giovane regista Ai Yoshimura, desiderosa di creare un nuovo film che mettesse insieme dei disegni rinnovati, una storia più fedele al manga creato da Riyoko Ikeda e la passione di quest'ultima per il canto e i musical, riempiendo la pellicola di intermezzi canori. Benché il progetto si fosse mostrato ambizioso e interessante, sembra che il film abbia presentato una regia un po' frettolosa, in cui sono più frequenti le parti cantate che le scene della storia.

Il libro parla anche del doppiaggio della serie, delle sigle iconiche di Cristina D'Avena e soprattutto dei Cavalieri del Re, che continuano ancora a presenziare ad eventi dedicati al cartone animato e non solo.

Si tratta di un saggio che io, da appassionata di anime giapponesi e soprattutto di Lady Oscar, ho letto in pochi giorni. È una lettura molto scorrevole che non si limita solo a raccontare la storia di un fumetto e successivamente cartone molto famoso, ma indaga anche dietro gli aneddoti simpatici vi si celano e che rendono il libro ancora più gradevole. Nulla è lasciato al caso, ma ogni dettaglio è approfondito minuziosamente. È un bellissimo viaggio che attraversa varie generazioni, penetra nei meandri della cultura giapponese e non solo, indaga le caratteristiche dello shojo (il manga per ragazze) e continua ad attualizzare il personaggio di Lady Oscar, sospeso tra mito e realtà.

Recensione a cura di Serena.



venerdì 10 luglio 2026

[Recensione] "Il cuore non va a dormire" di Enrico Galiano

 

“-E una volta che hai visto, ma che hai visto davvero, non puoi più fare finta di niente. Non puoi più credere a quello che ti dicono. Fare quello che ti dicono di fare- E a quel punto ci guardò, uno per uno, negli occhi.- E dovete sbrigarvi, dovete aprirli quegli occhi, perché è un attimo che si finisce a vivere una vita che non è la vostra, ad andare solo dove vi dicono di andare, dritti dentro il fosso di una calma rassicurante, di un lavoro tranquillo, la casetta la macchina lo stipendio fisso, non rassegnatevi a stare chiusi in gabbia, che dentro di voi c’è una vita che vi chiede di uscire. Non lasciatela lì solo perché non avete voluto aprire gli occhi e vederla!”


Ognuno di noi ha una crepa dentro, qualcosa che considera un difetto, perché probabilmente non è bello da vedere. In quella crepa, però, può passare anche la luce e, se viene decorata in qualche modo, può diventare qualcosa di meraviglioso.

Questo è quello che ho pensato quando ho terminato la lettura del nuovo, struggente romanzo di Enrico Galiano, che si intitola “Il cuore non va a dormire”.

Il libro inizia con una premessa: affinché l’occhio umano recepisca chiaramente un’immagine ci vogliono ben tredici millisecondi. In questo brevissimo intervallo di tempo, che equivale al battito d’ali di un colibrì e al tempo in cui la luce riflessa arriva alla retina, si ha solo una percezione iniziale di quell’immagine, perché poi cambia tutto. Dopo molto tempo, infatti, non vi si guarda più come la prima volta.

È quello che accade alle protagoniste di questo libro. Da una parte abbiamo Sasha, sedici anni, amante della musica di Ennio Morricone, appassionata di pugilato e arte e affiancata solo dai suoi due amici Elly e Claude. Frequenta un Istituto tecnico e, in un normalissimo giorno di scuola, riceve la supplenza del professore di diritto Fabio Orlando, che spesso si diverte a parlare dei capolavori dell’arte con i suoi studenti. La particolarità delle sue lezioni, però, sta nel fatto che non si limita a descrivere i quadri oggetto delle lezioni, ma indaga con grande attenzione anche la storia dietro ognuno, parlando degli artisti e dei loro sentimenti. Sasha capisce di provare qualcosa per lui, ma sa anche che il suo è un desiderio irrealizzabile.

Dall’altra parte c’è Alessandra, quarantadue anni, che insieme al suo amico Lucio gestisce un’impresa per il recupero e restauro di opere d’arte. È sposata con Giorgio e ha una figlia a cui vuoi molto bene. Nella sua vita, però, c’è qualcosa che manca e lo capisce quando un giorno viene rinvenuto sul muro di una chiesa uno strano murales che raffigura la Creazione dell’uomo di Michelangelo, ma senza la mano di Dio e con una crepa al centro. Alessandra capisce subito chi è l’autore del quadro: si tratta di Moresco, un artista di strada la cui identità è sconosciuta e a proposito del quale ha scritto un saggio. Da quel giorno, Alessandra comincia a impegnarsi per colmare quel vuoto e, per farlo, si mette alla ricerca dell’uomo amato, ma a cui è stata costretta a rinunciare.

Vorrei sottolineare, infatti, che in una prima parte la narrazione prosegue a POV alternati, per poi diventare uno solo. A unire, infatti, le protagoniste è un nome, ed è proprio quello del misterioso Moresco.

Insieme a “Una vita non basta”, questo è il mio romanzo preferito di Galiano, che dà ulteriore prova della sua incredibile capacità nel parlare ai cuori dei lettori. Sembra quasi che sappia cosa dire a ognuno, ma le sue non sono solo parole di conforto: sono una lezione di vita, da portare sempre con sé e ripetersi nei momenti di debolezza.

Perché è soprattutto di questo che si parla nel libro, delle proprie debolezze, che vengono paragonate a crepe. Spesso ci capita di pensare alle nostre debolezze come dei difetti da nascondere. Al contrario, il libro tramite le due protagoniste, ci invita a vederle diversamente. È frequente, infatti, l’affermazione secondo cui dentro ogni crepa passa sempre un raggio di luce, vale a dire che ognuno di noi può fare delle crepe qualcosa di bello. È anche la lezione di Moresco, che ha fatto delle crepe sui muri il suo tratto distintivo, attorno alle quali crea dipinti bellissimi e riconoscibili.

E se ci accorgiamo che una crepa può diventare un capolavoro d’arte è perché c’è ancora una fiammella che illumina la nostra speranza, che ci invita a credere in noi stessi e nei desideri che, per qualche motivo, credevamo ormai lontani o non realizzabili. Se ci accorgiamo che questi desideri possono rivivere è perché c’è una parte di noi che ancora ci crede ed è perché il cuore non va a dormire.

Recensione a cura di Serena



mercoledì 1 luglio 2026

[Recensione] "Noa: L'eco di un amore selvaggio" di Alice Buzzella


I tratti distintivi della penna di Alice Buzzella sono tutti presenti in “Noa”, delicato retelling della favola di Pocahontas.

L’eleganza nella scrittura, lo stile pacato e ricercato, la capacità descrittiva e l’abilità disegnare i sentimenti dei personaggi emergono tra le righe di questa novella nella quale Noa ricorda molto la bella Pocahontas, legata alla sua terra, quella riserva alpina dove vive da sempre e della quale conosce tutto: la fauna e la flora, i silenzi e i rumori. Noa ama molto la sua terra, la rispetta e trasmette la sua passione quando guida i turisti alla scoperta di quei paesaggi meravigliosi, in cui l’uomo vive in simbiosi con la natura ma soprattutto in armonia. Eppure un giorno anche lì, tra la pace di quelle valli, arriverà chi, incurante di tanta bellezza, intende violare quell’equilibrio così delicato per raggiungere un proprio beneficio economico.

L’Autrice è stata molto abile a far emergere l’animo di Noa, quello di una donna sensibile, dotata però di una forza e di una determinazione fuori dal comune, capace di lottare per ciò in cui crede e di non cedere a compromessi. E, come Pocahontas, incontrerà qualcuno che dovrà decidere da che parte stare, se essere un imprenditore senza scrupoli oppure più semplicemente un uomo che si arrende di fronte all’amore, non solo di quel paradiso incontaminato.

Recensione a cura di Silvia



venerdì 26 giugno 2026

[Recensione] "Il Giappone delle donne" di Ornella Civardi, con le illustazioni di Ayano Otani e Kaori Yamaguchi

 

“Il Giappone delle donne” è molto più di un libro, è un viaggio attraverso l’arcipelago nipponico visto da un punto di vista affascinante, inedito e originale: quello delle donne.

L’autrice Ornella Civardi, laureata all’università Ca’ Foscari di Venezia in Lingue e Letterature Orientali con una tesi in Letteratura Giapponese, racconta nella prefazione che il Giappone, prima di essere dominato dalla cultura fortemente patriarcale dei Samurai, era caratterizzato da una società matriarcale. Partendo, infatti, dal II secolo ne racconta la storia attraverso sessanta biografie di donne tra imperatrici, combattenti, geisha, sciamane, teatranti, poetesse e cortigiane fino ad arrivare al XXI secolo con fumettiste bestseller (tra cui Riyoko Ikeda e Rumiko Takahashi), attrici, artiste, stelle del J-pop e perfino cosplayer.

Il libro esplora attraverso le loro biografie i volti di un Paese affascinante e poliedrico come il Giappone. Attenzione, però: questo volume non si limita a riportarne notizie storiche, ma rivela le personalità delle donne trattate mediante aneddoti e  curiosità.

Le biografie delle donne più antiche, in particolare, raccontano storie sospese tra realtà e leggenda, tra cui Jingu, regina sciamana che avrebbe portato avanti una campagna verso la conquista della Corea nonostante fosse in attesa di un bambino e che questi sarebbe nato dopo tre anni di gestazione per consentirle di terminare la spedizione militare; Tomoe Gozen, validissima samurai, che avrebbe guidato un esercito di seimila cavalieri del clan dei Taira (nemico storico dei Minamoto) nella seconda metà del XII secolo; Akai Teruko, vissuta nel XVI secolo, generalessa veterana che avrebbe affiancato, ormai nonna, il nipote nella presa della roccaforte di Odawara; Izumo no Okuni, fondatrice del Kabuki; Kaga no Chiro, pioniera dello haiku. E potremmo citare moltissime altre donne di grande carattere e coraggio.

Inoltre, tra queste donne, ci sono anche moltissime attiviste come Toshiko Kishida che si batté per l’entrata delle donne in politica, Fusae Ichiwara e Raicho Kirastuka, prime suffragette giapponesi che si impegnarono nel diritto di voto alle donne.

Spiccano anche artiste e personalità del mondo dello spettacolo come Setsuko Hara, l’attrice prediletta dal regista Yasujiro Ozu, amata e apprezzata per la profondità dei suoi ruoli, benché non spiccasse per bellezza; Yoko Ono, pioniera dell’arte concettuale e musa di John Lennon, e le precedentemente citate fumettiste Riyoko Ikeda e Rumiko Takahashi, che grazie ai loro manga  “Le rode di Versailles” e “Ranma 1/2” hanno portato lo shojo (il fumetto per ragazzine) in tutto il mondo.

Molte di queste donne sono anche principesse moderne, potremmo citare infatti Michiko, giocatrice di tennis che divenne imperatrice e moglie di Akihito. Nel 2019 ha lasciato il trono al figlio Haruito, attuale sovrano affiancato dalla moglie Masako Owada, altra principessa bella e triste, che ha rinunciato alla carriera diplomatica per il matrimonio reale.

Ammetto di essere stata sempre affascinata dal Giappone, in particolare dalla letteratura e dai manga, ma di non aver approfondito la sua storia nel dettaglio. Con questa lettura ho conosciuto una cultura diametralmente opposta a quella Occidentale, in cui le donne hanno avuto per molto tempo un ruolo di primo piano. Ognuna di loro ha lasciato un segno profondo, chi ha preso le armi, chi carta e penna, chi le redini del Paese. Ognuna a modo proprio ma in modo del tutto significativo.

Oltre che da leggere, questo libro è anche da guardare attentamente, per la presenza di bellissime stampe di Hokusai, suoi allievi e altri pittori contemporanei e per le splendide illustrazioni al suo interno realizzate dalle maestre Ayano Otani e Kaori Yamaguchi.

Recensione a cura di Serena.



domenica 21 giugno 2026

[Recensione] "Abbiamo conosciuto la cecità" di Tania Anastasi

 

Abbiamo conosciuto la cecità è il nuovo romanzo storico di Tania Anastasi pubblicato da PAV Edizioni. Dopo il successo di Carusi di miniera, L’Autrice ha scelto di raccontare la Seconda guerra mondiale non dalla prospettiva dei grandi eventi, bensì da quella delle vite comuni travolte dagli eventi. Ambientato in una Catania ferita dai bombardamenti, il libro segue l’attesa di Ana, donna rimasta sola a proteggere i figli mentre Josip, l’uomo amato, viene risucchiato dal fronte e dalla prigionia.

La storia d’amore tra Ana e Josip nasce tra il porto, il mare e la promessa di un futuro possibile. Proprio per questo il conflitto assume un peso ancora più doloroso: non distrugge soltanto case e città, ma anche progetti familiari, divide famiglie, priva dell’intimità, lascia troppe parole non dette. Le lettere, i ricordi e i silenzi diventano strumenti narrativi efficaci, capaci di restituire la distanza tra chi parte e chi resta, tra chi combatte e chi sopravvive nell’attesa, cercando di proteggere la vita dei figli dagli orrori della guerra.

Uno degli aspetti più interessanti del libro, che a mio avviso ne rappresenta il punto di forza, è il punto di vista con il quale Tania Anastasi racconta la guerra. Non si attarda a descrivere strategie militari, non celebra vittorie, ma racconta la fragilità di chi subisce la guerra senza averla scelta. Madri, bambini, uomini affamati e città distrutte diventano il vero centro narrativo. La guerra appare così nella sua dimensione più concreta e disumana: non come pagina di manuale, ma come somma di assenze, paure, attese e sogni interrotti.

Catania, che fa da sfondo alle vicende, è una città ferita, distrutta e messa in ginocchio dai bombardamenti. L’Autrice sceglie uno stile sobrio per raccontare in modo commovente il dolore provocato dalla guerra. Lo fa con garbo, con chiarezza espositiva, non enfatizza il dolore, ma non sconta nulla: la distruzione, la crudeltà, il dolore viene raccontato al lettore con schiettezza. Come quella cecità citata nel libro che non lascia vedere la natura vera della guerra, che mette gli uomini uno contro l’altro in nome di ideologie decise da altri.

Tania Anastasi racconta una storia del passato con uno sguardo lucido al presente, alle conseguenze di tutte le guerre che non sono e non dovrebbero mai essere strumenti risolutivi di controversie, qualunque sia la bandiera o l’ideologia, ed esorta a riflettere sulla guerra stessa, che  lascia dietro di sé vite spezzate e domande senza risposta.

Recensione a cura di Silvia.



giovedì 11 giugno 2026

[Recensione] "Il principe è arrivato, io no (stavo dormendo)" di Oriana Turus

"Il principe è arrivato, io no (stavo dormendo)" di Oriana Turus è un retelling della favola de "La bella addormentata nel bosco" in chiave moderna. La protagonista è Aurora, una giovane ragazza affetta dalla narcolessia, una malattia che la costringe ad addormentarsi contro la sua volontà. Grazie alle sue migliori amiche (che sono le fate madrine della situazione) riesce a trovare un medico, un brillante e affascinante neurologo che si chiama Filippo Stasi, nonché figlio di una sua ex professoressa del liceo. Inizialmente Aurora sembra scettica alla presentazione del nuovo dottore, convinta che non sia possibile trovare una cura alla sua patologia.

Dopo il primo incontro nasce tra loro un'intesa crescente, che li porta a conoscersi e innamorarsi. Lui impara a capirla e lei a farsi aiutare, finché gli confesserà che da piccola la zia, in seguito a un litigio con la madre, le avrebbe lanciato una specie di maledizione e le avrebbe procurato così la narcolessia.

Non avrei mai creduto che si potesse scrivere un rifacimento così "attuale" e divertente de "La bella addormentata" e ammetto che l'autrice è riuscita davvero bene in questo lavoro. L'ho letto in pochissimo tempo, il libro è molto scorrevole e, anche in poche pagine, riesce a raccontare con completezza la storia d'amore dei protagonisti. Inoltre ho apprezzato molto anche il modo in cui viene trattata la malattia: in modo leggero, ma mai superficiale, viene affrontata anche grazie ai personaggi che affiancano la protagonista, a partire dalle amiche Serena, Flora e Federica e il bel Filippo.

A rendere ancora più efficace il racconto è la tecnica dei POV alternati, che permettere di conoscere approfonditamente i sentimenti di Aurora e Filippo. I siparietti comici si alternano a momenti più romantici, in un racconto frizzante e scorrevole.

Recensione a cura di Serena






venerdì 5 giugno 2026

[Recensione] "Diario della contentezza" di Manuela Fabrini

 

“Ci sono parole […] che non vogliono essere gridate, ma solo sussurrate in un orecchio; che ti risvegliano dopo un lungo letargo, come le vibrazioni di una melodia antica; che ti avvolgono, ti proteggono e ti riscaldano, come una coperta di lana soffice in una fredda giornata di dicembre. Sono queste le parole che curano, le parole che salvano.”

Manuela Fabbrini con “Diario della contentezza” regala al lettore veramente una piccola perla che scalda il cuore. In un periodo storico fatto di amicizie virtuali, di rapporti costruiti e talvolta alimentati attraverso uno schermo, grazie alla connessione dati, questo piccolo libriccino ci fa ricordare, attraverso la vita della protagonista Luce, quelli che sono i veri valori, l’amore familiare, l’affetto tra fratelli, le tradizioni vissute in famiglia, i momenti di festa condivisi, quando si addobba l’albero di Natale tutti insieme e si appende quella pallina che fra tutte ha un valore simbolico.

E ci ricorda la bellezza di tenere un diario, come un amico a cui raccontare la nostra vita e le nostre giornate. Quell’amico silenzioso, come diceva anche Anna Frank “la carta è più paziente degli uomini” o lo psicologo statunitense Allport, che aveva ribadito come il diario fosse il documento personale per eccellenza.

Un diario, scritto dalla sua mamma da bambina, che un giorno sbucherà fuori da un’antica cassapanca proprio nel momento in cui Luce ne ha più bisogno, un Diario della contentezza così chiamato, pronto a ricordare con parole semplici e sincere che la felicità risiede nelle piccole cose e che forse non sono nemmeno troppo lontane da lei. Pagine che la faranno sentire meno sola e che la accompagneranno nel corso della sua vita, la cui lettura diventerà una sorta di rito, soprattutto in un momento: a Natale, davanti all’albero, insieme agli affetti più cari.

Una piccola perla, proprio come la collana a cui appartiene, ben scritta, che raggiunge il cuore del lettore e regala un pizzico di “contentezza”.

Recensione a cura di Silvia.



lunedì 1 giugno 2026

[Recensione] "La sonnambula" di Bianca Pitzorno

 


La sonnambula di Bianca Pitzorno è un romanzo storico vibrante a metà strada tra il genere picaresco e le atmosfere gotiche di fine Ottocento.

La forza del libro risiede nella sua protagonista Ofelia Rossi, una figura complessa, vittima delle convenzioni sociali del suo tempo, che trova il modo di riscattarsi e sfrutta uno strano “dono” su cui non ha il controllo in uno strumento di emancipazione economica e sociale. In una Sardegna postunitaria, ricostruita e descritta con grande cura, l’autrice si muove tra fatti storici reali e suggestioni nate da un vero annuncio d’epoca del 1894 trovato su un vecchio giornale. A Donora, Ofelia Rossi è per tutti “la sonnambula”, una donna capace di dare ascolto e conforto, in una società tipicamente patriarcale, ad altre donne che cercano solo un momento di libertà segreta.

Lo stilo dell’Autrice è raffinato e colto, talvolta venato di una sottile ironia. La trama appassiona e si sviluppa come un affascinante mosaico psicologico, sebbene talvolta lo stile rallenti a causa del racconto di molte vicende, alcune molto intricate, e per la presenza di numerosi personaggi secondari.

La sonnambula è un romanzo che omaggia la resilienza femminile, la capacità di riscatto delle donne. Consigliato a chi ama i romanzi che indagano l’animo umano e quei libri che si rivelano autentici affreschi di storia italiana.

Recensione a cura di Silvia.

mercoledì 27 maggio 2026

[Recensione] "Figlia della tempesta: Vita e ispirazioni di Mary Shelley", testi di Elisa Serra

 

Eccoci oggi con la recensione del primo libro che ho preso al Salone Internazionale del libro di Torino 2026. Si tratta di un piccolo gioiello che riassume in pochissime pagine la vita di una delle scrittrici più originali e ingegnose di sempre: Mary Shelley.

Mary nacque il 30 agosto 1797 a Londra dall'unione del filosofo radicale William Godwin, molto in vista negli ambienti culturali della capitale britannica, e di Mary Wollstonecraft, prima femminista della storia e promotrice di ideali di emancipazione, che morì poco dopo il parto. Sebbene Mary non avesse conosciuto sua madre, in realtà la sua presenza sembrò farsi sentire molto forte nella sua vita, a tal punto da recarsi quotidianamente presso la sua sepoltura a leggere o a scrivere. Le idee di Mary Wollstonecraft, anche in silenzio, plasmarono la figlia rendendola una ragazza forte e determinata. Mary crebbe a casa del padre, che era un vero e proprio circolo di intellettuali, dove avvenne la sua formazione culturale. Divenne una giovane donna molto colta e capace di condurre un dibattito su varie materie tra letteratura, politica, scienze e cronaca. Crebbe destando l'ammirazione degli intellettuali contemporanei, tra questi il poeta Percy Bysshe Shelley, che rimase completamente ammaliato dalla bella Mary e dalla sua intelligenza. Tra i due fu amore a prima vista, ma c'era un problema: Percy era già sposato. Ciononostante, i due lasciarono Londra nel 1814, destando l'amarezza di William Godwin e i pettegolezzi di tutta la città.

Viaggiarono per l'Europa, finché si stabilirono in Svizzera per un breve periodo, ospiti di Lord Byron e John Polidori, anche loro poeti. Fu proprio nella villa del primo a Ginevra che nacque la scintilla da cui sarebbe scaturita la carriera letteraria di Mary. I quattro, una sera, si sfidarono in una gara di composizione di racconti di fantasmi. Durante un sogno, Mary ebbe una visione spettrale, di uno scienziato preso a ridare vita a un cadavere. Grazie a quell'immagine Mary ebbe il protagonista per il suo romanzo: Frankenstein. Un romanzo nuovo, che la letteratura inglese non aveva mai conosciuto prima, arguto e impegnato che tramite il suo protagonista, lo scienziato Viktor Frankenstein, indagava il rapporto tra la Natura e l'uomo, specialmente quando quest'ultimo decideva di sfidare le sue leggi.

Il successo di Frankenstein non fu immediato, ma il riconoscimento arrivò dopo un iniziale senso di sgomento, garantendo a Mary la strada verso la fama e l'eternità.

Una delle cose più particolari di questo libro è il fatto che, oltre a raccontare gli eventi biografici della protagonista, si concentra molto anche sul suo carattere e sugli ambienti da lei frequentati in vita, che spiegano le influenze culturali del suo stile e la scelta audace nel cimentarsi nel romanzo che la rese celebre. Mary Shelley era un'autrice originale, completamente nuova, frizzante, dalle idee rivoluzionarie. I suoi stessi genitori erano personaggi rivoluzionari e lei era cresciuta tra idee liberali e progressiste. Il libro, però, non indaga solo sul suo successo autoriale, ma anche sui suoi sentimenti: la vita di Mary non fu tutta rose e fiori, dal momento che dovette sopportare perdite molto importanti nella sua vita, dalla morte di sua madre a quella del marito Percy e di alcuni dei suoi figli. Questo tuttavia non scalfì il suo carattere; le parole di questo breve saggio mettono l'accento sul suo essere forte, orgogliosa e determinata a camminare a testa alta.

Viene evidenziata come una donna che crebbe con invidiabile dedizione l'unico figlio rimastole, che continuò a portare avanti la scrittura, che non si tirò indietro nemmeno davanti gli ostacoli più grandi. Una scrittrice che trasformò il dolore in una fonte di forza. Un esempio di donna che emerge perfettamente dalle pagine di questo piccolo, ma intenso saggio.

Vorrei aggiungere un complimento sulla cura interna del libro, per la presenza di bellissimi ritratti.

Recensione a cura di Serena