Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, è stato uno dei
poeti più originali e profondi della letteratura italiana. Nato a Roma, non
ebbe grandi risultati scolastici, tuttavia mostrò grande interesse verso la
scrittura locale dedicando tutta la sua vita alla poesia, ma in mondo
completamente innovativo: ebbe, infatti, la bravura di fondere nei suoi versi
satira, umorismo e temi di attualità in un filo conduttore che lo rese unico
nel suo genere, la scrittura in romanesco. Trilussa è stato un geniale
artigiano della parola, un intellettuale mondano, benché venisse spesso
oscurato da altri scrittori più noti, come Gabriele D’Annunzio.
Dedicandosi a varie forme, soprattutto tra il sonetto e la
canzone, Trilussa ci ha consegnato un affresco della società del suo tempo (a
cavallo tra l’Ottocento e il Novecento) in modo chiaro e riconoscibile.
Questi volumi raccolgono le sue poesie più belle, molte a
scopo edonistico, altre anche per suscitare una riflessione dietro alla risata.
Inoltre, una delle caratteristiche più sorprendenti di Trilussa è il fatto che
le sue non sono semplici poesie, ma sono delle vere e proprie storie che vedono
prendere vita svariati personaggi, che siano persone del popolo, nobili,
politici perfino animali e piante e, ognuno di loro discute in un inconfondibile
dialetto romanesco le problematiche del tempo con un’ironia scaltra e sottile
e, a volte, con fare allusivo.
In questi libri le poesie di Trilussa sono divise in varie
sezioni, in cui si parla d’amore, politica, personaggi storici, della corte
reale, del Vaticano, di strane abitudini di cittadini altolocati (in una poesia
Trilussa parodizza con il racconto su una seduta spiritica) in situazioni
spesso paradossali, che si concludono con una battuta a effetto finale, detta
fulmen in clausula.
Una di queste è, per esempio, Er leone riconoscente, che
racconta di un’improbabile amicizia tra un soldato in Africa e un leone, che
decide di premiare l’umano per avergli tolto un ago da una delle sue zampe:
Ner deserto dell' Africa, un Leone
che j' era entrato un ago drento ar piede,
chiamò un Tenente pe' l' operazzione.
- Bravo! - je disse doppo - Io t' aringrazzio:
vedrai che te sarò riconoscente
d' avemme libberato da 'sto strazio;
qual'è er pensiere tuo? d' esse promosso?
Embè, s' io posso te darò 'na mano... -
E in quela notte istessa
mantenne la promessa
più mejo d' un cristiano;
ritornò dar Tenente e disse: - Amico,
la promozzione è certa, e te lo dico
perchè me so magnato er Capitano
La battuta finale non può che strapparci una risata (e anche
un po’ di tristezza per il povero Capitano…).
Spesso gli animali diventano per Trilussa un modo velato per
rappresentare delle situazioni di politica. Per esempio, il leone diviene
spesso un re che invita a un congresso tutti gli animali della giungla eccetto
alcuni verso i quali non c’è molta simpatia (di solito è il maiale). Oppure vi
è un’altra lirica in cui viene riprodotto un dialogo tra un’aquila e un uomo,
in cui il volatile invita il suo interlocutore a riflettere su quanto gli uomini
siano piccoli se visti dall’alto.
― L'ommini so' le bestie più ambizziose,
― disse l'Aquila all'Omo ― e tu lo sai;
ma vièttene per aria e poi vedrai
come s'impiccolischeno le cose.
Le ville, li palazzi, e li castelli
da lassù sai che so? So' giocarelli.
L'ommini stessi, o principi o scopini,
da lassù sai che so'? Tanti puntini!
Da quel'artezza nun distingui mica
er pezzo grosso che se dà importanza:
puro un Sovrano, visto in lontananza,
diventa ciuco come una formica.
Vedi quela gran folla aridunata
davanti a quer tribbuno che se sfiata?
È un comizzio, lo so, ma da lontano
so' quattro gatti intorno a un ciarlatano.
Ognuno dei personaggi, con inconfondibile sarcasmo,
tratteggia vari aspetti della società e dell’uomo, talvolta cercando di dare un
insegnamento di tipo morale, fatto che avvicina Trilussa al genere della
satira.
Credo a tutti gli effetti che Trilussa sia un poeta da
riscoprire, da leggere e (perché no?) anche da inserire nei programmi di
scuola.
Dietro l’uso sistematico della poesia in romanesco, si
nascondeva un vero e proprio genio.
Recensione a cura di Serena.

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