“Ci sono parole […] che
non vogliono essere gridate, ma solo sussurrate in un orecchio; che ti
risvegliano dopo un lungo letargo, come le vibrazioni di una melodia antica; che
ti avvolgono, ti proteggono e ti riscaldano, come una coperta di lana soffice
in una fredda giornata di dicembre. Sono queste le parole che curano, le parole
che salvano.”
Manuela Fabbrini con
“Diario della contentezza” regala al lettore veramente una piccola perla che
scalda il cuore. In un periodo storico fatto di amicizie virtuali, di rapporti
costruiti e talvolta alimentati attraverso uno schermo, grazie alla connessione
dati, questo piccolo libriccino ci fa ricordare, attraverso la vita della
protagonista Luce, quelli che sono i veri valori, l’amore familiare, l’affetto
tra fratelli, le tradizioni vissute in famiglia, i momenti di festa condivisi,
quando si addobba l’albero di Natale tutti insieme e si appende quella pallina
che fra tutte ha un valore simbolico.
E ci ricorda la bellezza
di tenere un diario, come un amico a cui raccontare la nostra vita e le nostre
giornate. Quell’amico silenzioso, come diceva anche Anna Frank “la carta è più
paziente degli uomini” o lo psicologo statunitense Allport, che aveva ribadito
come il diario fosse il documento personale per eccellenza.
Un diario, scritto dalla
sua mamma da bambina, che un giorno sbucherà fuori da un’antica cassapanca
proprio nel momento in cui Luce ne ha più bisogno, un Diario della contentezza
così chiamato, pronto a ricordare con parole semplici e sincere che la felicità
risiede nelle piccole cose e che forse non sono nemmeno troppo lontane da lei.
Pagine che la faranno sentire meno sola e che la accompagneranno nel corso
della sua vita, la cui lettura diventerà una sorta di rito, soprattutto in un
momento: a Natale, davanti all’albero, insieme agli affetti più cari.
Una piccola perla,
proprio come la collana a cui appartiene, ben scritta, che raggiunge il cuore
del lettore e regala un pizzico di “contentezza”.
Recensione a cura di Silvia.


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