La sonnambula
di Bianca Pitzorno è un romanzo storico vibrante a metà strada tra il genere
picaresco e le atmosfere gotiche di fine Ottocento.
La forza del libro
risiede nella sua protagonista Ofelia Rossi, una figura complessa, vittima
delle convenzioni sociali del suo tempo, che trova il modo di riscattarsi e
sfrutta uno strano “dono” su cui non ha il controllo in uno strumento di
emancipazione economica e sociale. In una Sardegna postunitaria, ricostruita e
descritta con grande cura, l’autrice si muove tra fatti storici reali e
suggestioni nate da un vero annuncio d’epoca del 1894 trovato su un vecchio
giornale. A Donora, Ofelia Rossi è per tutti “la sonnambula”, una donna
capace di dare ascolto e conforto, in una società tipicamente patriarcale, ad
altre donne che cercano solo un momento di libertà segreta.
Lo stilo dell’Autrice è
raffinato e colto, talvolta venato di una sottile ironia. La trama appassiona e
si sviluppa come un affascinante mosaico psicologico, sebbene talvolta lo stile
rallenti a causa del racconto di molte vicende, alcune molto intricate, e per
la presenza di numerosi personaggi secondari.
La sonnambula
è un romanzo che omaggia la resilienza femminile, la capacità di riscatto delle
donne. Consigliato a chi ama i romanzi che indagano l’animo umano e quei libri
che si rivelano autentici affreschi di storia italiana.
Recensione a cura di Silvia.
