venerdì 24 aprile 2026

[Recensione] "L'Università di Rebibbia" di Goliarda Sapienza

 


"Ci troviamo sparpagliate per la cella- chi buttata sui letti, chi sulle sedie- a ripensare al bel momento d'allegria che per un momento ci ha fatto dimenticare la nostra condizione. Fuori è calato il silenzio della controra. Roberta con voce cala, mutata sussurra:-Fosse sempre così! Rebibbia diverrebbe un posto da pagare per entrarci.
-Sì, un posto da pagare a caro prezzo...come una grande università famosa; si potrebbe anche darle un nome suggestivo: Rebibbia University."

Goliarda Sapienza è stata una delle autrici più visionarie e allo stesso tempo controverse del Novecento italiano. Molti la conoscono come l'autrice de "L'Arte della gioia", suo romanzo pubblicato postumo da Einaudi, tornato alla ribalta grazie alla serie TV prodotta per Sky. Per quanto possa essere considerato un libro affascinante, alcuni lo reputano anche un libro maledetto. Per dedicarsi alla sua redazione, la Sapienza si ridusse in assoluta povertà e si diede pure a un furto di una manciata di gioielli per la disperazione di racimolare un po' di soldi. Peccato che sia stata colta con le mani nel sacco.

"A sirene spiegate (o io sono diventata una criminale molto importante, o loro -sono quasi le dieci- hanno solo fretta di tornare alle rispettive case), percorriamo la città che mi appare più sontuosa e immensa".

Con queste parole, Goliarda descrisse il tragitto verso il Carcere di Rebibbia, dove fu tradotta in seguito al furto e le persone a cui si riferisce nell'estratto sono i carabinieri che la stanno accompagnando. Per Goliarda non erano anni facili, stava attraversando un periodo difficile, fatto di mancanza di ispirazione e di tristezza, in cui sembrava che il suo talento da scrittrice non venisse in qualche modo riconosciuto. Ma la verità era ben diversa: Goliarda era una scrittrice così alternativa e anticonformista che l'editoria italiana non era pronta ai suoi romanzi, né lei era tantomeno disposta a farsi "addomesticare".

Per un po' di tempo, Goliarda abbandonò la scrittura, finché non venne reclusa in carcere. Fu proprio nella sua cella, infatti, che sentì nuovamente l'impulso di tornare a prendere una penna tra le mani e buttare giù alcuni suoi pensieri. Tra il silenzio dei corridoi occasionalmente interrotto da un disperato "Fatemi uscire!" nacque così, dall'idea di un semplice sfogo, "L'università di Rebibbia", un diario in cui fermò su carta il resoconto dei suoi giorni passati in carcere. Fu proprio in quel periodo che, paradossalmente, Goliarda ritrovò la voglia di vivere e di riprendere in mano la scrittura con assiduità. Fu grazie all'amicizia con le altre recluse che riuscì a costruire una nuove quotidianità, fatta di chiacchiere, confronti, di storie e piccoli momenti. A molte delle sue nuove amiche, Goliarda attribuì un soprannome per ricordarle, tra cui "Annunziazione" e "Mamma Roma", spesso entrambe in lite per avere la compagnia della scrittrice; la "Piccola James Dean" per ricordare una ragazza solita ad aggirarsi per il carcere con un paio ricorrente di jeans; "Suzie Whong" per una donna cinese di cui non conobbe il vero nome.  Rebibbia era piena di persone da tutto il mondo, come se fosse una sorta di Università internazionale. Tra tutte loro, però, ce ne furono due a risaltare particolarmente: Roberta e Barbara.

Furono le amiche che più le sono vicine e con le quali nacque un rapporto più familiare, quasi di sorellanza, quello che maggiormente portò Goliarda a riconquistare la voglia di tornare a vivere.

Il periodo del carcere, che potrebbe essere immaginato come un periodo buio o triste, viene qui raccontato dall'autrice come se fosse qualcosa di divertente, con un linguaggio ironico attraverso il quale Goliarda esprime i suoi pensieri ad alta voce, talvolta senza accorgersene.

L'ironia è il motivo che rende il libro leggero e scorrevole, che ha portato Goliarda fuori dal carcere (pur essendoci dentro), sulle nostre librerie.

Credo, a proposito, che Goliarda Sapienza sia un'autrice da riscoprire, così alternativa e ribelle da guadagnarsi un posto a parte negli scaffali delle librerie. Un'autrice diversa da altri, ma che nel suo "essere diversa" è incredibilmente affascinante.

Recensione a cura di Serena

⭐⭐⭐⭐