Eccoci
oggi con la recensione del primo libro che ho preso al Salone Internazionale
del libro di Torino 2026. Si tratta di un piccolo gioiello che riassume in
pochissime pagine la vita di una delle scrittrici più originali e ingegnose di
sempre: Mary Shelley.
Mary nacque il 30 agosto 1797 a Londra dall'unione del filosofo radicale William Godwin, molto in vista negli ambienti culturali della capitale britannica, e di Mary Wollstonecraft, prima femminista della storia e promotrice di ideali di emancipazione, che morì poco dopo il parto. Sebbene Mary non avesse conosciuto sua madre, in realtà la sua presenza sembrò farsi sentire molto forte nella sua vita, a tal punto da recarsi quotidianamente presso la sua sepoltura a leggere o a scrivere. Le idee di Mary Wollstonecraft, anche in silenzio, plasmarono la figlia rendendola una ragazza forte e determinata. Mary crebbe a casa del padre, che era un vero e proprio circolo di intellettuali, dove avvenne la sua formazione culturale. Divenne una giovane donna molto colta e capace di condurre un dibattito su varie materie tra letteratura, politica, scienze e cronaca. Crebbe destando l'ammirazione degli intellettuali contemporanei, tra questi il poeta Percy Bysshe Shelley, che rimase completamente ammaliato dalla bella Mary e dalla sua intelligenza. Tra i due fu amore a prima vista, ma c'era un problema: Percy era già sposato. Ciononostante, i due lasciarono Londra nel 1814, destando l'amarezza di William Godwin e i pettegolezzi di tutta la città.
Viaggiarono
per l'Europa, finché si stabilirono in Svizzera per un breve periodo, ospiti di
Lord Byron e John Polidori, anche loro poeti. Fu proprio nella villa del primo
a Ginevra che nacque la scintilla da cui sarebbe scaturita la carriera
letteraria di Mary. I quattro, una sera, si sfidarono in una gara di
composizione di racconti di fantasmi. Durante un sogno, Mary ebbe una visione
spettrale, di uno scienziato preso a ridare vita a un cadavere. Grazie a
quell'immagine Mary ebbe il protagonista per il suo romanzo:
Frankenstein. Un romanzo nuovo, che la letteratura inglese non aveva mai
conosciuto prima, arguto e impegnato che tramite il suo protagonista, lo
scienziato Viktor Frankenstein, indagava il rapporto tra la Natura e l'uomo,
specialmente quando quest'ultimo decideva di sfidare le sue leggi.
Il
successo di Frankenstein non fu immediato, ma il riconoscimento arrivò dopo un
iniziale senso di sgomento, garantendo a Mary la strada verso la fama e
l'eternità.
Una
delle cose più particolari di questo libro è il fatto che, oltre a raccontare
gli eventi biografici della protagonista, si concentra molto anche sul suo
carattere e sugli ambienti da lei frequentati in vita, che spiegano le
influenze culturali del suo stile e la scelta audace nel cimentarsi nel romanzo
che la rese celebre. Mary Shelley era un'autrice originale, completamente
nuova, frizzante, dalle idee rivoluzionarie. I suoi stessi genitori erano
personaggi rivoluzionari e lei era cresciuta tra idee liberali e progressiste.
Il libro, però, non indaga solo sul suo successo autoriale, ma anche sui suoi
sentimenti: la vita di Mary non fu tutta rose e fiori, dal momento che dovette
sopportare perdite molto importanti nella sua vita, dalla morte di sua madre a
quella del marito Percy e di alcuni dei suoi figli. Questo tuttavia non scalfì
il suo carattere; le parole di questo breve saggio mettono l'accento sul suo
essere forte, orgogliosa e determinata a camminare a testa alta.
Viene
evidenziata come una donna che crebbe con invidiabile dedizione l'unico figlio
rimastole, che continuò a portare avanti la scrittura, che non si tirò indietro
nemmeno davanti gli ostacoli più grandi. Una scrittrice che trasformò il dolore
in una fonte di forza. Un esempio di donna che emerge perfettamente dalle
pagine di questo piccolo, ma intenso saggio.
Vorrei
aggiungere un complimento sulla cura interna del libro, per la presenza di
bellissimi ritratti.
Recensione a cura di Serena


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