Tacchi, tabacchi &
tarocchi è il secondo libro di Bettina Battistella che vede
come protagonista la famiglia Bonfiglio capitanata dalla pimpante nonna Amelia.
Nel primo libro Un
pappagallo in pegno l’Autrice ci ha fatto conoscere la ditta di
investigazione dei fratelli Bonfiglio nella cornice di un’affascinante e
vibrante Venezia.
In questo nuovo capitolo,
la famiglia Bonfiglio è in vacanza come da tradizione agli Alberoni, dove prende
in affitto sempre la stessa casa, di proprietà di un tipo ricco e non troppo simpatico.
Del posto conoscono tutti, in particolare le suore del vicino convento e le sorelle
Bonfiglio sono solite prestare il loro operato nella colonia estiva dei bambini.
Sembra tutto perfetto, tranne un piccolo dettaglio: quella casa è abitata ormai
da anni da una strana presenza che la famiglia chiama affettuosamente Astolfo. Un
fantasma che si fa sentire con uno strano rumore di tacchi, ma che ha sempre
convissuto pacificamente con gli inquilini affittuari. Tuttavia, quell’estate
Astolfo cambia atteggiamento e diventa un’anima inquieta, qualcosa lo turba.
Diventa più rumoroso, disturba il sonno della famiglia, richiede attenzione. La
famiglia si chiede il perché. E la nonna sa a chi chiedere: c’è Maria La Greca
che dice di saper leggere i tarocchi. Una seduta potrebbe svelare il mistero
che tormenta Astolfo. Vito e Umberto Bonfiglio però decidono, sebbene in ferie,
di indagare. Chiedono in giro per sapere qualcosa di più sulla storia della
casa, a chi appartenesse in origine, chi ci vivesse. Le suore vicine di casa
sanno qualcosa, una storia che potrebbe far luce sul mistero di Astolfo.
Il giallo cozy, da questo
momento, diventa di più ampio respiro, strizza l’occhio e lascia spazio a uno
spaccato di storia che ha segnato l’Italia e il destino di tante famiglie. L’Autrice
con abilità, e senza appesantire la trama, fa un salto temporale e con la
tecnica del flash back porta il lettore ai tempi delle discriminazioni
razziali. Mostra uno spaccato di storia che fa ancora male e graffia l’anima, abbandona,
ma lo fa solo per un momento, il giallo cozy per un ricordo doloroso, ma forse
anche doveroso, per non dimenticare mai gli errori della storia e gli orrori
compiuti dall’uomo. Riesce a incastonare il tutto con garbo, poi prende il
lettore e lo riposta dai Bonfiglio, alla loro quotidianità più o meno perfetta
e, con grande sorpresa, apre uno spunto di riflessione su scelte di vita
importanti, dando voce e spazio a Novella, una delle giovani novizie, che si
interrogherà se la vita monastica è veramente la sua strada o se invece non
stia accettando passivamente una vita che non le appartiene.
All’Autrice va l’indubbio
merito di aver tracciato una trama non semplice, ma con maestria ha fatto una
scelta consapevole: conciliare una lettura leggera e al tempo stessa intensa.
Il tutto diventa un dipinto perfetto, con tante sfumature che creano armonia.
Recensione a cura di Silvia.

Nessun commento:
Posta un commento