venerdì 5 giugno 2026

[Recensione] "Diario della contentezza" di Manuela Fabrini

 

“Ci sono parole […] che non vogliono essere gridate, ma solo sussurrate in un orecchio; che ti risvegliano dopo un lungo letargo, come le vibrazioni di una melodia antica; che ti avvolgono, ti proteggono e ti riscaldano, come una coperta di lana soffice in una fredda giornata di dicembre. Sono queste le parole che curano, le parole che salvano.”

Manuela Fabbrini con “Diario della contentezza” regala al lettore veramente una piccola perla che scalda il cuore. In un periodo storico fatto di amicizie virtuali, di rapporti costruiti e talvolta alimentati attraverso uno schermo, grazie alla connessione dati, questo piccolo libriccino ci fa ricordare, attraverso la vita della protagonista Luce, quelli che sono i veri valori, l’amore familiare, l’affetto tra fratelli, le tradizioni vissute in famiglia, i momenti di festa condivisi, quando si addobba l’albero di Natale tutti insieme e si appende quella pallina che fra tutte ha un valore simbolico.

E ci ricorda la bellezza di tenere un diario, come un amico a cui raccontare la nostra vita e le nostre giornate. Quell’amico silenzioso, come diceva anche Anna Frank “la carta è più paziente degli uomini” o lo psicologo statunitense Allport, che aveva ribadito come il diario fosse il documento personale per eccellenza.

Un diario, scritto dalla sua mamma da bambina, che un giorno sbucherà fuori da un’antica cassapanca proprio nel momento in cui Luce ne ha più bisogno, un Diario della contentezza così chiamato, pronto a ricordare con parole semplici e sincere che la felicità risiede nelle piccole cose e che forse non sono nemmeno troppo lontane da lei. Pagine che la faranno sentire meno sola e che la accompagneranno nel corso della sua vita, la cui lettura diventerà una sorta di rito, soprattutto in un momento: a Natale, davanti all’albero, insieme agli affetti più cari.

Una piccola perla, proprio come la collana a cui appartiene, ben scritta, che raggiunge il cuore del lettore e regala un pizzico di “contentezza”.

Recensione a cura di Silvia.



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