martedì 9 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 9: Carol of the bells

 





Ogni anno il natale viene arricchito e reso sempre più magico dai canti che ascoltiamo o ci ritroviamo a cantare. Uno di questi è “Carol of the bells”, che abbiamo sentito in molteplici versioni, ma che ha le sue origini in Ucraina. Originariamente era una canzone scritta per augurare un buon inverno.

Fu composta nel 1916 dall’ucraino Mykola Leontovich e fu inizialmente intitolata Shchedryk. In origine il brano parlava infatti di una rondine che si sarebbe recata da un uomo per predirgli che l’anno successivo avrebbe ottenuto moltissime ricchezze, tra bestiame, denaro e una bella moglie. Successivamente il direttore del coro Koshyts chiese a Leontovich di scrivere una melodia basata sulle canzoni popolari ucraine, il quale creò un’opera del tutto nuova. Koshyts nel 1919 formò poi il primo coro nazionale per promuovere la musica ucraina. Nel frattempo la musica di Leontovich divenne sempre più popolare, finché il coro non decise di introdurre il canto anche in altri stati all’estero, tra questi proprio gli USA, dove eseguì un concerto sold out il 5 ottobre 1921.

Quando il direttore d’orchestra americano Peter Wilhousky ascoltò la melodia di Leontovich decise di fargli apportare alcune modifiche nel testo e nella musica, pubblicando così una nuova versione nel 1936.

Le registrazioni americane della canzone in inglese iniziarono ad emergere negli anni '40 da gruppi importanti come Fred Warring e i suoi Pennsylvanians, il Roger Wagner Chorale e la «Hour of Charm All-Girl Orchestra» di Phil Spitalny.

Oggi esistono moltissime versioni di Carol of the bells, potremmo citare quella dei Pentatonix, gruppo polifonico a cappella americano, che ne ha riportato un arrangiamento tanto melodica quanto ritmata.  Vi è poi la spettacolare versione di Peter Hollens, in collaborazione con il One voice children choir e il BYU Men's Chorus. Il solo ascolto potrebbe proprio sembrare quello di una colonna sonora di un film. Non meno bella è anche la versione delle sorelle Cimorelli, un gruppo musicale tutto al femminile, formato da sei sorelle amanti della musica.

A cura di Serena.

lunedì 8 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 8: L'origine del Pandoro

 





Esattamente come il panettone, anche il pandoro è diventato un protagonista dei dolci natalizi. Quanto alle sue origini, ci sono molte notizie, spesso anche discordanti. Secondo alcune fonti, dovremmo farle risalire al Sedicesimo secolo nella Repubblica di Venezia, nella quale vi era una bizzarra usanza che prevedeva la decorazione con alcune foglie d’oro di pietanze tipiche. Qui sarebbe nato un dolce conico chiamato “pan de oro”.

Molti pensano invece che sia l’evoluzione di un dolce austriaco, il Pane di Vienna, per l’appunto.

La data storica che segna la nascita vera propria del pandoro è il 14 ottobre 1884, giorno in cui il pasticcere veronese Domenico Melegatti depositò il primo brevetto per un pane dolce lievitato, a forma di stella a otto punte, ispirato a sua volta da un altro dolce, il Levà. Quest’ultimo sarebbe un pane condito con canditi e dalla copertura di mandorle e zucchero.

Il primo pandoro si rivelò subito un successo, che spinse Melegatti a far creare un forno e stampi appositi.

Ed è da questa storia di dedizione e pazienza che è nato uno die dolci di natale più celebri.

domenica 7 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 7: L'origine del Panettone

 

Oggi il nostro Calendario dell’Avvento profumerà di dolce: il protagonista della nostra casella sarà infatti il panettone.

Il panettone è divenuto ormai da anni un dolce perfetto a natale, da consumare sia dopo il cenone che dopo il pranzo o semplicemente a merenda. La sua è una storia che affonda le radici già nel Quattrocento, quando le corporazioni milanesi erano solite riunirsi per il rito del ciocco: un usanza che prevedeva la condivisione di un forno a legna dove cuocere il pane di frumento da condividere tra commensali. Quel pane, però, era arricchito di altri ingredienti quali burro, zucchero e uova che veniva chiamato “Pan de Sciori”, l’antesignano del nostro panettone.

La storia del panettone si intreccia però anche alla leggenda: si narra infatti che un garzone chiamato Toni avrebbe sostituito un dolce bruciato di Ludovico il Moro con un altro fatto di un soffice impasto di lievito, burro e uvetta. Il risultato fu un successo straordinario, tanto che da quel giorno si cominciò a parlare del “Pan del Toni”: il “panettone”.

Il primo cuoco a mettere per iscritto una ricetta per il panettone sarà nel 1549 il ferrarese Cristoforo di Messisbugo, il quale elencherà tra i suoi ingredienti principali farina, burro, zucchero, uova, latte e persino acqua di rose. Bisognerà tuttavia attendere il 1599 per vedere l’aggiunta di canditi e uvetta all’impasto.

Tra Settecento e Ottocento il panettone attraversò un periodo di evoluzione che portò all’introduzione del lievito madre. Con l’avvento del Novecento e della produzione industriale, infine, il panettone divenne un simbolo delle festività natalizie e un prodotto sempre più frequente da trovare sulle tavole italiane.


sabato 6 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 6: Recensione di "Polar Express"

 



"A volte basta vedere per credere; altre volte invece le cose più reali di questo mondo sono le cose che non si vedono."

 Oggi, per questa casella, vi consiglio un classico che ogni anno ci viene riproposto: Polar Express.

Nato dalla mente di Robert Zemeckis, la sua particolarità risiede nella tecnica utilizzata: la performance capture, che consiste nell’uso di appositi ricettori attaccati sul corpo degli attori per poi poter catturare le immagini col computer e trasformarle in animazione. In seguito Zemeckis avrebbe usato la stessa tecnica per Beowulf e il suo Christmas Carol con protagonista Jim Carey.

Protagonista del film è un bambino di cui non viene mai rivelato il nome, che ha smesso di credere in Babbo Natale e festeggia con sentimento di disillusione. Non sa se credere o non credere più. Una notte, pochi minuti prima della mezzanotte, il bambino viene svegliato da uno strano rumore e corre fuori con la vestaglia, che si strappa inavvertitamente. Fuori di casa nota una strana locomotiva che sembra spuntata dal nulla e viene esortato a salire dal capotreno (Tom Hanks).

La locomotiva all’interno ha un’atmosfera molto accogliente e calda, nella quale i bambini in viaggio bevono cioccolata calda vestiti in pigiama. Tra i vagoni, il bambino avrà modo di fare amicizia con altri due suoi coetanei con cui completerà il viaggio.

Dopo mille e improbabili peripezie (che li vedranno incontrare uno strano barbone sul tetto del treno e infiltrarsi in una fabbrica di giocattoli, in seguito allo sgancio di un vagone), i bambini riescono finalmente ad arrivare al Polo Nord. Tutti si precipitano in piazza principale dove finalmente arriva anche Babbo Natale, che sceglie il piccolo protagonista per assegnargli il primo regalo. A questo punto il bimbo si deciderà a credere.

“Polar Express” è uno di quei film natalizi che riescono ad ammaliarvi e fanno dimenticare della realtà circostante. Per me, guardarlo è come salire sul treno e ritrovarmi a bere cioccolata calda in direzione Polo Nord (fermata: casa di Babbo Natale).

Il regista riesce a cogliere perfettamente l’innocenza di un bambino che aspetta il Natale come il periodo più bello dell’anno: il periodo dove tutto si riempie di decorazioni, addobbi, luci e si sente profumo di cioccolato e dolci alla cannella nell’aria. Con grande tenerezza riesce a rappresentare l’attesa trepidante con cui tutti i bambini e ragazzini aspettano Babbo Natale che porta i regali. È come vedersi immedesimati sullo schermo con autenticità, sincerità e anche qualche nota ironica.

Inoltre il film è molto bello anche per il messaggio che dà: credere. Penso che a tutti, almeno una volta nella vita sarà capitato di perdersi di coraggio o smettere di confidare in un sogno. Ed è proprio quando smettiamo di crederci che succede qualcosa che ci suggerisce di non abbandonare mai i propri sogni, perché sono in grado di renderci felici sempre. Un sogno non muore mai e affinché questo accada è necessario crederci. Sempre.

Recensione a cura di Serena.



venerdì 5 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 5: La storia del pupazzo di neve

 




Esattamente come tutte le tradizioni di cui ci siamo occupati negli appuntamenti del nostro calendario dell’Avvento, anche l’argomento di cui parleremo oggi, ovvero il pupazzo di neve, ha origini antichissime.

Purtroppo, però, non ci sono fonti che attestino il momento preciso in cui si è affermata tale usanza. A documentare per la prima volta l’esistenza di un vero e proprio pupazzo di neve è un libro di Bob Eckstein, intitolato appunto “La storia del pupazzo di neve”. L’autore nel libro argomenta la presenza di queste figure antropomorfe già nelle civiltà orientali, soprattutto din Cina.

In Cina era infatti molto comune costruire delle vere e proprie statue di neve per motivi religiosi, quasi fossero degli idoli da venerare. In Europa, invece, il pupazzo di neve arrivò nel Medioevo e la prima documentazione risale al 1380, contenuta nel Libro delle Ore rinvenuto nei Paesi Bassi.

La prima fotografia conosciuta di un pupazzo di neve è stata scattata da Mary Dillwyn, intorno al 1853, la prima fotografa donna del Galles.

Ovviamente anche il pupazzo di neve diventerà protagonista di libri dedicati al Natale, soprattutto per bambini, come Il pupazzo di neve di Raymond Briggs, del 1978.







giovedì 4 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 4: Recensione di "Miracolo nella 34a strada"

 




Oggi vi consiglio un film divenuto un classico di Natale. Una fiaba a lieto fine che saprà mettere tutta la famiglia d’accordo di fronte la televisione. Sto parlando di Miracolo nella 34a strada (1994), già rifacimento di un film omonimo del 1947.

In questo film, protagonista è  Richard Attenborough, nei panni di Kris Kringle. Viene assunto dai magazzini Cole per vestire i panni di Babbo Natale e guidare una slitta trainata da renne, dopo che il precedente attore, Tony, viene scoperto ubriaco. A essere proprietaria dei magazzini è la signora Dorey Walker, che ha una figlia di nome Susan. Tutti i bambini iniziano a credere che il signor Kris sia il vero Babbo Natale, tranne Susan, la quale inizierà a crederci convinta da un amico di sua mamma, l’affascinante avvocato Bryan Bedford. Tra di loro nasce una sincera amicizia. Una sera, mentre Susan rimane a casa da sola con Kris a farle da babysitter, la bambina le confida cosa vorrebbe: una casa, un papà e un fratellino.

Proprio quando la bambina esprime il suo desiderio, Bryan e Dorey si innamorano. Nello stesso momento, tuttavia, il signor Tony tende una trappola a Kris, al fine di metterlo in cattiva luce di fronte al pubblico. Finge così un’aggressione facendolo finire in una critica psichiatrica. Ad aiutare Kris alias Babbo Natale sarà poi Bryan, che metterà in luce tutte le sue brillanti doti di avvocato.

Un andamento leggero e pieno di tenerezza sono le due qualità principali di questo film. Immaginate di sedervi sul divano con una cioccolata calda tra le mani e una copertina di lana sulle gambe. Accendete poi la TV e riunitevi con i vostri familiari. Questo film, con il suo sapore magico e autentico, sarà in grado di farvi dimenticare la realtà circostante.

Ogni cosa risulta come una coccola, a partire dal personaggio principale: il signor Kris Kringle è dotato di una simpatia contagiosa, della familiarità di un nonno. Un po’ l’amico di tutti. Il Babbo Natale che tutti avremmo voluto per portarci i regali. Il solo guardarlo è in grado di fare tornare bambini. A fare tenerezza è soprattutto il rapporto di Kris con tutti i piccoli che credono che lui davvero sia Babbo Natale: è una parte in cui tutti ci siamo immedesimati.

E credo che sia proprio questo il tratto distintivo di questo film: la capacità di sembrare vero al limite tra realtà e fantasia.

È uno di quei film di cui non ci si stanca mai e che si guarderebbero fino all’infinito, che mettono sempre di buon umore e che tengono incollati allo schermo.

Recensione a cura di Serena.


 


mercoledì 3 dicembre 2025

[Calendario dell'Avvento 2025] Giorno 3: L'origine di Babbo Natale


Ammettiamolo: tutti da piccoli, almeno una volta, abbiamo tentato di spedire una lettera a Babbo Natale elencando una serie infinita di regali che avremmo voluto trovare sotto l’albero. E sono sicura che qualcuno gli avrà anche lasciato una tazza di latte e dei biscottini con le gocce di cioccolato.

Il protagonista di questa casella dell’avvento sarà proprio lui, Babbo Natale. Tutti lo abbiamo conosciuto con questo nome, benché sembra che la sua origine debba rintracciarsi in San Nicola, vescovo di Licia, in Turchia. Rimasto orfano a diciannove anni, distribuì tutti i suoi averi ai poveri. Alla sua morte, le sue reliquie furono trasportate a Bari, di cui venne Santo Patrono.

Nel corso del tempo, San Nicola ha cambiato nome, ma come siamo arrivati da San Nicola a Santa Claus? Ad avergli attribuito questo nome furono gli olandesi, che lo chiamarono Sinterklaas. Derivò quindi il suo nome anglosassone Santa Claus. Fu tuttavia negli USA che a gente iniziò ad attribuirgli la slitta e delle renne.

Inoltre, furono sempre gli americani a diffondere la credenza che il loro Santa Claus venisse dal Polo Nord. In Europa, si crede invece che il nostro Babbo Natale viva in Lapponia nel villaggio di Rovaniemi. E voi inviereste una mettere nel piccolo centro finlandese?